Yellow brick road.

Io, confesso, sono laureata in femminismo. Che cosa c’entra il femminismo con il disagio mentale? C’entra per il fatto che il mio primo giorno d’Università la professoressa ci ha chiesto: Voi come vi definite?

Domanda  trabocchetto direte voi. Invece no. Perchè il definirci crea un’identità, crea una miriade di identità. Noi siamo come ci definiamo e questo è essenziale, fluido, cambia con lo spazio ed il tempo, ma ci mantiene solidi, orgogliosi. Perchè quello che decidiamo di essere sono le nostre radici, quello che ci permette di volare nello spazio tempo della nostra vita.

Per esempio io mi definisco: Bipolare. Non diagnosticata come bipolare o sofferente di un disagio psichico. Ma proprio Bipolare. Ed orgogliosa di esserlo.

Nei vari discorsi femministi c’è un proliferare di storie, di libri scritti per raccontare  storie, per condividere storie, per aiutare storie. Per definire identità.

Ad ottobre sono andata all’incontro di Le parole ritrovate a Trento. Ed ho passato il pomeriggio ad ascoltare storie, una dietro l’altra. Operatori ed utenti a celebrare le loro piccole e grandi vittorie.  A celebrare la loro identità.

Il racconto ha anche altri aspetti. Se è scritto e,o pubblicato, è un percorso condiviso con il lettore che può essere un altro viaggiatore nel percorso della recovery, un’operatore, uno psichiatra in cerca di definizioni, per gli utenti ma anche per loro, compagni di viaggio e viaggiatori loro stessi.  Il lettore può anche essere un padre, una madre, un compagno persi nel percorso, spaventati ed in cerca di un punto di questo viaggio in cui atterrare e camminare a fianco dei loro cari.

E’ un percorso condiviso con il lettore di passaggio, quello che pensa di non avere niente a che fare con la salute mentale, e che si trova coinvolto in questo mondo di sofferenza e di magia. Un mondo che lo porta a cambiare le sue identità.

La nostra storia è quella che ci porta alla nostra identità in questo luogo spaziotemporale. Scrivere, raccontare ci cambia. Mettendo la scritta fine ai nostri libri si chiude una parabola, acquisiamo una nuova identità. Per molti è un passo fondamentale del nostro percorso di recovery. Per alcuni è la fine del loro percorso di ricovery, e li lascia liberi dal disagio mentale pronti per nuovi viaggi, nuove definizioni.

Per altri è una tappa del loro viaggio, il lungo viaggio della vita, che ci porta a cambiare identità, che ci rende diversi ed uguali ogni giorno. Che ci rende orgogliosi di noi stessi ad ogni passo.

 

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