Una bella esperienza di Auto Mutuo Aiuto

 

I gruppi di Auto Mutuo Aiuto ( A.M.A. ) si auto organizzano nei vari servizi che sono presenti a Modena e provincia riconoscendo il proprio sapere esperienziale accomunando le persone che si ritrovano in questi incontri.
L’Auto Mutuo Aiuto è un modo di trattare i problemi che ognuno si trova a fronteggiare di volta in volta nella propria vita: malattia, dipendenza, lutti, disturbi alimentari, disturbi dell’umore, problemi affettivi, e altre problematiche che rendono difficili il quotidiano…
Parlare di questi problemi può aiutare ad affrontare le difficoltà quotidiane imparando a riconoscerle nel futuro. Nel gruppo le persone si attivano e si aiutano portando qualcosa di sé, della propria storia ed esperienza.
I gruppi AMA sono un’opportunità di condivisione, di incontro, di confronto in uno spazio di scambio e reciproco sostegno, trovando così un luogo dove affrontare le proprie insicurezze ed esercitando le proprie risorse.
Il gruppo di Sassuolo è ripartito poco più di un anno fa, chi vi partecipa ha un proprio disagio quindi ognuno ha una storia a sé e questo non ha creato alcun scompenso a chi ne fa parte.
Ci si incontra ogni quindici giorni permettendo ad ognuno di condividere esperienze e difficoltà che si presentano nel quotidiano ma è anche un’occasione per trovarsi e confrontarci parlando dei propri disagi.
Il gruppo dà la possibilità di trovarsi con persone accoglienti in un ambiente dove non vieni giudicato ma ascoltato e confortato, dove l’attuale disagio trova una sua collocazione poiché ciò che sta succedendo viene compreso e.
Non vi sono medici, operatori ed infermieri e questo fa sì che ognuno riesca a liberare quel peso che in alcuni casi è difficile rivelare anche solo al medico stesso.
Gli argomenti sono vari, si parte sempre dal proprio stato d’animo e si interroga sul fatto che ci siano stati avvenimenti che hanno turbato o fatto preoccupare la persona destabilizzando il suo equilibrio giornaliero, per arrivare a parlare di tutt’altro al di fuori della malattia.
E’ possibile che all’interno del gruppo chi aiuta sia una persona che è riuscita a far fronte ad un problema con successo, ci si può rendere conto che la sofferenza non è necessariamente permanente ma può essere superata.
A.M.A. fa sì che la persona oltre a donare allo stesso tempo riceva aiuto con la sensazione che qualcuno si prenda cura di lei e non si senta sola.
Punta alla valorizzazione della persona facendole credere nelle proprie capacità superando il continuo malessere resistendo alle varie difficoltà.
Allo stesso modo si possono scoprire ed imparare strategie per migliorare le proprie condizioni. Si acquisiscono soluzioni pratiche che molto probabilmente non si possono ricavare tramite letture di libri e dai consigli di medici, operatori o quant’altro.
Ognuno è coinvolto in prima persona quindi è libero di decidere se condividere, ascoltare oppure comunicare.
Come facilitatrice devo far in modo che ognuno abbia il suo spazio, che nessuno interferisca e nessuno giudichi l’altro, devo creare un clima di fiducia reciproca per far sentire a proprio agio ogni partecipante e allo stesso tempo una discrezione sulle vicende altrui, inoltre ho il compito di mandare ad ognuno un promemoria su dove e quando avviene il prossimo incontro.
La figura della facilitatrice non deve farsi coinvolgere al di fuori dell’incontro, nel senso che una semplice chiacchierata o uscita in amicizia è concessa anche per avere un continuum di rapporto anche oltre il tempo dedicato al gruppo. Al contrario qualsiasi partecipante non ha l’obbligo o l’autorizzazione di chiedere aiuto al facilitatore per ogni minimo problema che gli si presenti al di fuori dello spazio del gruppo, visto che esiste proprio un tempo ed un luogo in cui si può essere supportati , compresi ed anche aiutati con un semplice consiglio da un gruppo di persone persone. Il gruppo rimane una forza in quanto tale, se un solo membro del gruppo si trova a farsi carico dei problemi di tutti rischia di esserne appesantito al punto da trovarsi a sua volta a disagio o in difficoltà.
Nel periodo primavera/estate il gruppo di Sassuolo s’incontrava in piazza, sicuramente con un forte dubbio iniziale rispetto al poter stare in mezzo ad altre persone denominate “normali” a parlare di argomenti a volte anche molto intimi, gli incontri si sono susseguiti in maniera molto distesa sentendoci tranquilli nel formare il nostro solito gruppo senza giudizi da parte di persone esterne. Si sono organizzate cene e ne sono in programma altre.
A.M.A. si può definire una forma naturale d’aiuto che le persone si scambiano tra loro nel gruppo.
Per concludere vorrei proporre a medici ed infermieri di parlare del gruppo A.M.A. per coloro che secondo il loro parere possono giovarne o esserne aiutate , creando e ampliando i gruppi di Auto Mutuo Aiuto……

