I MIGRANTI

MIGRANTI

Da buon Somalo vado una volta la settimana alla stazione a fare un giro e un giorno incon- trai un ragazzo infreddolito e affamato. Gli offrii da bere e da mangiare e mi raccontò la sua odissea: la fuga da una guerra sangui- naria, fratricida e endemica, dove non si sa per quale causa si combatte, perché si combatte, per chi e per cosa si combatte, dove malattie e fame la fanno da padroni con quelle risorse agricole e di allevamento, dove i giovani vivono nell’ignoranza e nel consumo di uno stupe- facente autoctono; l’alternativa è combattere, combattere, uccidere e depredare il prossimo. Poi nella sua vita ci fu una svolta: “ Mi mandarono dei soldi alcuni parenti in Canada e poi decisi di partire senza sapere la destinazione, ma sicuramente verso l’”Eldorado” del Nord (che sarebbe un imprecisato paese della Comunità Europea o del Nord America )”. Continuando mi disse che attraversò le fredde alture dell’ Acrocoro Abissino, sfidò con i suoi compagni di ventura il deserto del Sudan, del Ciad e della Libia per tremila chilometri con cinquanta gradi all’ombra. Giunti a Tripoli allo stremo delle forze, mancava un ultimo ostacolo alla loro meta, il Mediterraneo: “E da qui mi feci spedire altri soldi dai parenti in Inghilterra e Olanda; trovai un rifugio nell’Ambasciata Somala, dove mi ritrovai con alcune centinaia di miei concittadini. Anche lì eravamo divisi in gruppi tribali, dove chi ti accoglie- va e ti aiutava voleva sentire, prima di tutto, di che clan fossi e se eri del suo clan ti aiutava, e se eri di una tribù avversa, ti chiudeva la porta in faccia.

Finalmente arrivò il giorno che ci imbarcarono, ma aspettai due giorni, finché la barca fosse piena Ed una notte partimmo; durante il tragitto eravamo in molti, anzi la barca era stracolma, tan- to che il barcone malandato imbarcava acqua. C’erano inoltre dei bambini, delle donne e una moltitudine di altre nazionalità, finche non fummo soccorsi dalla Guardia Costiera ita- liana e capimmo di essere nelle acque territoriali dell’Italia.”.

Io rimasi esterrefatto da quello che avevo sentito; dopo egli mi chiese di che clan ero: gli dissi: “Sono atribale” e allora aggiunse se eventualmente potevo indirizzarlo a persone del suo Clan

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