La solitudine

La solitudine come dire è

bella, affascinante, come dice

il proverbio meglio soli che mal accompagnati.

Ma non è vero, è come l’inverno che

spoglia gli alberi dalle foglie,

senza moglie, figli, parenti e amici.

La vita senza un focolare

che ti aspetta o senza relazioni

sociali è come una pianta senza

sole che si atrofizza.

Ahmed

Uscire dalla porta

 

 

 

Esci poco, magari solo per fare la spesa, senza la macchina perché hai paura di guidare. Magari giusto al parco per far prendere un po’ d’aria al tuo cagnolino unico compagno della tua vita.

Per il resto stai in casa, attaccato alla televisione, filtro della realtà, e magari al computer. Magari sei su facebook, amico silenzioso di persone che non vedi da anni. Magari ti arrabbi per quello che ti capita, ma non ne sai uscire. E così la tua vita si trasforma in una serie di giorni sempre uguali, dimenticabili e dimenticati.

Vai dal tuo dottore e gli dici che non riesci a dormire, nella speranza di raggiungere il vuoto di sentimenti con le medicine. Lui invece ti consiglia un po’ di moto ti indica associazioni per uscire di casa e fare qualche attività.

Tu ti metti in tasca il foglietto, torturandolo un poco. Ma alla fine il bisogno è troppo e chiami, il cuore che batte forte. La voce dall’altra parte è gentile e ti invita  a partecipare. Così ci vai, tanto per provare e ti trovi a sorridere a promettere di tornare la prossima volta. E così le tue giornate cambiano, diventano memorabili.

Liliana e Alessia

Insonnia

 

 

La ragazza lo sa, ma nelle notti d’estate la pace è tale che non sa resistere e passa tutte le notti, fino a quando la luce all’orizzonte toglie la voglia ai sogni, affacciata alla finestra. A farle compagnia dall’altra parte della strada le telecamere del carcere, ed i pochi passanti. Si sente diversa in queste notti, più bella, più libera. Le giornate sono lunghe e piene di paura, di ansietà e di incomprensioni. Si sente diversa di giorno, cicciottella, timida, sommersa dalla personalità gonfiata dall’alcool di sua madre.

Ma la notte…la notte lei è una principessa, si sente bella, intelligente. La vita è un sogno, quella diversità che sta sbocciando nella sua vita è ancora un dono e non un’incubo, ed i sorrisi sono dolci sulle sue labbra.

Alessia

Ufficio Manisporche Laboratorio di sartoria: Cominciamo!

sartoria

 

Venerdì alle 14.30 ci siamo ritrovati per la prima lezione del laboratorio di Sartoria e Cucito.

Con noi c’erano anche i ragazzi del progetto Mare Nostrum, sarti già esperti che hanno condiviso il loro lavoro su abiti tipici del loro paese. Un fotografo ha fotografato i vestiti per promuoverli

Io mi sono trovata molto bene con Simona, l’insegnante ed ho cucito su tessuto per fare una sciarpa. L’atmosfera era allegra e trannquilla. Le due ore sono passate velocemente e penso con piacere alla prossima lezione. Invito tutti a partecipare a questo corso.

L.

La Felicità

Cos’è la felicità?

La felicità, intesa come cosa che perdura nel tempo, è pura utopia.

La ricerca di tale emozione è come salire sopra una montagna

e sull’apice o spartiacque c’è la felicità,

poi c’è la discesa dal monte che ti dice che è finita.

Perciò come tutte le emozioni e le sensazioni umane non dura per sempre

e meno male che è così altrimenti sarebbe una noia.

Ahmed

La visione

Ho visto una visione

Non un’illusione,

non un mondo visto da un visionario, un passionario.

Dove le cose sono dette e fatte nel modo giusto.

Dove siamo un universo, un micro-universo parallelo.

Dove siamo delle palline di vetro, trasparenti

che girano su se stesse e

girano insieme con armonia e

fratellanza universale intorno al sole che dà la vita

senza prepotenze e senza prevaricazioni.

