ANCORA SULL’INCONTRO NAZIONALE DI “LE PAROLE RITROVATE”

Martedì 25 Ottobre 2016

“La cura, si-cura?” Io non lo so, ma martedì 25 Ottobre, alla Tenda, si sono sentite tante voci di “guarenti” che si guariscono che si è sparsa la voce, e c’era talmente tanta gente che qualcuno ha tentato di entrare dal tetto! E’ vero! Circola una foto on-line a testimonianza di questo (chiedere a Salvatore).

Ho capito che ci sono due tendenze nell’uso dei farmaci: c’è chi preferisce che gli si metta “la cera nelle orecchie” per continuare a remare e navigare, e chi (ma si tratta di un’esigua minoranza) si fa legare al palo della nave dai compagni di viaggio e ascolta il canto delle Sirene, che non erano bellissime creature metà donne e metà pesce, ma uccellacci con artigli dal volto femminile che conoscevano segreti da un’altra dimensione. Il rischio di ascoltarle è di inabissarsi, ma se c’è attorno una comunità che si fa responsabile, allora ci sarà un mutuo scambio, quell’Ulisse che sonda mondi sconosciuti, potrà riportare informazioni utili per tutti. I presentatori americani del docufilm Healing voices (proiettato in prima visione all’interno di Màt) parlano dei malati mentali come di “canarini della miniera”, cioè piccole creature che cantano e, se smettono, vuol dire che non c’è possibilità di vita per nessuno.

A me piace partire dall’inizio o dalla fine, due momenti catartici nella vita di una persona, invece partirò dal mezzo di questo evento immaginativo e fisico che avviene ogni anno a Màt: Le Parole Ritrovate, che ogni anno ha un carattere tutto suo, quindi possiamo antropomorfizzarlo come un supercorpo fatto di tanti corpi.

Sto guardando il materiale che mi è stato donato o che ho acquistato e mi viene da dire che partendo da ModestaMente, giornale delle comunità psichiatriche di Bergamo, c’è un forte incontro col desiderio, il desiderio di star bene e di condividere che ha unito i corpi femminili e maschili delle persone che hanno partecipato al convegno.

Avrei voluto dare un’impostazione linguistico-grammaticale al mio resoconto per fare certi discorsi ma sono stata interrotta da una crisi d’ansia dopo essermi esaltata all’intensità della giornata di martedì alla Tenda. Oggi invece parto dal mezzo della ferita, che è una valle, una valle in cui scorre l’acqua, il flusso della nostra coscienza che inesorabilmente porta al mare dell’inconscio collettivo o della comune origine. Ma ciò che vi domando è questo: si può camminare lungo entrambe le sponde del fiume allo stesso tempo? Possiamo essere uniti e non divisi? E’ questa la grande scommessa, la vera rivoluzione.

E’ successo qualcosa di erotico, nel senso della conoscenza. Si è creata una via d’accesso al bisogno di bene e di accettazione per cui molte/i si sono esposti anche nella parte tenera, delicata, quella che proteggiamo sempre per paura che non sia compresa o che venga disdegnata. Anche chi era lì per lavoro, ha sentito il desiderio di unire la propria piccola storia al racconto corale delle storie, racconto che salva la vita. Notte dopo notte, oscurità dopo oscurità, ed ecco, sei nel sangue. L’acqua e il sangue uscivano dal costato di Cristo. Acqua e sangue, l’identità, il sangue, e l’acqua, la comune origine dove perdi te stesso; lì c’è l’incontro, la passione patita e agente, la gioia-sofferenza unite.

Ci si può lasciare andare in questo clima d’accoglienza e allora si può piangere e ridere; le lacrime lavano e il calore dell’amore permette di sciogliere il metallo di certe convinzioni che ci siamo fatti nel tempo: rigide, sbagliate, quel super-Io sempre pronto a giudicarci e giudicare. Allora si fa un timido passo in avanti e ci si sente un pochino più liberi. Liberi come Sherazade che ha vinto quel re, ferito egli stesso, imperioso e desideroso, che la vuole ammazzare, ma è catturato dalle sue storie seducenti. Ai bambini non viene raccontato che nelle Mille e una notte Sherazade nel frattempo è rimasta incinta e alla fine salva se stessa ma anche la vita del re regalandogli una bellissima bambina. E se qualcuno ricordasse l’edizione dell’anno scorso de “le Parole Ritrovate” , chiesi a tutti di immaginare di essere nell’utero, nella pancia di una mamma, ad esempio quella della Manu, che allora stava per partorire. Ora che Alice è nata e ha un anno e succhia tanto latte, e più succhia e più ce n’è, immaginiamo di darci tanto Amore e così usciranno parole nuove dalle nostre viscere. Seguiamo la via lattea e il nostro umore sarà alle stelle!

L.F.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.