Una tribù che balla

Certe volte li facciamo arrabbiare, certe volte loro fanno arrabbiare noi, diventano ombre sulle nostre menti ma quello che fanno per noi, ho scoperto che per loro non è solo un lavoro, ma qualcosa in cui credono e ci mettono l’anima, dando a noi tranquillità, serenità, amore e fiducia in noi stessi. Attraversano il nostro cammino e ci aiutano a camminare, a volte caricandoci sulle loro spalle.

Stamattina li ho visti correre su e giù per le scale, rispondere al telefono ed ai visitatori, mettere in contatto dottori con dottori, malati con dottori e con i loro operatori di riferimento, mangiare cannoli alla crema ( questi probabilmente meglio non menzionarli, ma erano proprio buoni). Lavorano come un team e come individui, usando la loro esperienza e training.

Ti fanno sentire una persona di valore, come dice la nostra Amel , una regina di te stessa. Se dovessi descrivere tutto quello che gli operatori fanno per noi, mi ci vorrebbe una giornata.

Un grosso grazie va anche ai nostri operatori amici del Social, che ci tengono in riga, sorridono con noi e ci fanno parlare. Perché tutti abbiamo bisogno di parlare e di essere ascoltati, esprimere i nostri desideri. Questo vale soprattutto per quelli del Social che si mettono in gioco la mattina come operatori e la sera come cittadini alla pari con noi in Idee in Circolo.

Come futura Utente Esperta ho imparato molto nel mio processo di tirocinio, dagli utenti, dagli operatori e tutors che sono stati con me. La mia speranza è di un giorno poter portare il mio contributo a questa tribù che cammina insieme.

Un abbraccio a tutti voi lettori ed amici, perché anche voi siete parte del  viaggio.

Alessia e Amel

Pallets pallets e ancora pallets…

Come forse già saprete amici, USM, Ufficio Mani Sporche, in questo periodo, nonostante l’allerta meteo, la neve, il freddo continua con entusiasmo l’attività in compagnia dei pallets. Normalmente ci si ritrova il lunedì e il venerdì dalle 14,30 alle 16,30. Non contenti, ad oggi, ci stiamo incontrando anche il giovedì mattina dalle 9,30 alle 12,30 e il sabato pomeriggio dopo un pranzo tutti insieme o dopo qualche riunione.

Sicuramente questi incontri aumenteranno sempre di più in quanto lo spazio nuovo dell’associazione idee in circolo e alcune altre ha bisogno del nostro impegno e calore per viverlo e frequentarlo il più presto possibile. Detto questo amici vi invitiamo a iniziare a vivere lo spazio nuovo a partire dalle “fondamenta”, ossia dalla preparazione di un arredamento fatto di pareti di pallets, divani di pallets, tavoli e tanto altro.

Ce n’è per tutti, adulti che si possono adoperare in lavori più elaborati e bambini che si possono divertire tra colori e bolle di sapone giganti.

Lo scopo della costruzione di questo spazio vuole riqualificare il quartiere e invitare la cittadinanza a condividere con noi tanti laboratori e attività che già esistono ma anche idee per progettarne nuove. Dunque, invitiamo genitori e figli a conoscerci e a radunarsi con noi e trascorrere giornate di divertimento collettivo.

 

Ben ritrovate, parole ritrovate

Sabato mattina 17 Febbraio ha avuto luogo, nella sede di Idee in Circolo, il primo incontro modenese del 2018 di Parole Ritrovate. E’ stata una giornata piena di idee positive ed interventi interessanti.