Ah, è già mattina

Ahmed

La compassione di Superman

 

 

Durante l’estate ho seguito un corso online su il concetto di Cura Compassionevole. L’ho trovato molto interessante ed utile specialmente in vista del mio impegno futuro come ESP. Il corso rivolto soprattutto agli operatori, è utile anche agli utenti. Diceva agli operatori di essere sempre gentili, di sorridere di mettere sempre l’utente al centro. Mi ha fatto riflettere su quello che noi utenti chiediamo agli operatori. Noi chiediamo loro ascolto, salvezza, compassione. Ma anche loro sono umani, quindi hanno bisogno di trovare un equilibrio tra la vicinanza all’utente e la salvaguardia dei propri spazi individuali. Come fanno a trovare l’equilibrio? Sono super umani in realtà? I nipotini di Superman? Si meritano il nostro affetto ed i nostri ringraziamenti proprio perché non lo sono, anche se sono molto bravi a fare finta.

E poi mi fa pensare cosa questo vuole dire per noi come ESP (Esperti per il supporto tra pari), come utenti che condividono la loro consapevolezza ed esperienza? Anche se in fase maniacale sono capace di mettermi una cappa rossa ed investire le vecchiette che attraversano la strada NON sulle strisce pedonali, io mi sento fragile. Come faccio a prendermi cura dei miei simili? Con compassione. Per loro ma soprattutto, per noi.

 

9/9/2017 assemblea Parole Ritrivate…per prepararci a Màt

Introduzione: l’incontro precedente abbiamo condiviso una modalità di intervento diversa dalla solita modalità di parole ritrovate, sull’incipit di un lavoro proposto da due antropologhe e medici sul tema “salute e società”

La modalità di lavoro sarebbe diversa dal convegno solito degli altri anni, ovvero proponiamo un tema (salute e malattia), le antropologhe fanno un cappello teorico introduttivo sul tema, e proponiamo un lavoro a gruppi, che si confronterà sul tema declinandolo in modi diversi, poi si conclude con una condivisione dei temi in plenaria

Oggi è importante capire chi vuole aprire e come aprire l’evento, che tipo di stimoli dare ai gruppi di lavoro

Condivisione delle proposte:

L.: potremmo prendere spunto dagli stimoli che ci hanno dato loro che erano due

  1. Cosa significa per te salute?

  2. Che legame c’è tra salute e società?

Chi potrebbe facilitare?

Candidati:

  1. Luciana

  2. Alfredo

  3. Rossella e Paolo T cofacilitatore

  4. Cristina

L: secondo me i temi dei gruppi dovrebbero essere decisi dallo stesso gruppo che partecipa al convegno, e successivamente si formano i gruppi di lavoro. Ho visto questa modalità ad un incontro delle radio, e mi è piaciuta

M: in base a quanta gente arriva possiamo decidere che tipo di lavoro impostare, se c’è un gruppo gestibile (50 persone circa) possiamo scegliere insieme i temi, ma se c’è un gruppo grande proponiamo noi i temi

L: l’importante è che ci sia un coordinatore capace di sintetizzare i temi e le riflessioni del tavolo, ma può essere scelto dal gruppo che si forma

M: definiamo una struttura dell’incontro

10 min: apertura dell’incontro (Valerio?)

Fornire carta e penna in cui le persone scrivono la proposta del titolo di lavoro

Le proposte vengono trascritte in un cartellone e suddivise in categorie, che saranno le categorie di lavoro

F: è importante curare le conclusioni, che sono una parte importante del lavoro, ed è la parte che mi è mancata nel lavoro precedente. Considerando che abbiamo due ore di incontro, strutturerei la parte iniziale, lasciandola meno aperta, e lascerei più spazio per le conclusioni

M: a me piace l’idea di Lucia, ma non avendola mai provata non sappiamo quanto tempo ci serve. Potremmo creare dei macrotemi e far scegliere le persone a quale macrotema vogliono partecipare. Possiamo lasciare dei foglietti in cui le persone possono dare degli input che servono per approfondire i temi che verranno discussi nei diversi sottogruppi

L: I temi li condividerei adesso, e li proponiamo come apertura dell’incontro, lasciando aperta la possibilità nei sottogruppi di proporre temi nuovi nel caso in cui le persone non si riconoscano nelle tematiche proposte

P: Luciana ha fatto l’intervento che volevo fare Io! Anch’io penserei ora ai temi, per risparmiare tempo…e denaro! Per avere una traccia dell’obiettivo che vogliamo raggiungere

E: Anch’io ho partecipato quel giorno al w.shop, e anche se il gruppo era di 30 persone siamo stati lunghi nei tempi, quindi sarebbe importante dividersi prima, siccome il gruppo sarà anche più numeroso.

