Abbiamo un piano

 

Solo quando le economie verranno comprese come una questione di genere e il genere come una questione economica saremo in grado di creare un modello di distribuzione e produzione che funzioni davvero per tutti.

Nella KABALA,la mistica ebraica, la creazione avviene per un atto di autocontrazione dell’Infinito, del divino, che forma un vuoto, ovvero crea un abisso infinito dentro Dio stesso, si chiama Tsimtsun ed è un processo originario eternamente attivo che si avvicina alla volontà della donna di fare spazio perchè un altro sia. Questa costituisce una grande potenza delle donne che gli uomini han sempre avvertito fino a divinizzare Maria , alla quale l’angelo di Dio ha chiesto il consenso per l’Incarnazione.

 

 

Ma la forza di Maria è che mette al mondo , fa crescere e poi lascia andare, non è possessiva, Ama fin sotto la croce. In questa “economia del dono”, è lei a presiedere l’assemblea dei discepoli che ricevono la Grazia dello Spirito Santo, la Ruah, che è sempre femminile.

E femminile è la Shekinàh, Presenza, è l’aspetto immanente di Dio, quello che si è legato al mondo, compreso i suoi aspetti più bassi. E’ la parte di Dio maggiormente vicina a ciascuno di noi,capace di empatia. Grazie alla Shekinah, ogni cosa, che facciamo o viviamo, è santa e pregna di significato.

Tutto ciò per cercare delle cause antropologiche a quel senso di “potenza” che circonda la figura materna e che il “patriarcato” ha voluto limitare e controllare per un senso di “impotenza”di fronte a un sesso sempre pronto e altamente generativo. Nella cultura matriarcale si riconoscono i bisogni di tutti, si riconosce la dipendenza, come quella dei bambini, si dona, non è importante la competizione. La TERRA è la Madre-terra, la Pachamama. Dopo l’invasione di popoli pastori nel Neolitico provenienti dall’Asia , la Terra viene desacralizzata, e i riti della vita, dell’abbondanza sostituiti con liturgie segrete, per iniziati maschi che celebrano per divinità maschili che proteggono la Legge del Padre; le sacerdotesse ridotte a prostitute sacre. Il patriarcato, che ha prevalso per la violenza che portava con sé dando valore alla forza, è stato l’origine del capitalismo, ha conquistato man mano terre e donne(si pensi alla più recente storia di Roma col ratto delle sabine).

I valori fondanti del patriarcato coincidono con quelli del capitalismo: indipendenza, potere e competizione per il predominio. IL patriarcato economico trae il suo sostentamento dai doni gratuiti. Il suo potere deriva dal suo sfruttamento dei doni materni dei molti e dalla capacità di dirottarli secondo i propri scopi.

 

Dice Vandana Shiva:”Le donne e la Natura sono unite non nella passività, piuttosto nella creatività e nel mantenimento della vita”.

La violenza nei confronti della terra e verso le donne appartiene a uno stesso modello culturale che fa dello scambio e del profitto un idolo , dei rapporti di forza una necessità; l’economia di scambio sembra fondarsi sull’equivalenza dei prodotti scambiati, ma in realtà è motivata dall’estorsione a tutti i livelli dei doni gratuiti degli altri. Infatti sono proprio questi doni a generare il profitto, sia che si tratti del lavoro non qualificato e non riconosciuto delle casalinghe e delle madri, delle risorse gratuite di Madre Natura (valutate pari a 33.000 miliardi di $ nel 1998), degli utili che il capitalista ricava gratuitamente dal “plus-valore” del lavoro degli operai, o del differenziale del livello di vita tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo(Genevieve Vaughan).

Una strategia recente del sistema è stata quella di mercificare doni un tempo gratuiti come l’acqua, i semi, i saperi indigeni e perfino l’aria pulita (in conversione debito/natura). Oggi le persone devono pagare le multinazionali per ottenere qualcosa che esse non forniscono ma semplicemente possiedono come l’acqua, o prodotti come semi sterili degli OGM.

 

Continua la Vaughan dicendo che ai maschietti nelle società occidentali viene impartita un’educazione che li allontana dalla loro identità umana materna quando sono ancora molto vulnerabili e vengono incoraggiati a costruire la propria identità di genere intorno a un modello adulto d’indipendenza, esercizio del potere ed egocentrismo che spesso è anche violento.

In una sorta di distorsione del dare, la violenza fisica si estende e tocca l’altra persona per colpirla e danneggiarla e stabilire relazioni fondate sul dominio piuttosto che sulla mutualità e la fiducia. La violenza su ampia scala del sistema ha come fondamento la violenza fisica individuale.

Probabilmente esiste un problema psicologico a livello di complesso di Edipo che permea questo sistema economico squilibrato e deriva dall’esclusione di tutto quello che è “materno”dall’identità maschile. Una difficoltà di questo tipo sarebbe meno probabile in una società in cui il fratello della madre è la figura maschile significativa o in altre configurazioni sociali come i “matrimoni itineranti” delle popolazioni Mosuo in Cina.

La scrittrice nigeriana Ifi Adamadiume (1997) racconta di come non esista complesso di Edipo in quelle società africane in cui i bambini di entrambi i sessi vivono prevalentemente con la madre fino all’età di 6 anni. In queste società il modello della madre viene generalizzato, e ovunque la colonizzazione non abbia ancora riscosso il suo pedaggio, le economie del dono sono tuttora praticate.

Coloro che non sono state condotte a rinunciare al modello della madre per costruire la propria identità di genere, ossia le donne, sono la logica avanguardia di questo necessario cambiamento sistemico.

Esse dovrebbero allearsi con chiunque -in maniera conscia o inconscia- sia disposto ad adottare l’economia materna, al di là delle divisioni di genere, etnia, classe e nazione, per cambiare il il Patriarcato e il Capitalismo dall’interno e dall’ esterno per il bene di tutti.

 

Ciò che questo modello di sviluppo “a crescita infinita” significa per le donne in termini di qualità della vita è chiaro: le prime a essere licenziate e le prime a pagare i costi umani dei tagli ai servizi, alla sanità e alla scuola, alla cultura sono le donne che vengono uccise se praticano l’autonomia dal marito, convivente, fidanzato, padre o fratello ed è su di loro che si pratica lo stupro nei territori di guerra. Ma non solo. Questo sistema determina ancora schiavitù per le donne: la cura dei figli e della casa, l’assistenza ai malati, anziani o disabili rimane ampiamente a carico delle donne. Questo prezioso lavoro non viene retribuito perchè considerato “naturale”.

Ed ecco, tutte queste considerazioni vengono dalla”vecchia scuola”di femminismo a cui chi scrive appartiene, ma nel 2018 in piazza l’8 Marzo c’è anche una nuova generazione di donne e ragazze che a livello internazionale stanno dicendo la loro sulle ingiustizie che non possono più sopportare, ma soprattutto si sono incontrate a livello collettivo e attenzione, hanno un piano!

Si chiamano Non Una Di Meno, consiglio a tutti di andare a leggere :

Abbiamo un piano , scaricabile su internet. Questo Movimento dialoga con altri movimenti di liberazione come quello LGBT, presente in piazza anche a Modena per la festa della donna e che ha organizzato una Biblioteca vivente, per entrare in contatto con diversità sconosciute che molti temono. Auspico che tutte le Diversità trovino il modo di lottare insieme per rendere più equo questo mondo così insostenibile.

L.F.

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