La partecipazione è stata numerosa, con amici provenienti da Modena, provincia e anche da fuori provincia: Parma, Castelfranco, Carpi, Mirandola, Sassuolo, i ragazzi della Barca, Castelnuovo Rangone e Idee in Circolo. In molti hanno espresso il loro piacere di vedere una riunione così ben partecipata, come non si vedeva da un pò.

 

Ragioniamo sulla possibilità di fare una pubblicazione che raccolga le storie di vita di chi il disagio psichico lo vive… e che possa essere uno strumento di diffusione del ns mondo alla cittadinanza, nelle scuole, ….

C: non so se sono d’accordo di fare una pubblicazione.

L: era arrivata una mail x dare disponibilità entro una certa data … a me piacerebbe scrivere ho scritto un libro mio “il viaggio interiore”

F: buttiamo giù degli argomenti, e approfondiamoli e mettiamo giù tutto quello che pensiamo su quel tema …

Lp: un po’ quello che abbiamo fatto a modena per anni, solo che era su un tema…

L: stiamo parlando della proposta venuta da Castelfranco di fare un libricino su temi legati al mondo della salute mentale, per fare una pubblicazione.

Si è parlato anche di stigma legato alla salute mentale.

M: sono tutte tematiche che possono essere inserite lì dentro..

L: un argomento che mi interessa molto è: la ns piccola comunità all’interno di una comunità + grande.

F: il bambino interiore…

R: a noi di Carpi piace, è già un mesetto che ci stiamo lavorando.. io ho parlato di come relazionarsi con gli altri pur avendo patologie psichiatriche e l’altro è il disagio della solitudine..

M: un altro tema è stato il fatto di sentirsi sminuiti da parte della società

L f: ci sono molti piani, secondo me dobbiamo stare attenti a non categorizzare, porre tutto sul piano malato/non malato. Ma nelle interazioni umane conta molto anche la sociologia, i rapporti di forza che si creano, i rapporti di classe. E soprattutto ci sono dei meccanismi che scattano coi gruppi, coi gruppi grandi: cosa succede quando un gruppo si infantilizza ed ha bisogno di un uomo forte, di un padre. Dobbiamo stare attenti di non autostigmatizzarci. Quindi è importante parlare di questi fatti, allora quello di macerata era matto o no? O rientra nello stigma?

L: molti problemi che ci creiamo noi sono legati al fatto che si è troppo concentrati su quello che succede intorno e basta, che so una voce, che si va subito in allerta.

S: avevo capito l’idea del libro, e mi è piaciuto subito. Abbiamo l’esperienza x fare questa cosa.

F: quest’anno compio 70 anni. Sono una socia originaria di pr, quello che amo di questo movimento è che è sempre aperto, per cui c’è sempre qualcuno di nuovo. Fare un libro sintesi non mi piace, perché ingessa. Non so se partire con l’obiettivo di fare un libro.. sento il pericolo di chiudere anziché di aprire.

L: ho un privilegio, quello di aver vissuto come etichettata psicotica. E di esserne uscita. E quindi mi sento di far cultura su questo tema. È il mio obbligo in quanto cittadina italiana, il mio dovere sociale di pormi in questo. Noi siamo una comunità, qua dentro stiamo creando comunità, a me piacerebbe che con questo libro si facesse questo, cioè cercare di togliere gli stigmi che ci pesano. Io sono una pazza consapevole e orgogliosa di esserlo perché secondo me è un privilegio poter vedere il mondo anche in altro modo. Sono orgogliosa nel senso che secondo me non deve essere una colpa o una vergogna a me piace rompere il pregiudizio e dichiararmi apertamente come una etichettata psicotica. È rompere le idee che gli altri hanno di te.

G: siamo esseri umani.

L: il ns compito dovrebbe essere rivendicare la ns follia x rompere i pregiudizi della società.

A: io faccio parte del gruppo di pr da 11 aa. Vivo solo in un paese a 40 km da pr. Sono un ex infermiere. Vivo per i miei cani e i miei gatti. Io quando vengo a modena, sento molti di voi che mettono avanti lo stigma. Cioè dicono io sono malato, ho le pastiglie, …. Io da quando ho fatto le scuole medie mi hanno classificato come disagio sociale. Però io mi chiamo Alfredo, sono un ex infermiere. Ho problemi economici, questo è il mio problema, non che sn matto. La gente non deve piangersi addosso, alla mattina ci si alza e si fa. Io valgo.

