Intervista ad Angelo Bagni, presidente dell’associazione Idee in Circolo

Per la nostra rubrica – ma esiste veramente un “fuori”?- abbiamo intervistato il presidente dell’associazione Idee in Circolo.

1. Nel quarantesimo anniversario della chiusura dei manicomi dall’alto della sua esperienza che impatto ha avuto questo sulle persone che soffrono di un disagio psichico?

La chiusura dei manicomi ha aperto degli scenari molto importanti per le persone che soffrono di disagio psichico. Innanzitutto si sono aperte, almeno in buona parte d’Italia, purtroppo non in tutta Italia, delle alternative per i malati di mente. A quelli che riescono a gestirsi da soli è stata data una casa popolare e un lavoro socialmente utile in cooperativa sociale oppure sono stati inseriti in case protette e anche loro con un lavoro in cooperativa sociale o anche non in cooperativa sociale. Questo ha permesso loro di acquisire autonomia rispetto un ambiente manicomiale in cui si stava tutto il giorno lì ad annoiarsi e ad essere stra curati. Noi sappiamo anche che si subivano molti abusi che adesso sono molto meno, già sono molto meno da quando sono stati chiusi i manicomi, poi negli ultimi vent’anni, io che soffro di malattia mentale da più di vent’anni, le cose sono molto migliorate, c’è meno psicofarmacologia e più rapporto psicologico e quindi meglio, meglio così.

2. Che cosa vi ha spinti a fondare Idee in Circolo e a continuare la vostra battaglia per coinvolgere attivamente le persone seguite dai servizi di Salute Mentale insieme e non. Che cosa la spinge ancora oggi?

Allora, non sono stato solo io a fondare Idee in Circolo ma è stato un gruppo di utenti e di cittadini. Ribadisco che Idee in Circolo non è solo un’associazione di utenti ma anche di cittadini. Fondare Idee in Circolo mi ha spinto per dare parola anche a persone con disturbi psichici e a far vedere che anche noi, con disturbi psichici, io ed altri, abbiamo la possibilità di fare delle cose importanti. Queste cose importanti possono essere, ad esempio, la collaborazione con la cittadinanza, la ricerca di fondi tramite fondazioni, fondi regionali, fondi statali, fondi comunali e della provincia o fondazione cassa di risparmio per fare corsi, gruppi di auto mutuo aiuto e quant’altro, aperti a tutta la cittadinanza. Mi ha spinto fondare l’associazione per interagire ancora di più con la cittadinanza oltre che con i servizi. Con i servizi, già con la chiusura dei manicomi tramite la legge Basaglia, c’era un rapporto più stretto visto che prima chi aveva un disturbo psichico viveva solo nell’ambiente manicomiale, a contatto solo con gli psichiatri. Dopo ci si è aperti ai servizi sul territorio, almeno in buona parte d’Italia. Questa è stata una spinta molto forte, sono soddisfatto del lavoro fatto, soprattutto dei volontari e dei cittadini, si sono molti impegnati cosi come noi che abbiamo disturbi psichici e mi spinge a farlo ancora oggi il fatto che sia un successo.

3. Lei parlava di altre dimensioni che ci sono in Italia, vuole parlarne un pò?

Purtroppo io, grazie anche alla mia associazione, ho avuto la possibilità di visitare posti meno fortunati del nostro, in cui non ci sono più ambienti manicomiali ma ci sono meno servizi sul territorio. Essendoci meno servizi sul territorio, quando una persona è in crisi si reca al Diagnosi e Cura del posto che è come un ambiente manicomiale, anche se i ricoveri sono di breve durata. Purtroppo non tutte le realtà sono fortunate come quelle del Nord Italia. Io ho girato anche il sud dell’Italia con la mia associazione per vedere anche le altre realtà. Diciamo che fino alla Puglia andiamo abbastanza bene, infatti abbiamo visto delle realtà in Puglia, vicino a Brindisi, in cui si stava molto bene, c’erano i servizi molto aperti, si sono create delle opportunità per gli utenti che erano utenti esperti per esperienza che lavoravano per i servizi ed erano anche pagati. C’erano dei servizi molto disponibili. Soprattutto nelle isole tutto ciò, invece, è un pò latente. Ci vorrebbe più uniformità. La legge Basaglia è stata applicata per lo più bene ma purtroppo ci sono dei posti in cui non si è usufruito adeguatamente dell’abbattimento dei manicomi.

