Parole Ritrovate – Impressioni

Il collettivo Parole Ritrovate verso la piazza, per una salute mentale di comunità
parole-ritrovate-dicembre

 

Sabato 17/12/2016 ci siamo riuniti, sempre in cerchio a discutere di noi … ancora in tanti, ma meno dei soliti e questo ci impone di riflettere …. Riportiamo il verbale del bellissimo confronto della giornata.

 

 

L: Questa è la nuova sede di iic ottenuta con sforzo ed impegno in una sede centrale vicina all’arci, vibra, e luoghi con cui facciamo tante cose…

Ci svolgiamo varie attività, se nello specifico qualcuno ha voglia di sapere cosa si fa lo si può chiedere ed è un piacere….

Siamo un circolo arci che raccoglie persone con disagio psichico, cittadini volontari, che vogliono costruire una salute mentale di comunità, siamo impegnati ad incoraggiare iniziative che possano facilitare una responsabilizzazione dei singoli …. Sul territorio organizziamo corsi, eventi, attività,

attività che hanno il vantaggio di stare con gli altri, socializzare, imparare qualcosa e non stare chiusi in casa…. Noi lottiamo contro l’isolamento e siamo per la partecipazione di tutte le persone alla vita dell’associazione… noi abbiamo una riunione fissa il giovedì alle 17.30 qua e chiunque può venire…uno viene arriva ed è benvenuto. Lo stesso per il lunedì mattina dove ci sono persone che si occupano dei social network, sia per essere informati su ciò che si fa sia per interagire con l’esterno. L’ufficio mani sporche si tiene il venerdì pomeriggio dalle 15 qua. Ci si rilassa in un clima sereno e ciarliero …

 

Oggi ci troviamo qua per riflettere , c’è stato un calo di partecipazione, ci siamo chiesti, servono nuovi stimoli? Vogliamo fare altre cose? Perché dalle grandi assemblee di una volta osserviamo questo calo di interesse…è un segnale e quindi vogliamo riflettere se stiamo procedendo sulla strada giusta o se possiamo intraprendere altri percorsi …

Quindi l’invito è riflettere cosa possiamo introdurre di innovativo, sinora abbiamo proceduto col metodo di darci un tema su cui abbiamo riflettuto nel corso dell’anno, è stato un buon metodo che ci ha permesso di dialogare senza giudizi e censure….tuttavia possiamo innovarci?

Qualcuno aveva riportato che la giornata di convegno era stata un po’ pesante, lunga…. E un po’ sempre uguale …

Quindi vorremmo fare un’analisi della situazione ed iniziare a valutare su come procedere…

 

 

R.: io parlo dal punto di vista della periferia: c’è confusione su cosa siano le parole ritrovate. A vignola è un’assemblea che organizza eventi, si fanno cose, è di tipo organizzativo .. quando qualcuno pensa alle parole ritrovate pensa a qlc di organizzativo. Nessuno riesce a capire la differenza del le parole ritrovate a Modena. Bisognerebbe distinguere …

 

F.: dovremmo ritornare al senso di qs cosa de le parole ritrovate che era il fare assieme del movimento. Quindi credo che il modo del fare possa continuare a chiamarsi parole ritrovate con anche il fare operativo. Un fare di testa, di pancia e di cuore. A volte rischiamo di perdere il fare assieme. Si rischia di perdere il vero fare assieme e si rischia di diventare istituzionali e a quel punto perdiamo identità e spontaneità. La giornata che prepariamo è un fare assieme, io sarei per individuare un tema e portare la riflessioni che sono frutto di queste espansioni. Tema: il tempo.

 

L: ho partecipato a pochissimi convegni di parole ritrovate, due/tre. È sempre stato basato su dialoghi tra utenti ed operatori. Dal mio punto di vista se si parlasse del tempo, dovremmo prendere in considerazione il tempo come malato, che per noi è qualcosa di diverso. Riguardo la giornata di mat, io l’ho trovata inconcludente, gli interventi non hanno portato a un filo conduttore della tematica. Non ho colto il filo logico. Non vorrei che tutto il lavoro dell’anno si perdesse in un convegno che non lo rappresenti.

 

L: si potrebbe pensare ad una diversa struttura del convegno, varie realtà che riportavano ciò che fanno ma non dialogavano tra loro, l’unico momento di sunto è stato quello della tavola rotonda. Più che riportare quello che si è fatto, si converga tutti a riflettere, dividendosi in commissioni e poi ci si riunisce sullo stesso argomento e le diverse delegazioni portano il frutto della loro esperienza.

 

L: cioè dividersi in gruppi e poi ritrovarsi in una tavola rotonda a portare la sintesi del lavoro dei gruppi.

 

L: molte persone hanno portato testimonianze del loro impegno e del loro lavoro, ma non vissuti personali. Mi è sembrato che si sia scorporato il discorso de le parole ritrovate fatto sinora.

 

M:  forse dobbiamo essere più chiari coi “nuovi” che si iscrivono su come portare le cose.

