Riunione ESP, facilitatori sociali, utenti esperti

empowerment

La riunione si è tenuta A Bologna il 17/11/2016 in una Sala dell’ ex-padiglione Roncati di Bologna(circa 50 partecipanti). Erano presenti utenti esperti, familiari, operatori dell’SSM(infermieri, educatori, psichiatri) e volontari(alcuni di loro ex-operatori in pensione dell’SSM), provenienti da Unità operative di Bologna, Imola, San Giovanni in Persiceto, Reggio nell’Emilia e Modena. Altre realtà regionali hanno aderito all’iniziativa ma non erano presenti alla riunione.

La riunione si è prevalente mossa nell’ambito di una caratterizzazione dello stato delle cose: ovvero si è cercato di censire lo stato delle varie associazioni(abbastanza diverse fra di loro) e iniziative senza che alcuna realtà locale volesse egemonizzare e guidare gli esiti e l’evoluzione delle iniziative future del cartello. Le diverse associazioni si possono raggruppare in due grossi capitoli:

1) Reggio Emilia e Bologna hanno esperienze di facilitatori sociali(prevalentemente ex-utenti) che sono stati assunti come operatori di cooperative sociali. L’Ausl ha una regolare definizione del ruolo di questi facilatori sociali. Spesso il lavoro che svolgono non si caratterizza come vero e proprio supporto tra pari, all’interno di presidi terapeutici del DSM ma in attività in settori esterni al DSM(mense, spazio anziani, centralino, etc). E’ previsto un training formativo.

2) Imola, Modena, San Giovanni in Persiceto (e forse altre realtà come Parma, Piacenza e le USL romagnole) svolgono attività prettamente volontaristiche ; molte iniziative si svolgono all’interno del DSM o a cavallo tra questo e altre associazioni presenti nel territorio. Un training formativo non è previsto.

Entrambe le modalità di intervento ritengono necessario un confronto a livello regionale per garantire un riconoscimento formale di queste forme di lavoro, al fine di garantire delle forme di convenzione tra istituzioni e queste nuove figure si supporto educativo. Alcuni utenti hanno parlato in maniera soddisfacente della loro esperienza lavorativa come facilitatori sociali, anche in ragione del salario economico raggiunto.

Non si entrato nel merito di quale iter formativo debba essere necessario per garantire un valore educativo a queste “persone esperte per esperienza”. Alcuni si sono riferiti all’esperienza di Trento per non dare alcun valore ad un training formativo anche teorico. Altri hanno una posizione più morbida su una formazione che preveda contributi anche non basati sull’esperienza diretta.

In vista di creare un cartello di associazioni e istituzioni collegate tra di loro come la rete delle associazioni già esistente in Lombardia, in chiusura dell’incontro si è deciso di monitorare le diverse realtà con un censimento che tenga conto di :

a) Chi siamo come associazione, realtà:

b) Che tipo di formazione abbiamo fatto:

c) Che tipo di lavoro : fuori o dentro il DSM?

d) Attività autonoma o co-presenza di un operatore istituzionale?

Attraverso tutti gli indirizzi che si sono raccolti durante la riunione ci si comunicherà un nuovo appuntamento per un incontro successivo in gennaio 2017.

Dr. Paolo Vistoli

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