In base all’input del tema l’incipit era quello di parlare del tema partendo dall’esperienza personale, per me è importante tenere questo spunto di lavoro perché cambia molto la prospettiva di lavoro, unisce le esperienze

Quando si formano i gruppi, è all’interno del gruppo che si decide cosa portare, non lascerei spazio a temi nuovi, così rimaniamo agganciati al tema

M: nel lavoro con le antropologhe non c’erano sottotemi, sta nascendo adesso questo bisogno nel gruppo. Oggi potremmo confrontarci sui sottotemi, che diventano i temi di lavoro dei gruppi, se ci sono altre proposte si formano nuovi gruppi (non si discute all’interno dello stesso gruppo, ma si forma un gruppo nuovo)

A: per me l’orario di avvio alle 17.00 non è comodo per chi ha famiglia o viene da lontano. Per quanto riguarda i temi per me è importante definirli oggi, se no non abbiamo abbastanza tempo, io farei dei temi principali, poi ognuno sceglie dove vuole andare, dobbiamo però gestire la distribuzione delle persone nei gruppi, perché il rischio è quello che se ne formino alcuni troppo numerosi e altri troppo poco numerosi, potremmo fissare un tetto max di 10 persone così ci confrontiamo meglio, non farei dei sottotitoli

E: se veniamo divisi in gruppi secondo gli argomenti ci incontriamo in giorni diversi o facciamo nello stesso giorno? Risposta del gruppo: si fa tutto in giornata alla tenda

M: farei un tema unico, e poi discuterei il tema partendo dalle esperienze personali, così non c’è bisogno di dare tanti sottotitoli, la varietà arriva dall’esperienza personale. La discussione è più libera, spontanea e più sincera

Conclusione discussione:

L’assemblea concorda su alcuni punti importanti

1. lasciare il tema “salute e società” proponendolo come incipit di tema principale su cui i gruppi lavoreranno, le domande proposte ai vari gruppi sono: Cosa significa per te salute? Che legame c’è tra salute e società?

2. Suggerire “caldamente” che la condivisione del tema parta dal racconto delle proprie esperienze (peculiarità di parole ritrovate)

3. E’ importante che sia presente in ogni gruppo un facilitatore che raccolga le esperienze e faccia sintesi da portare in plenaria

4. Curare le conclusioni in plenaria, con l’obiettivo di raccogliere spunti e riflessioni per lavori successivi, in cui i facilitatori portano le riflessioni dei gruppi, ai quali segue un dibattito e la chiusura con un ultimo intervento (chi lo fa?)..potremmo concludere con lo spettacolo di Luciana come “lancio” di un’iniziativa

L’assemblea accoglie la richiesta di L. di fare uno breve spettacolo teatrale in chiusura che parla della sua storia personale rispetto al suo percorso di cura, lo farà alla fine del convegno, dopo le conclusioni

E’ fondamentale nel momento di apertura che V. parli del metodo di Parole Ritrovate, e che le antropologhe spieghino i temi di lavoro dei gruppi, puntualizzando che il confronto deve partire dalla condivisione delle esperienze personali

M. aggiornerà le antropologhe, e con i facilitatori ci sarà un incontro martedì 24\10 alle 15.30 al social per coordinare la facilitazione con le antropologhe prima del convegno

Prossimo incontro di parole Ritrovate sabato 25\11 ore 10.00-13.00 presso sede di Idee in Circolo in Via IV novembre a Modena

L’essere umano

Delirio di onnipotenza di uno schizofrenico paranoico,

superbia e fragilità di un comune mortale.

Malinconia e tristezza di un essere umano qualsiasi…

All’improvviso una luce fioca

si intravede nel buio e tenebroso tunnel della solitudine.

La luce è speranza.

La speranza di tornare a vivere senza relegarmi in una stanza

accovacciato in un angolo lontano da tutti,

lontano dal mondo.

Ahmed