E’ partito il laboratorio Amore e Psiche

Domenica 28 gennaio, in un bel pomeriggio di sole, col mercatino dell’antiquariato in corso, abbiamo riempito la sede dell’Associazione di persone convenute per la visione e discussione del documentario “Sigmund Freud, padre della psicoanalisi”. Alessandro ha voluto condividere  e giustamente  ha realizzato  questo incontro a contenuto psicoanalitico per evidenziare come nell’ambito clinico della Psichiatria  i sintomi del malessere mentale vengano più repressi con la somministrazione di farmaci piuttosto che ascoltati e letti come un’occasione di cambiamento della propria esistenza. Come dice Recalcati nel secondo video che abbiamo visto, l’importanza di Freud è stata, tra l’altro, di mettere in luce che l’inconscio non riguarda l’individualità ma è un linguaggio preesistente che ci connette, quindi è molto sensato affrontare questi temi collettivamente osservando i riflessi che producono nella nostra vita. Certamente alcuni non condividono i presupposti da cui è partito Freud come questo rimandare costantemente alla sfera sessuale ogni tipo di disagio; ad esempio, si è visto che può essere utile in caso di nevrosi e isteria ma non risulta efficace nei casi di schizofrenia. Anche il movimento femminista ha criticato il concetto di “invidia del pene” che Freud attribuisce alla bambina. Si deve comunque riconoscere che la cultura del ‘900 ha ricevuto importanti stimoli dalle sue teorie. Del suo retaggio approfondiremo con il terzo incontro dedicato a Carl Gustav Jung mentre a febbraio ci troveremo per condividere la visione di una pellicola cult dell’erotismo ed avanzare insieme nel percorso d’Amore e Psiche che è un’auto-formazione al piacere.

Gli ESP spiccano il volo…

Sabato 27 gennaio c’è stata la prima riunione del Coordinamento provinciale degli Esperti in Supporto tra Pari (ESP)

La conquista più grande è stata l’autonoma organizzazione e gestione dell’incontro; infatti gli Esp si sono trovati da soli, senza operatori .

Questo è stato un grande risultato. Adesso esiste un coordinamento degli Utenti Esperti in

cui noi ci possiamo trovare, discutere delle esperienze in ambito ESP e promuovere ruolo e iniziative.

Servirà anche come punto di riferimento a livello provinciale e regionale.

La buona partecipazione e la vivace discussione promettono bene. Ci sono già alcune iniziative

che bollono in pentola.

Tenete d’ occhio questo spazio per le prossime news.

Un’arancia blu (riunione Màt area nord)

 

 

Un’arancia blu sembra la Terra vista dalla Luna, mentre guardando attraverso il cannochhiale di Màt a Carpi e Mirandola si vede una mela Campanina e più esattamente tanta agricoltura sociale che vuole valorizzare la vocazione del territorio con le sue biodiversità.
Così gli studenti potranno trovare porte aperte e incontrare contadini che suonano, artisti che conducono gruppi AMA, filosofi come Recalcati che festeggiano la legge 180, istituzioni comunali che spendono i denari pubblici per video di promozione della responsabilità sociale indirizzati alle aziende del biomedicale che non vogliono assumere persone con fragilità.
Poi si vedranno utenti che scrivono autobiografie con Duccio Demetrio, in attesa che si applichi, non solo in modo sperimentale, il Dialogo Aperto nei servizi.

L.F.

I MIGRANTI

MIGRANTI

Da buon Somalo vado una volta la settimana alla stazione a fare un giro e un giorno incon- trai un ragazzo infreddolito e affamato. Gli offrii da bere e da mangiare e mi raccontò la sua odissea: la fuga da una guerra sangui- naria, fratricida e endemica, dove non si sa per quale causa si combatte, perché si combatte, per chi e per cosa si combatte, dove malattie e fame la fanno da padroni con quelle risorse agricole e di allevamento, dove i giovani vivono nell’ignoranza e nel consumo di uno stupe- facente autoctono; l’alternativa è combattere, combattere, uccidere e depredare il prossimo. Poi nella sua vita ci fu una svolta: “ Mi mandarono dei soldi alcuni parenti in Canada e poi decisi di partire senza sapere la destinazione, ma sicuramente verso l’”Eldorado” del Nord (che sarebbe un imprecisato paese della Comunità Europea o del Nord America )”. Continuando mi disse che attraversò le fredde alture dell’ Acrocoro Abissino, sfidò con i suoi compagni di ventura il deserto del Sudan, del Ciad e della Libia per tremila chilometri con cinquanta gradi all’ombra. Giunti a Tripoli allo stremo delle forze, mancava un ultimo ostacolo alla loro meta, il Mediterraneo: “E da qui mi feci spedire altri soldi dai parenti in Inghilterra e Olanda; trovai un rifugio nell’Ambasciata Somala, dove mi ritrovai con alcune centinaia di miei concittadini. Anche lì eravamo divisi in gruppi tribali, dove chi ti accoglie- va e ti aiutava voleva sentire, prima di tutto, di che clan fossi e se eri del suo clan ti aiutava, e se eri di una tribù avversa, ti chiudeva la porta in faccia.

