“FACCIAMO PANCHINE DI NEVE”

Assunta Signorelli , praticare la differenza

 

E quale differenza maggiore se non quella femminile? Scomoda psichiatra femminista, Assunta ha fatto la storia del movimento basagliano, ma raramente viene citata, se non fosse morta il 3 novembre 2017, nessuno l’avrebbe ricordata nel “pirotecnico”encomio del quarantennale della legge 180 che ricorre su diversi mezzi di informazione.

Entrò a 20 anni come volontaria, non era ancora laureata, nel manicomio di Colorno dove aveva una stanza. Racconta Assunta che osservò come gli operatori si comportassero diversamente fuori del l’istituto, i ricoverati avevano perduto lo statuto di persone, erano oggetti. Tale situazione la ritrovava al giorno d’oggi all’interno dei CPO nei quali faceva volontariato. Bisognava dare voce agli /alle straniere, così come la si era data ai matti.

Dalla  lotta al manicomio si era passati alla salute mentale di comunità a Trieste e amava citare la “Comunità di destino” descritta da Bonomi e Borgna (E. Borgna, Come se finisse il mondo,1992), perchè diceva,” la tua libertà è la mia libertà, la tua possibilità di esprimerti è la mia possibilità di esprimermi”. Dirigeva il servizio di Diagnosi e cura a S.Giovanni e notava come le emergenze diminuissero quando il personale era sufficiente a garantire assistenza a domicilio e attenzione ai risvolti sociali del disagio. Direttora per poco del dipartimento , era stata costretta ad andare in pensione, asseriva lei, per discriminazione subita nella carriera lavorativa.

 

Era  un po’ critica nella valutazione della psichiatria dopo Basaglia, affermava che senza accorgersene, ci si era chiusi per difendere qualcosa che si era conquistato e ci si era istituzionalizzati. La medicina è ormai medicina difensiva, con protocolli che servono soprattutto a proteggere il medico, l’operatore; denunciava una esternalizzazione crescente e una parcelizzazione delle cure che aumenta la sensazione di esclusione e alienazione dell’utente, che non si sente riconosciuto come altro/altra della relazione .

“Franco diceva: la nostra forza sta nel costruire panchine di neve che d’inverno si sistemano e d’estate si sciolgono al sole. Ad un certo punto queste panchine sono diventate di ferro.

 

Dal ’92 al 2000 Assunta ha fondato e collettivamente gestito il Centro Donna a Trieste, l’esperienza si è poi eclissata, pur rimanendo attiva l’associazione non istituziotenale “L’una e l’altra”che la nutriva e la manteneva legata al mondo femminile della città.

 

Secondo molte donne la differenza tra pensiero maschile e femminile sta nel fatto che gli uomini in generale cercano un distacco, un’oggettività a tutti i costi, mentre le donne han bisogno a livello epistemologico di fare interagire con la propria esperienza interiore ciò che vogliono considerare, studiare, contemplare. La verità del mondo è tale solo se risuona in me, quindi una via soggettiva alla conoscenza.  Anche Assunta Signorelli parla di questo e dice nel suo libro “Praticare la differenza.Donne Psichiatria e Potere”( 2015), che bisogna uscire da una condizione di vittime e ristabilire una propria autorità e autonomia nel mondo rinforzandosi l’un l’altra.

“In molte occasioni, il tentativo, in genere utopico, di rompere tutte le categorie è riuscito, quando qualcuna, indipendentemente dal suo ruolo, poteva” mettere in scena”la propria storia senza il timore di ricondurla all’astratta ripetitività dei modelli interpretativi, scoprendo il valore e il significato della propria unicità e intuendo la necessità di dare un nome al proprio dire e al proprio fare oltre e al di là del linguaggio del padre”.

L’eredità concettuale della Signorelli si può dire che ora a Modena viene declinata in modo originale e attuale da un gruppo di donne che han deciso di dare un senso alla loro “FOLLIA”,andando a scoprirla e a metterla in scena con gli strumenti del Teatro dell’Oppresso, si chiamano MADDALENE MATTE e con la loro gioia porteranno una ventata di libertà nel mondo della salute mentale e della città.

 

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