 

R: quando mi è stato chiesto di parlare alla tavola rotonda mi sono trovato un po’ a disagio. Sul tema dei diversi gruppi penso che ogni contesto abbia la sua caratterizzazione di qs tipo di esperienza, ogni realtà ha una sua specificità, dei territori, delle storie dei territori, dei singoli e sono tutte variabili da tenere conto. Il fatto di poter pensare a cosa può diventare l’ass. di p.r. nei diversi territori deve essere fatto nei territori, non può essere qlc che è fatto da fuori. Poi c’è la storia di questo movimento, io mi chiedo: si dice parole ritrovate, le persone parlano, però poi ad unc erto punto ci si chiede, con qs parole cosa ci facciamo? Noi possiamo discutere, parlare, ma poi cosa ne facciamo? Dove portano? Cosa possono modificare? Possono creare nuove possibilità? Allora qs secondo me è un punto importante su cui dobbiamo ragionarci sopra. Cosa ne facciamo di qs storie che si intrecciano? Arriva anche il momento in cui ci si scontra con un altro piano: come qs persone si rapportano coi servizi, con le istituzioni? Qs è un punto cardine. Siamo a buon punto, intanto abbiamo voce..il passo successivo potrebbe essere: cosa accade se mi confronto con i servizi? Forse che metto in crsi il loro ruolo di potere, perché il mio inizia a salire. Ma fino a quando? Finchè sto bene, perché se sto un po’ meno bene l’operatore, la psichiatria torna a fare ciò che faceva prima.

Dobbiamo uscire dal mondo della sola salute mentale, ma dobbiamo stare nel mondo di tutti.

 

F: p.r e fare assieme a quel punto abortiscono. Battuta di pancia perché è un po’ ciò che ho vissuto io in qs utlimi 2/3 aa. Parole ritrovate è il fatto che con queste parole si comunica alla pari. Fare assieme tra utenti, familiari, cittadinanza, operatori tutti alla pari, quindi non che troviamo altre parole ma che rinasce un dialogo alla pari. Quindi ho davanti a me chiunque, ci dialogo alla pari. Da qui nasce anche il fare assieme. Questo processo è nato, è cresciuto, poi è calato … non c’è sempre stato il fare assieme alla pari. Da oggi la realtà di Modena è cambiata molto, ma rispetto a quello che si poteva fare mi sembra ci sia stato uno stop. Forse c’è perché stiamo ripetendo p.r. come convegno ma forse non tutti ne abbiamo + ben chiaro qual è il significato di p.r. e del fare assieme e quindi perdiamo il senso di ritrovarci.

Forse ci stiamo un po’ parlando addosso, non è una cosa negativa per noi, è un processo per chiarirci, però abbiamo la possibilità di evolvere. E forse il tema di quest’anno può essere le parole ritrovate stesse e quindi ritrovarlo, rinnovarlo, chiarendo.

La commistione tra i vari protagonisti di qs parole, il dialogo è il centro della cosa. Dobbiamo cercare il dialogo, diventiamo dialogo ritrovato.

 

L: fa parte della crescita.

 

C: trovare le parole, trovare il coraggio di parlare e di mettersi in gioco, trovare il dialogo, con gli operatori, con gli altri utenti dell’appartamento x riuscire ad essere presenti.

 

L: a me sembra che il convegno sia andato bene, partecipato, ricco, emozionante, si sn messi in gioco tante persone, anche degli operatori che non hanno fatto discorsi tecnici ma hanno portato i loro vissuti. Dobbiamo cercare di rendere sempre + vivo qs movimento, crederci ma soprattutto saperle condividere, fidarci di + gli uni e gli altri. Avere parole anche di affetto, empatia, unione, saper essere + coesi. Ho la sensazione che uno si senta solo a portare la sua esperienza. Se vogliamo continuare con la metafora di nascita, procreazione, crescita di questo collettivo dobbiamo nutrirlo bene perché possa avere quella forza di confrontarsi anche con realtà fuori + difficili. Ci deve essere ancora + fiducia, coesione, costruire una sicurezza.

C: dobbiamo avere + coraggio

L: ce lo dobbiamo dare assieme, il discorso dell’auto mutuo aiuto deve infiltrarsi sempre +.

C: nella quotidianità

R: son arrivata due anni fa, la situazione è molto diversa, c’erano gli appartamenti, c’era veramente tanta gente e portata qua.

Veramente il servizio non ci sta più credendo? Non so bene, mi sembra che il servizio non ci sia, mi sembra si sia tirato indietro. Forse col fatto che social sia formalizzato il csm delega tutto al social, non lo so. Poi forse il titolo di quest’anno era troppo complicato.

È bellissimo che abbiamo qs nuova sede di iic ma forse dobbiamo fare le pr in piazza grande. Se no ce le raccontiamo ma alla fine il nostro vicino di casa nn sa di cosa parliamo.

L: facciamo parole ritrovate su una piazza. Facciamolo un sabato pm quando c’è molta gente. Durante l’inverno sarebbe carino fare dei c.s. che invitino la popolazione

L: rifacendosi al Màt Pride,

 

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