4. Siamo ancora indietro da una reale inclusione sociale, con pari diritti e doveri, delle persone con disagio psichico. Quali interventi secondo lei potremmo attuare?

Allora, innanzitutto, siamo molto avanti con il discorso dell’inclusione di persone con disagio psichico, infatti, molti lavorano o frequentano associazioni come Idee in Circolo o altre associazioni, dandosi un ruolo attivo con la cittadinanza. Ovviamente chi riesce lavora, chi non riesce fa volontariato nelle associazioni. Poi quest’anno a Modena, ad esempio, è stato fatto un corso ESP, esperti in supporto tra pari che dovranno andare a lavorare in ambiti della Salute Mentale, pagati, retribuiti. Quindi anche questo è un grandissimo passo avanti. A Modena hanno fatto il corso circa una trentina di persone, speriamo vengano tutti assunti in cooperative sociali o in associazioni. Dovranno fare le loro ore acquisendo ancora più autonomia. Si può migliorare, si può sempre migliorare. Purtroppo non in tutti i luoghi son stati fatti passi da giganti, purtroppo in certi luoghi del Sud ci sono dei posti che ancora somigliano ai manicomi. Mi dispiace parlare così del sud. Si è fatto poco per andare avanti. Ci vorrebbe più uniformità rispetto la realizzazione della legge, più apertura mentale da parte dei cittadini e anche degli utenti. Anche l’utente deve assumersi le proprie responsabilità, i propri diritti e anche i propri doveri.

5. Cosa ne pensa delle dichiarazioni del Presidente della Regione Sicilia secondo cui se ci fossero meno disabili avrebbero più soldi?

Se n’è parlato, cosi anche in passato. Si era parlato di abbattere le pensioni di quelli che avevano il 75% di invalidità e di alzarle per tutti quelli che avevano una percentuale più alta. Io sono contrario perché, ad esempio, tutti i down hanno il 75% di invalidità. Dunque, cosa fai? Togli la pensione a tutti i down? Io sarei per alzare le pensioni perchè sono da fame.

6. Come vede il ruolo di utente nel suo progetto terapeutico?

La chiusura dei manicomi ha aperto un mondo. Ha aperto il mondo dei servizi di Salute Mentale. Ci sono dei centri territoriali a Modena città e in provincia. I pazienti hanno figure di riferimento presso cui andare a fare colloqui psicoterapeutici o farsi prescrivere i farmaci in base alla loro patologia. Questo è un bene rispetto a quanto si faceva prima. Prima si era proprio chiusi nei manicomi. Adesso si può invece interagire con la cittadinanza. Come ho già detto prima, si sono create associazioni, molti lavorano anche, molti sono impegnati nel volontariato. Si è aperta una rete di servizi in cui l’utente ha dei diritti sacrosanti e anche dei doveri.

7. C’è qualcos’altro che vorrebbe dirci?

Penso si sia fatto molto. Io purtroppo ho una patologia che è iniziata molto presto, io a 23/24 anni ero già sotto patologia. Già con la chiusura dei manicomi si sono fatti dei grossi passi. Si sono fatti ancor più dopo, negli ultimi 15 anni, c’è un dialogo tra paziente e psichiatra. Insieme si concorda la cura nei limiti del possibile ovviamente. Si è molto più attivi sul territorio grazie alle associazioni, cooperative sociali che si sono create. Determinante, per me, è stata la creazione di servizi territoriali per non abbandonare coloro che uscivano dai manicomi, poi la creazione di cooperative sociali per farli lavorare. In ultimo le associazioni, le comunità, i gruppi appartamento. Anche l’utente ha bisogno di soldi. Su questo Basaglia ha sempre battuto il tasto. L’importante è che non ci sia più quell’approccio manicomiale che, a dir la verità, c’è stato anche fino agli anni ’80 e inizi anni ’90. I primi ricoveri che ho avuto in Diagnosi e Cura sono stati terrificanti, si parla di ambienti bruttissimi con le sbarre alle finestre. Ora è tutto cambiato, per fortuna. Si va sempre migliorando e son contento per questo. Si è fatto molto, si è fatto sempre di più. La mentalità negli ultimi anni è cambiata e si può fare sempre meglio. Quindi noi, anche come associazione, dobbiamo batterci affinché ci si renda credibili e capaci di essere cofautori di questo cambiamento di mentalità e circostanze. Il miglioramento dello stile di vita della persona con disagio psichico è migliorata e può ancora migliorare.

 

 

 

 

 

 

 

 

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