FESTA DI PACE

 

gruppo

 

“Invito a leggere questo foglio solo con animo ben disposto.

Così sicuramente non risulterà né incomprensibile, né tanto meno scandaloso. Se, tuttavia, alcuni dovessero trovare troppo poco convenzionale un simile linguaggio, devo confessare loro che non so fare altrimenti. In una bella giornata si può ascoltare quasi ogni forma di canto e la natura, dalla quale esso proviene, in sé lo accoglie di nuovo.

L’autore intende presentare al pubblico una raccolta intera di simili fogli, e questo ne vorrebbe essere un saggio.

Di suoni celesti, vibranti nell’eco tranquilla,

Di suoni che vagano quieti è ricolma

E rinfrescata da brezze la sala antica,

Dimora dei beati.(…)

(…)Qui, nell’ora della sera, si sono

Dati convegno amorevoli ospiti.(…)” Holderlin

Questo è l’ingresso di un poeta che ha cambiato la cultura tedesca lasciando una traccia molto gentile; si avverte la sua umiltà, nonostante fosse insegnante di Estetica e di Greco, a contatto coi migliori intellettuali dell’epoca come Schiller, Hegel, iniziatore dello Spirito romantico e sensibilissimo dopo che, morta la segreta amata, colei che nominava Diotima, delusi gli ideali politici di rivoluzione culturale che Napoleone non poteva certo rappresentare, si lasciò progressivamente andare a una deriva umana dopo aver toccato, grazie all’Amore e alla Poesia, la divinità nella Bellezza della natura. Si dice che Holderlin sia impazzito e che la sua opera sia annegata nella schizofrenia; io protendo più per un suo divenire doloroso che ha spezzato certi legami sociali di prestigio, mantenendo integro un nucleo misterioso e orfico sempre presente in lui.

Perché citare questo Inno (in onore della pace di Luneville), a proposito dell’ approfondimento sulla salute mentale nel territorio con la classe 4C dell’istituto Sigonio di Modena?

Forse perché Friederich Holderlin ha provato a conciliare nella sua carne cose distanti come la cultura greca nell’emblema del vino (Dioniso),e quella cristiana in quello del pane (Pane e vino è un suo poema).

Semplicemente avrei voluto raccontare a quelle studentesse e studenti che ospitavano rappresentanti di Idee in circolo, Insieme a Noi e Social Point che il pensiero poetante obbliga ad abbeverarsi a una fonte che è la stessa della Follia, cioè la Mantica (come ci ha insegnato Giorgio Colli in La nascita della filosofia), e Hidegger vedeva in Holderlin colui che più di tutti si è esposto per trovare parole nei tempi di povertà, parole per “la casa dell’Essere”, cioè il linguaggio.

Si legge ancora in Festa di pace:

Legge del destino è questa, che tutti si conoscano,

Perché, quando torni la quiete,ci sia pure un linguaggio.”

Inoltre:

Molto ha dal mattino,

Da quando siamo un colloquio e udiamo l’uno dell’altro

Esperito l’uomo,ma presto, saremo canto.

Bene, niente di questo ho declamato in classe anche se mi saettava dentro, i ragazzi venivano da una verifica di Chimica, così salita con l’immaginazione sulla montagna dell’elegia, mi son lasciata cadere nel vuoto di un discorso elementale, citando una legge della crescita in agronomia secondo cui la velocità di crescita di una pianta è data dal livello di elemento chimico più carente nel terreno e non serve concimare con altri complessi chimici: è la legge dell’anello debole della catena e da essa dipende la robustezza dell’intera catena. Così per la società globale, tutti interconnessi, non ci sarà crescita finché ci saranno dei “diseredati”.

Forse ho reagito alla percezione di pericolosità della persona con disagio psichico che emergeva dai discorsi sollecitati da un gioco che è stato fatto in apertura. Avrei voluto portare con me i ragazzi a un convegno svoltosi a Bologna PERICOLOSO CHI? Il 17 febbraio, ma questo vi sarà raccontato un’altra volta

P.S.: Eugenio Borgna ha scritto il saggio “Noi siamo un colloquio – Gli orizzonti della conoscenza e della cura in psichiatria” edito da Feltrinelli, a partire dai versi di Holderlin.

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