Finalmente arrivò il giorno che ci imbarcarono, ma aspettai due giorni, finché la barca fosse piena Ed una notte partimmo; durante il tragitto eravamo in molti, anzi la barca era stracolma, tan- to che il barcone malandato imbarcava acqua. C’erano inoltre dei bambini, delle donne e una moltitudine di altre nazionalità, finche non fummo soccorsi dalla Guardia Costiera ita- liana e capimmo di essere nelle acque territoriali dell’Italia.”.

Io rimasi esterrefatto da quello che avevo sentito; dopo egli mi chiese di che clan ero: gli dissi: “Sono atribale” e allora aggiunse se eventualmente potevo indirizzarlo a persone del suo Clan

Nella differenza l’aiuto

Nel corso del mio tirocinio di Esperto in Supporto tra Pari (ESP), ho assistito ad una seduta di un gruppo di famigliari di persone con disagio psichico.

Questo mi ha portato a riflettere sul ruolo dell’Utente esperto nel rapporto con i famigliari.

Personalmente penso che i famigliari possano svolgere un ruolo importante nel percorso di guarigione del proprio congiunto e in quello di altri utenti. Inoltre un famigliare può aiutare altri famigliari, soprattutto all’inizio del percorso, quando ci si trova completamente spiazzati, quando la persona che hai sempre conosciuto si trasforma davanti ai tuoi occhi. Trovare qualcuno che ti dice “E’ ok. Ci sono passato anch’io. Le cose migliorano.” può essere di grande conforto.

Questo approccio, basato sullo scambio dei propri vissuti, per esempio è tipico dei gruppo di auto mutuo aiuto.

Io ho avuto una bellissima esperienza in AlAnon, l’associazione del famigliari degli alcolisti, che mi ha aiutato nel mio rapporto con mia madre malata. Avevo 16 anni, arrabbiata e spaventata e l’incontro con persone più anziane che avevano più esperienza di me mi ha aiutato tantissimo, sia nel rapporto con mia madre che nel rapporto con altri miei famigliari.

Mia madre aveva fatto delle belle amicizie con altri alcolisti e loro si trovavano a casa nostra durante la malattia di mia madre, mentre stava morendo. Mi hanno fatto sentire ben accolta e quindi parlavo anche con loro.  Queste amicizie mi hanno aiutato a capire i problemi di mia madre e a ricucire il rapporto tra di noi. E’ anche grazie a loro che quando mia madre è morta  io e lei avevamo ricostruito il nostro rapporto e ci siamo lasciate in pace.

E’ per questo che penso che gli utenti esperti possano aiutare i famigliari . Basta una parola, un sorriso a volte una battuta. C’è il tempo per le spiegazioni, per l’ascolto, per il rapporto.

Perché ci deve essere spazio per tutti, uniti per una vita migliore.

All’ombra di un dio sconosciuto

 

Vorrei ritornare sull’incontro che si è tenuto al Liceo Classico Muratori a dicembre 2017 in cui abbiamo fatto testimonianza delle nostre vite toccate dalla follia. Personalmente mi son sentita come in un “teatro anatomico” o come il volontario “sacrificato” perché il sole torni a sorgere, nelle culture pre-colombiane.

All’ombra di un dio sconosciuto

Mi chiede il rampollo

della classe dirigente se

si può tornare a convivere

perdonare, incontrare

familiari o conoscenti

che hanno gravato sulla nostra psiche

provando il nostro equilibrio, facendoci

sentire diversi e bisognosi di cure speciali,

si può perdonare, mi dico ma ti dico

di quanta verità abbisognamo?

E’ un’antica storia, come dominare

il caos? Come riportare l’ordine

in una comunità in crisi?