L: quello che + mi dà fastidio è che la gente fa troppo caso a come vestiamo.

C: l’ultima volta che sn stata qui mi sn resa conto che avevo bisogno di una revisione. Oggi mi sto trovando bene. Pr mi ha fatto capire delle cose, l’ho capito da me e dal ritorno che ho avuto dagli altri.

M: un obiettivo comune ci rende comunità, gruppo. Per questo io sostengo il gruppo.

L: pr di mirandola vorremmo trattare l’argomento del cambio medico. Io ho cambiato 4 dottori. Anche questo è un problema grosso. Noi vorremmo inserire la possibilità di scegliere il medico.

A. Noi stiamo iniziando ora e x il prossimo appuntamento vorremmo scrivere qualcosa senza dover rimanere in un argomento preciso. Non dobbiamo farlo diventare un compito a casa.

F: condivido l’esigenza di mantenere un equilibrio tra la spontaneità e l’obiettivo. Ho sentito questo gruppo positivo che di nuovo mi apre possibilità.

S: mi sembra che abbiamo fatto convergenza su spontaneità/obiettivo. Mi piacerebbe che qualcuno leggesse quello che ha scritto.

R di Carpi legge il suo contributo che ha scritto sul tema della solitudine, di come spesso dall’esterno si crede che uno voglia isolarsi ma non è così. Un altro contributo è su come relazionarsi con gli altri e gestire certe situazioni quando si sta male, si hanno attacchi d’ansia, etc. Il suo testo farà parte della futura pubblicazione

C chiede se yoga e meditazione possono essere utili.

LF. sottolinea la forza che hanno le letture di queste esperienze fatte dal vivo in prima persona rispetto a leggerle in modo freddo su una pagina. Si rischia di perdere spontaneità a fare ognuno per conto proprio un compito scritto, è più importante trovarci di persona.

L: l’anno scorso è stata dura venire qui e trovarci in quattro gatti a riflettere sul perché non veniva più nessuno.

S: mi era piaciuto molto la modalità workshop di mat 2017 quando si sono mescolati i vari gruppi di lavoro tra persone che prima non si conoscevano, potremmo riproporla anche quest’anno.

S: mi sono emozionato a sentire il contributo di Rosario. Sono contento che sia ricominciato Parole ritrovate che mi riporta al contatto con le persone.

Ci diamo dei temi, per poi dividerci a lavorare in gruppi mescolando le esperienze e provenienze.

TUTTI POTREMMO PENSARE INDIVIDUALMENTE E IN GRUPPO A DEI TEMI. PER POI COLLETTIVIZZARLI ALLE PROSSIME RIUNIONI.

PROSSIMI APPUNTAMENTI

ore 10 c/o idee in circolo:

17/03 riunione

7/04 riunione modena

28/04 riunione modena

19/05 riunione modena

16/06 riunione modena

8/09 riunione modena

Un pomeriggio in compagnia di Insieme a Noi

Martedì pomeriggio Idee in Circolo ha incontrato il gruppo del giornalino dell’ associazione Insieme a Noi.

L’incontro è avvenuto presso la sede di Insieme a Noi, durante l’attività del giornalino, al fine di produrre un’intervista e diversi confronti. I partecipanti sono stati numerosi e altrettanto numerosi sono stati gli scambi avvenuti nel corso dell’intervista.

Inizialmente ci siamo presentati, anche se molti di noi si conoscevano già. All’incontro erano presenti anche due studentesse in alternanza scuola- lavoro. I partecipanti al giornalino ci hanno chiesto di raccontare loro come è nata e si è formata la nostra associazione. Grazie alla presenza di una rappresentante “storica” di Idee in Circolo si è riusciti a descrivere al meglio le tappe e le motivazioni che hanno segnato la nascita dell’associazione.

In particolare molti sono stati i richiami che sono saltati fuori rispetto al movimento di Parole Ritrovate che ha dato l’impulso e la voglia di cominciare a dare voce al tema della Salute Mentale attraverso la metodologia del “fare assieme” che ha caratterizzato la Salute Mentale di Trento diffondendosi poi in molte realtà del territorio nazionale. Uno dei primi progetti nazionali di Parole Ritrovate è stato un progetto di cooperazione internazionale (la costruzione di una scuola nel villaggio a Mujeje nel 2010) che ha permesso la partecipazione di utenti al viaggio e al progetto nel suo insieme. Da qui è nato il desiderio nel 2011 di fondare l’associazione Idee in Circolo.

