Intervista a Martina, volontaria di Servizio Civile presso Idee in Circolo

 

Come ti sei avvicinata al mondo della Salute Mentale e come mai hai scelto di fare il Servizio Civile qua?

Mi sono avvicinata al mondo della Salute Mentale all’interno della mia sfera familiare. In particolare, fin da quando ero piccola, mi sono avvicinata ad uno zio al quale fin da giovane gli è stato diagnosticato un disturbo psichico. Sono sempre stata incuriosita dalle dinamiche che hanno innescato tale disturbo. Si tratta del fratello di mio papà, ed essendo io stessa molto legata a lui, ho preso a cuore la situazione. Questo contesto mi ha spinta ad essere sempre più vicina a questo mondo sia da un punto di vista puramente emotivo che professionale. I miei studi si sono infatti indirizzati verso questa realtà, a partire dalla volontà di comprenderlo e viverlo direttamente. Durante gli anni trascorsi a scuola e all’università ho avuto l’opportunità di intraprendere periodi di stage e tirocini all’interno di associazioni e servizi territoriali afferenti al mondo della Salute Mentale. Appena laureata, visto il mio desiderio di autonomia e indipendenza ho lavorato in altro ambito, ma, dopo un anno, mi sono resa conto di voler tornare a far parte della realtà fino ad ora citata. Ed ecco che ho deciso di trascorrere un anno presso una associazione che direttamente si interfaccia con il mondo della Salute Mentale, attraverso l’esperienza del servizio civile.

 

Pensi che una persona che attraversa il mondo della Salute Mentale possa riacquisire pari dignità nella vita?

Il fatto che io mi trovi qui, in questo luogo, presuppone già la mia posizione a riguardo. Credo e voglio pensare che una persona che attraversa il mondo della Salute Mentale possa riacquisire pari dignità nella vita, a partire dalle figure e dai contesti ad essa più vicina. Attraverso la mia esperienza personale mi sono resa conto che l’attenzione verso questo mondo sia stata a lungo nascosta in un angolo. Alla base della mia esperienza personale, le modalità di approccio e intervento da parte delle diverse regioni del nostro paese verso persone che hanno attraversato il mondo della Salute Mentale sono molto differenti. Mi ritengo fortunata ad essere in contatto, in questo momento, con una realtà che alla base pone il diritto alla pari dignità nella vita. Il mio intento è quello di rafforzarlo.

 

Cosa pensi si potrebbe fare per migliorare l’inculsione sociale delle persone seguite dai servizi di Salute Mentale?

A mio parere l’inclusione sociale si identifica all’interno di ulteriori processi che rendono protagonisti tutti i soggetti della comunità con cui ognuno di noi entra in contatto. Partendo da questo presupposto, fondamentale risulta il percorso individuale che la persona consegue nel corso del proprio momento di vita, in un’ottica di consapevolezza di tale momento. La consapevolezza non riguarda solo la persona che vive quel momento, ma anche la presa di coscienza da parte di tutti; Sarebbe molto bello, mi verrebbe da dire. Sicuramente credo che per migliorare l’inclusione sociale bisognerebbe partire dal prestare più attenzione alla conoscenza delle tematiche che inglobano il mondo della Salute Mentale. Se non c’è dialogo e conseguente conoscenza molti meccanismi di chiusura da parte della società, continueranno a persistere. Accanto ad un maggior dialogo, in termini più operativi, gli stessi servizi dovrebbero iniziare ad entrare più direttamente nella quotidianità della persona a contatto con la comunità più vicina, lasciandogli la possibilità di fare esperienze che loro stessi farebbero senza l’aggancio dei servizi.

 

Una volta terminata questa esperienza ti piacerebbe rimanere nel mondo della Salute Mentale?

Assolutamente si, vorrei rimanere in questo ambito, mi piacerebbe confrontarmi anche con realtà diverse da questa per capire ancor meglio il luogo all’interno del quale poter prestare al meglio le mie energie. Mi sento di aggiungere qui una delle cose che mi ha colpita di più in tal contesto: la sincerità negli occhi di chi mi domanda “Stai bene oggi Martina?”…

 

Circa recenti casi giudiziari in cui la causa di violenza è stata, erroneamente attribuita al disagio mentale, lei come vede il legame tra Salute Mentale e la pericolosità?

Credo che tale attribuzione oramai sia all’ordine del giorno. Sta divenendo un problema di carattere culturale. Per quanto mi riguarda non ho mai pensato che questo legame sia così diretto come viene spesso descritto. Raramente mi sono sentita in allerta rispetto alcune persone ma credo possa capitare in questo contesto così come in tanti altri contesti della vita quotidiana.

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