Un sogno realizzato: camminare sulle montagne in social catena

Mercoledi 18 gennaio, all’ associazione INSIEME A NOI presso la Fonte, si è svolta la proiezione del documentario SEMUS FORTES di Mirco Giorgi e Alessandro Dardani, che i rappresentanti dell’associazione ANDALAS DE AMISTADE TREKKING di Villacidro, appartenenti all’ asl SANLURI, sono venuti a presentare.

(…) A queste piagge

venga colui che d’ esaltar con lode

il nostro stato ha in uso, e vegga quanto

è il genere nostro in cura

all’ amante natura. E la possanza

qui con giusta misura

anco estimar potrà dell’ uman seme,

cui la dura nutrice, ov’ ei men teme,

con lieve moto in un momento annulla

in parte, e può con moti

poco men lievi ancor subitamente

annichilare in tutto.

Dipinte in queste rive

son dell’ umana gente

le magnifiche sorti e progressive.

Ecco, non ho fatto a meno di ripensare a questi versi scolpiti nella storia della letteratura mondiale, ma così solitamente ignorati perché scomodi dal 1837 da Giacomo Leopardi nella Ginestra,

a proposito delle ultime emergenze dovute al maltempo e leggendo il libro che mi è stato in dono dagli amici sardi venuti a presentare il loro documentario.

Camminando sui sentieri ripidi ed esposti della montagna, questi giovani che portano nello zaino anche disturbi psichici gravi, prendono coscienza della fragilità umana e al tempo stesso della necessità di unirsi “ in social catena “, come dice il Leopardi per soccorrersi vicendevolmente e affrontare con solidarietà i problemi del vivere con dignità la condizione mortale senza cadere nella aggressione reciproca per predominare.

Da “Non ci scusiamo per il disturbo” leggo : “ Scambiarsi il saluto quando ci si incontra in un ambiente tanto estraneo diventa un atto spontaneo. Come è possibile ignorarsi? Io esisto in questo mondo che non è il mio mondo, ti sono solidale. Ti guardo e ti dico che sono con te“.

Questi “guarenti “ infatti sono stati dopo i primi inizi in Sardegna, in Corsica e in Nepal. Raccontano la loro crescita esistenziale e han scoperto il valore della “povertà”: “la malattia non mi ha tolto ma mi ha dato tanto, come scoprire il senso delle cose veramente importanti, la malattia e la sofferenza mi han dato il potere di poter vedere oltre quello che la maggior parte delle persone abituate a vivere vede”.

Poi si legge :“Mi venne da pensare che in quella povertà, in quella semplicità vi era un’ immensa ricchezza costituita dall’ autenticità delle persone che vi abitavano (…), così pensai al nostro modo di vivere, alle preoccupazioni che talvolta rivolgiamo a problemi che tali non sono e alle tante cose materiali di cui ci circondiamo e che di fatto tutte indispensabili non sono”.

La curatrice dice :”La vera povertà è quella spirituale, in fondo abbiamo bisogno solo di un po’ d’amore.” I ragazzi sono riconoscenti verso medici ed infermieri che li hanno saputi guidare ed ascoltare per essere più coraggiosi ed uscire dall’isolamento.

L.F.

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