All’ombra di un dio sconosciuto

 

Vorrei ritornare sull’incontro che si è tenuto al Liceo Classico Muratori a dicembre 2017 in cui abbiamo fatto testimonianza delle nostre vite toccate dalla follia. Personalmente mi son sentita come in un “teatro anatomico” o come il volontario “sacrificato” perché il sole torni a sorgere, nelle culture pre-colombiane.

All’ombra di un dio sconosciuto

Mi chiede il rampollo

della classe dirigente se

si può tornare a convivere

perdonare, incontrare

familiari o conoscenti

che hanno gravato sulla nostra psiche

provando il nostro equilibrio, facendoci

sentire diversi e bisognosi di cure speciali,

si può perdonare, mi dico ma ti dico

di quanta verità abbisognamo?

E’ un’antica storia, come dominare

il caos? Come riportare l’ordine

in una comunità in crisi?

Ci vuole un sacrificio. Un patto nuovo

tra terra e cielo, scaricare la violenza

scatenata su una disomogeneità

che diviene il capro espiatorio per

restituire una certa tranquillità al gruppo

al prezzo di un allontanamento

“necessario” per tornare a riconoscersi.

Un meccanismo identitario di appartenenza

che rinforza il legame scartando

ciò che non combacia, la pietra di scarto

dell’edificio, un sistema religioso,

che l’antropologo René Girard ha descritto

lungamente. Secondo la sua ricerca

i Vangeli smascherano definitivamente

questo processo violento che si nasconde alla fondazione

di tutte le società e culture umane, che siano miti o culti:

la colpevolizzazione di una vittima, che in seguito poi viene divinizzata.

Ma il cristianesimo smonta il giochino

e dice che non tutti si lasciano travolgere

dal processo mimetico dei molti: una

minoranza “vile” di pietre che diventano

testate d’angolo di un Regno in cui i malati

e i miti sono beati.

E’ il dono dello Spirito, che è il Paràclito

il difensore di fronte al tribunale sociale

e della mente che accusano accusano

accusano una ferita il cui odore chiama

violenza, la violenza dell’appartenenza

verso chi pende in verticale: il sacrificato,

allora sorge la compassione per coloro che

“non sanno quello che fanno”, ma

la verità deve essere detta, indicata

dal Dito di Dio: la vittima è innocente!

Allora una voce di follia tra le voci, i sussurri i bisbigli

scaverà un percorso, acquisterà risonanza

proteggerà un’autenticità di vibrazione

per accendere una luce nell’angusta Bestia sociale.

 

In appendice raccomanderei la lettura del Cap XIII ne “Il simbolismo del corpo umano” di Annick de Souzenelle in cui si parla di come la Psichiatria si faccia garante di un gioco di prestigio consistente nell’individualizzare problemi collettivi.

Altrettanto pregnante è il contenuto della Lettera di S.Paolo  I Corinzi 1, 18-25

 

  1. F.

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