Ci vuole un sacrificio. Un patto nuovo

tra terra e cielo, scaricare la violenza

scatenata su una disomogeneità

che diviene il capro espiatorio per

restituire una certa tranquillità al gruppo

al prezzo di un allontanamento

“necessario” per tornare a riconoscersi.

Un meccanismo identitario di appartenenza

che rinforza il legame scartando

ciò che non combacia, la pietra di scarto

dell’edificio, un sistema religioso,

che l’antropologo René Girard ha descritto

lungamente. Secondo la sua ricerca

i Vangeli smascherano definitivamente

questo processo violento che si nasconde alla fondazione

di tutte le società e culture umane, che siano miti o culti:

la colpevolizzazione di una vittima, che in seguito poi viene divinizzata.

Ma il cristianesimo smonta il giochino

e dice che non tutti si lasciano travolgere

dal processo mimetico dei molti: una

minoranza “vile” di pietre che diventano

testate d’angolo di un Regno in cui i malati

e i miti sono beati.

E’ il dono dello Spirito, che è il Paràclito

il difensore di fronte al tribunale sociale

e della mente che accusano accusano

accusano una ferita il cui odore chiama

violenza, la violenza dell’appartenenza

verso chi pende in verticale: il sacrificato,

allora sorge la compassione per coloro che

“non sanno quello che fanno”, ma

la verità deve essere detta, indicata

dal Dito di Dio: la vittima è innocente!

Allora una voce di follia tra le voci, i sussurri i bisbigli

scaverà un percorso, acquisterà risonanza

proteggerà un’autenticità di vibrazione

per accendere una luce nell’angusta Bestia sociale.

 

In appendice raccomanderei la lettura del Cap XIII ne “Il simbolismo del corpo umano” di Annick de Souzenelle in cui si parla di come la Psichiatria si faccia garante di un gioco di prestigio consistente nell’individualizzare problemi collettivi.

Altrettanto pregnante è il contenuto della Lettera di S.Paolo  I Corinzi 1, 18-25

 

  1. F.

Tappa al Centro Salute Mentale con gli studenti del Liceo Muratori

Il percorso sul mondo della Salute Mentale con la classe IV del Liceo Muratori è proseguito ancora con grande enfasi, curiosità ed empatia. Mercoledì 17 gennaio gli studenti, i rappresentanti di Idee In Circolo, gli utenti esperti e gli operatori si sono incontrati al Centro Salute Mentale Paul Harris per osservare e conoscere da vicino la realtà concreta di un luogo di riabilitazione, se così vogliamo chiamarlo.

La realtà concreta si è arricchita, tuttavia, delle voci dei protagonisti che con coraggio e desiderio di esprimersi hanno raccontato la propria esperienza.

Ecco che, la voce dei protagonisti ha ancora una volta superato l’impatto delle caratteristiche fisiche di un ambiente, di un arredo, di una stanza. L’incontro che si è tenuto ha dunque confermato e solidificato il filo che ha accompagnato i precedenti fatti all’interno del Liceo. La buon riuscita di quest ultimo ritrovo si è rilevata essere tale grazie alla creazione di relazioni empatiche venute a crearsi fin dal primo incontro.

Nonostante il tempo sia stato poco, tutti i partecipanti hanno avuto modo di presentarsi, il medico psichiatra, l’ infermiere e gli utenti esperti che hanno saputo cogliere la reale curiosità degli studenti. Gli utenti esperti, infatti, hanno rotto il ghiaccio raccontando il proprio vissuto e trasmettendo le emozioni che le diverse esperienze hanno apportato alla loro vita. Questi ultimi hanno trasmesso ciò che un ambiente fisico non riesce a raccontare.

Abbiamo sperimentato il linguaggio e il punto di vista di un medico psichiatra che ha presentato il Servizio e che ha cercato di cogliere le domande e gli interessi degli studenti lasciando agli utenti esperti lo spazio per esprimersi. Ancora, abbiamo preso visione di alcuni fumetti che sono stati ideati dalle persone che partecipano ai laboratori del Centro Diurno che raccontano con un pizzico di ironia lo spettro delle diagnosi psichiche. Quel pizzico di ironia che è nato dalle stesse persone che convivono con una determinata diagnosi.

Ci auguriamo che questo percorso non finisca qui ma che continui ancora, portando con sè nuove opportunità di confronto e nuovi spunti che possano stimolare altri giovani che si affacciano alla vita e alle sfaccettature che quest’ultima coltiva.