In seguito, il gruppo del giornalino ha voluto conoscere le attività e i corsi attivi all’interno di Idee in Circolo. Noi rappresentanti dell’associazione ci siamo focalizzati principalmente sull’attività della redazione che pubblicizza le iniziative e i corsi, il corso di pizzica che da anni è attivo e molto partecipato così come le iniziative di Radio Liberamente. Abbiamo invitato i nostri amici di Insieme a Noi a venirci a trovare all’assemblea settimanale di Idee in Circolo, momento importante per conoscere nel concreto il modo in cui ci si rapporta e ci si confronta rispetto ciò che riguarda tutti.

Ci siamo definiti “attivisti” rispetto la voglia di venire incontro alla maggior parte dei bisogni delle persone che fanno parte dell’associazione, il protagonismo delle persone risulta fondamentale e la logica dello scambio alla pari tra i componenti di Idee in Circolo è all’ordine del giorno.

Oltre a richiamare i punti salienti che abbiamo descritto precedentemente, ci è sembrato opportuno sottolineare l’importanza del farci conoscere dalla cittadinanza. Numerosi sono gli incontri che facciamo con le scuole, ad esempio. Questo ci permette di trasmettere una vera e propria cultura rispetto ciò che facciamo concretamente e rispetto il tema della Salute Mentale che molto spesso è accompagnata dallo stigma. Confrontarci con i giovani ci permette anche di sottolineare e dare voce al ruolo del volontario, i principi e le motivazioni che spingono a tale scelta.

L’incontro è stato partecipato da tutti e si è rilevato importante non solo per i partecipanti al giornalino di Insieme a Noi, curiosi di conoscerci ma anche per gli stessi rappresentanti di Idee in Circolo presenti all’incontro, c’è chi ha vissuto l’associazione fin dai primi anni dalla nascita e chi da poco ne è entrato a far parte.

 

 

 

 

 

 

Incontro scuola Barozzi

Lunedì 12 Febbraio come associazione siamo andati all’Istituto Barozzi nell’ambito del progetto “Cantieri Giovani” per raccontare cos’è l’associazione e cosa significa per noi fare volontariato.

L’incontro che abbiamo avuto era con una classe di terza superiore, piuttosto numerosa, infatti, in questa classe c’erano più di trenta ragazzi, oltre a noi presenti c’erano anche volontari di altre due associazioni. All’inizio per rompere il ghiaccio e creare un clima cordiale, il gruppo dei volontari e dei ragazzi è stato fatto mettere in cerchio e ognuno ha raccontato caratteristiche positive del compagno a fianco.

Dopo è stato mostrato un breve filmato contro i pregiudizi. Successivamente è stato fatto un gioco in cui i partecipanti hanno ricordato un evento felice della propria vita classificandolo sulla lavagna in senso attivo o passivo, ossia se vissuto in prima persona con altri o se vissuto da spettatore esterno. Dopo è toccato alle associazioni portare la propria testimonianza raccontando cosa fanno e le caratteristiche di essere volontario. I primi che hanno parlato sono stati due ragazzi della L.A.V. ( Lega anti vivisezione ) che hanno raccontato le iniziative e le manifestazioni per sostenere leggi animaliste effettuando educazione animalista.

Dopo i ragazzi della L.A.V. è toccato a Idee in Circolo. Abbiamo esposto cosa facciamo come associazione raccontando, ad esempio, i corsi, la redazione e le varie iniziative che facciamo per promuovere Idee in circolo, raccontando anche come lottiamo contro i vari pregiudizi ancora esistenti, invitandoli, quando faranno l’eventuale alternanza scuola lavoro, a fare un’esperienza con noi. E’ stato un incontro interessante in cui abbiamo potuto parlare e far conoscere le nostra associazione sperando di aver lasciato ai ragazzi un arrichimento con la nostra esperienza come associazione.

Yellow brick road.

Io, confesso, sono laureata in femminismo. Che cosa c’entra il femminismo con il disagio mentale? C’entra per il fatto che il mio primo giorno d’Università la professoressa ci ha chiesto: Voi come vi definite?

