Franca Ongaro Basaglia: In fondo c’ero sempre.

Franca Ongaro è nata nel 1928, e Franco Basaglia nel 1924, ma l’attualità del loro pensiero ce li fa sembrare più giovani. Veneziani entrambi si sono conosciuti nel 1945 quando Franco, che studiava medicina a Padova era diventato amico di suo fratello Alberto mentre erano entrambi in carcere per antifascismo. Mentre parlavo con un’amica (Lucia) siamo rimaste entrambe colpite dall’impegno politico che ha attraversato la vita di entrambi. Lavorare con il disagio mentale coi “matti” è una maniera di rendere il personale politico. I corpi dei matti e ancora più le loro menti diventano nel momento della “diagnosi” proprietà pubblica. Nel momento in cui si trasformano i manicomi in comunità terapeutiche dove ai pazienti viene data una porzione di potere si ridà ai matti almeno in parte il loro personale.

Franca Basaglia, vista come un’icona del movimento femminista italiano, seppure lei ne fosse sempre ai lati, raramente parla di se stessa, ma lavorando  come prima e importante collaboratrice del marito, coautrice nascosta  dei suoi scritti, e poi continuandone il lavoro lottando fuori e dentro il Parlamento (fu Senatrice per Sinistra Italiana dall’83 al ’92) aiuta a creare nuove dinamiche.

Racconta il suo rapporto con Franco come: ” l’utopia di un rapporto che per ora si realizza solo nel conflitto, come l’utopia dell’eguaglianza si realizza solo nella lotta per raggiungerla”.

Uno dei suoi temi forti come donna è quello del rapporto tipico tra uomo e donna negli ambienti degli intellettuali di sinistra in cui “il compito della donna è quello di portare latte caldo al rivoluzionario”

La sua critica va alle radici del problema del ruolo dell’intellettuale nel rapporto di classe: l’intellettuale e il tecnico militante nei partiti di sinistra poteva accettare e nascondere la propria impotenza «prendendo le parti delle classi oppresse» ma portando avanti, nello stesso tempo, «una vita professionale o intellettuale totalmente aderente ai valori e alle ideologie dominanti trasmessi sotto i crismi dell’oggettività della scienza.

L’esperienza di vita nell’istituzione manicomiale, la porta a mettere in discussione il rapporto di potere. Grazie alla personalità carismatica di Basaglia  ed al fatto che la maggior parte delle strutture manicomiali, diversamente che in altri paesi europei,  erano strutture pubbliche, “Il movimento italiano invece si sviluppò nei manicomi pubblici, costruì i nuovi servizi in un rapporto magari conflittuale ma forte con le comunità locali, cercò di entrare nei processi di formazione del senso comune.”

Sulla trasformazione delle istituzioni e del ruolo istituzionale, in particolare, tornò con un libro che ebbe vita difficile: Vita e carriera di Mario Tommasini, burocrate proprio scomodo narrate da lui medesimo (Roma 1991). Il libro racconta le invenzioni generose e originali di Tommasini, operaio e partigiano comunista, che aveva conosciuto il manicomio quando era diventato assessore della Provincia di Parma, aveva cercato Basaglia a Gorizia e aveva promosso il suo arrivo come direttore dell’ospedale psichiatrico di Colorno. Ma dopo neppure un anno Basaglia aveva lasciato Parma, valutando che non vi erano le condizioni per realizzare il programma che aveva in mente. Tommasini invece aveva continuato il suo impegno di assessore portando avanti una trasformazione radicale delle politiche sociali della città. In Tommasini lei vede la lotta di classe al suo meglio: l’operaio che, eletto, cerca di creare un rapporto tra gli ultimi (matti, anziani, malati) e la città, scontrandosi con il potere delle istituzioni.

Anche se l’apporto di Franca Ongaro all’opera del marito  è fondamentale, spesso Franca è stata ritenuta poco più che la dattilografa del marito, invece della donna brillante, coraggiosa e precorritrice dei suoi tempi. Ma le donne si sa servono solo quanto il latte caldo.

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