 

 

 

Incontro con una classe IV° del Liceo Muratori

 

Mercoledì 20 Dicembre, con gran piacere, siamo ritornati al Liceo Muratori grazie all’invito della IV° classe che già ci aveva accolti. Continuando il loro lavoro di approfondimento, nell’ora di religione, sul tema della salute mentale chiedevano la partecipazione di persone che raccontassero la loro storia,  come è cominciato il loro disagio e come si sono approcciate alla realtà dei Centri Salute Mentale.

Seduti in cerchio, il gruppo era composto da Martina che portava l’esperienza del Servizio Civile, approfondendo gli studi che sta intraprendendo per stare a fianco a chi soffre di disturbi psichici, ma anche perché avendo una storia di disagio in famiglia ha fatto sì di poter affacciarsi a questi studi che sono sempre in via di aggiornamento.

Accanto c’era Michela che, come Operatrice, raccontava con visione esterna, come viene approcciato il suo lavoro a contatto con persone che chiedono il suo aiuto, tramite Associazioni o Progetti d’Inclusione  cui contribuisce. Ogni momento e situazione che affronta in questi ambienti l’ arricchiscono di un bagaglio di esperienze, ma anche di nuove emozioni che la spingono a continuare il suo lavoro cominciato anni fa.

A seguire ci sono state Lucia, Alessia e Cristina che con grande emozione hanno raccontato la loro storia, la loro diagnosi e come stanno continuando il loro cammino di vita pur portando con sé un peso che non le fa sentire leggere come vorrebbero. Una ha raccontato ciò che aveva vissuto nel pieno della sua inadeguatezza con persone che le stavano intorno ma soprattutto come la viveva in prima persona. Un’altra ha narrato le emozioni che prevalevano come libero sfogo,  la tristezza che ha riaperto alcune ferite, e c’è chi è stata vaga nel raccontare la sua storia per non star male più di tanto. Tutte desiderose di capire perché si è arrivate a quel segno indelebile che si porta nel quotidiano. Nell’ora passata insieme si è venuta a creare un’atmosfera di solidarietà ed intensa amicizia che ci univa ancora di più sostenendoci nel dolore che faceva da protagonista.

Il cerchio era chiuso dal docente di religione e dagli studenti presenti. Tutti molto attenti ed interessati alle storie che venivano via via raccontate ma anche portando tanta emozione. Si è creato fin dall’inizio un clima di piacevole accoglienza facendo si che ogni partecipante a questo gruppo si sentisse a suo agio e ben accolto. La maggior parte del tempo è stato dedicato  ai vari racconti ma alla fine c’è stata la possibilità di rispondere a due domande formulate dagli studenti: la prima era come ci sente ora ad incontrare e/o a vivere certe situazioni che in passato ci hanno fatto star male. E’ stato risposto loro che in alcuni casi sei costretta a vivere in quelle determinate condizioni ma man mano che passa il tempo,  grazie a persone che ti stanno accanto, ti hanno aiutato, e ti aiutano tutt’oggi, riesci a condividere il tempo di chi in passato ti ha fatto del male o ti ha fatto star male cadendo in un dirupo che pian piano sei riuscita a risalire grazie a nuove conoscenze in grado di farti sentir meglio e a tuo agio. La seconda ed ultima domanda formulata da una studentessa riguardava in specifico una diagnosi che nei racconti è emersa spiegando  come si manifestava e cosa comportava, si è arrivati alla conclusione che ogni persona è un caso a sé quindi non ci si deve preoccupare se il racconto di una persona descriveva particolari sintomi, preoccupazioni ed emozioni. Questo può essere causa di malessere e disagio  per si sentiva coinvolto in prima persona, ma si è voluto trasmettere il messaggio che ognuno è diverso e le diagnosi sono una identificazione dei vari sintomi e caratteristiche che si manifestano nella persona nel momento del disagio che si ritrova ed al momento della cura che dovrà essere intrapresa dal medico.

In conclusione quello che si può trarre da questa esperienza e che per molti è stato un privilegio poter assistere a questi racconti, le emozioni continuano a prendere il sopravvento e fanno si di continuare in questa realtà che non smette di darti insegnamenti e stimoli per continuare nell’ambiente lavorativo ma anche in quello sociale, il grande interessamento da parte di tutti ha fatto si di creare un clima piacevole per sentirsi a proprio agio e sentirsi accolti, ognuna ha raccontato ciò che si sentiva senza l’obbligo di essere giudicata o quant’altro e se anche il tempo è stato poco per le loro domande avevamo la facoltà di rispondere oppure no. Un arricchimento di esperienze augurandoci che continui con altri incontri.