Domanda  trabocchetto direte voi. Invece no. Perchè il definirci crea un’identità, crea una miriade di identità. Noi siamo come ci definiamo e questo è essenziale, fluido, cambia con lo spazio ed il tempo, ma ci mantiene solidi, orgogliosi. Perchè quello che decidiamo di essere sono le nostre radici, quello che ci permette di volare nello spazio tempo della nostra vita.

Per esempio io mi definisco: Bipolare. Non diagnosticata come bipolare o sofferente di un disagio psichico. Ma proprio Bipolare. Ed orgogliosa di esserlo.

Nei vari discorsi femministi c’è un proliferare di storie, di libri scritti per raccontare  storie, per condividere storie, per aiutare storie. Per definire identità.

Ad ottobre sono andata all’incontro di Le parole ritrovate a Trento. Ed ho passato il pomeriggio ad ascoltare storie, una dietro l’altra. Operatori ed utenti a celebrare le loro piccole e grandi vittorie.  A celebrare la loro identità.

Il racconto ha anche altri aspetti. Se è scritto e,o pubblicato, è un percorso condiviso con il lettore che può essere un altro viaggiatore nel percorso della recovery, un’operatore, uno psichiatra in cerca di definizioni, per gli utenti ma anche per loro, compagni di viaggio e viaggiatori loro stessi.  Il lettore può anche essere un padre, una madre, un compagno persi nel percorso, spaventati ed in cerca di un punto di questo viaggio in cui atterrare e camminare a fianco dei loro cari.

E’ un percorso condiviso con il lettore di passaggio, quello che pensa di non avere niente a che fare con la salute mentale, e che si trova coinvolto in questo mondo di sofferenza e di magia. Un mondo che lo porta a cambiare le sue identità.

La nostra storia è quella che ci porta alla nostra identità in questo luogo spaziotemporale. Scrivere, raccontare ci cambia. Mettendo la scritta fine ai nostri libri si chiude una parabola, acquisiamo una nuova identità. Per molti è un passo fondamentale del nostro percorso di recovery. Per alcuni è la fine del loro percorso di ricovery, e li lascia liberi dal disagio mentale pronti per nuovi viaggi, nuove definizioni.

Per altri è una tappa del loro viaggio, il lungo viaggio della vita, che ci porta a cambiare identità, che ci rende diversi ed uguali ogni giorno. Che ci rende orgogliosi di noi stessi ad ogni passo.

 

Un sabato pomeriggio alternativo

L’associazione non si ferma mai amici.

Sabato 10 febbraio ci siamo incontrati per portare avanti un lavoro che solitamente seguiamo durante la settimana con Ufficio Mani Sporche, il lunedì e il venerdì. Come già avrete notato sono state numerose le idee che, anche in compagnia del gruppo sartoria, hanno accompagnato il laboratorio nel corso dell’anno appena trascorso. Siamo passati dalla preparazione dei gadget di Màt alla preparazione dei gadget natalizi. Per capirci e per spolverarvi la memoria: magliette, borse e ancora borse, spille a forma di fiori, matite, agende, portamatite.

Da quest’anno ci siamo tuffati completamente nel mondo dei pallets. Voi vi chiederete: perchè?

Perchè stiamo per costruire con i pallets degli oggetti per arredare il nostro atteso spazio nuovo.

Si tratta di un lavoro lungo. I pallets che abbiamo a disposizione sono ben un centinaio e quindi ci tocca rimboccarci le maniche e trovarci anche di sabato pomeriggio. Il sabato pomeriggio permette anche a chi non frequenta il laboratorio di lunedì e venerdì di partecipare e collaborare attivamente all’attività. Per il momento ci stiamo raffinando nella levigatura dei pallets con l’uso di levigatrici e carta vetrata. E, nel frattempo, i nostri compagni della sartoria si cimentano nella preparazione dei tessuti che andranno a ricoprire alcuni dei nostri pallets.

Non spaventatevi amici, non siamo solo degli “scartavetratori” ma anche delle persone che hanno voglia di stare insieme e realizzare un progetto che ci riguarda in prima persona. Molti di noi si stanno cimentando per la prima volta in un lavoro con i pallets e vi assicuriamo che ci si può solo divertire liberando i pensieri.

Se siete curiosi di sbirciare il nostro lavoro e non riuscite a venire a trovarci durante la settimana, venite di sabato pomeriggio. Vi terremo sempre aggiornati per i prossimi incontri.

F. M.

L'immagine può contenere: 2 persone, persone sedute e spazio al chiuso