“L’impossibile può diventare possibile”

 

Colloquio immaginario tra Franco Basaglia , Vincent van Gogh e Antonin Artaud*

Questa volta vi proponiamo un interloquire fra tre innovatori nell’ambito della pittura, del teatro, della salute mentale, ovvero Vincent van Gogh, Antonin Artaud e Franco Basaglia attraverso i loro scritti alla ricerca di….  una realtà liberata,                                                                                                                                                              come diceva Aldo Capitini, il quale era persuaso della compresenza dei vivi e dei morti nello sforzo di creare un’aggiunta di valori per una realtà più giusta e libera nella prassi.   Che l’ordine della società non si attui più con l’allontanamento della persona scomoda, del suo “sacrificio”. Che sia piuttosto una libera aggiunta di tutti, uomini, donne, animali, sani e malati.

 

F.B.: Il manicomio è pieno di gente che non è, perché non ha.
* V. v. G.: Qualcuno avrà seguito per un certo tempo lo svolgersi gratuito della grande “università della miseria”e avrà notato le cose che gli sono capitate sotto gli occhi, che ha intese con le sue orecchie, e ci avrà riflettuto sopra e finirà per credere e per apprendere più di quanto possa egli stesso dire.
* F.B.:Il mio destino è legato al destino di chi non ha!
* V.v.G: Amare un amico, una persona, una cosa, quello che vuoi tu, e tu sarai sulla buona strada per saperne di più, ecco ciò che mi dico. Ma bisogna amare di intima simpatia interiore, con volontà, con intelligenza e bisogna sempre cercare di approfondire la conoscenza in ogni senso.
* F.B.: C’è la necessità che il cambiamento parta da ognuno di noi, che da domani la nostra pratica sia diversa.
* V.v.G.: Ad Arles ,alla “casa gialla”, volevo che quella fosse per tutti la casa della luce, una grande idea di fare un falansterio di amici pittori che condividessero la vita , i soldi, le idee, per dipingere la nuova pittura solare.
* F.B.: Per noi invece il problema era quello di trasformare la scienza in nuova scienza, trovare nuove risposte alla classe oppressa che abitava il manicomio. La cosa non è stata facile perchè l’ oppresso non ha voce, e trovare il codice della non voce è stato molto difficile…
* V.v.G.:Giunse solo Gauguin, in ottobre, troppa elettricità fra noi, sei mesi insieme a lavorare, gli devo molto, un amico, un artista strano, uno straniero.., insomma è difficile frequentarlo senza sentire una certa responsabilità morale. Alcuni giorni prima di separarci , quando la mia malattia mi ha obbligato a entrare nella casa di cura, ho tentato di dipingere “il suo posto vuoto”.
* F.B.: Scoprimmo che il nostro lavoro non poteva limitarsi ai malati e alla follia, ma dovevamo lavorare soprattutto con la popolazione.
* V.v.G.: Infatti fui internato a causa di una petizione popolare…
* A.A.:PARLIAMO PURE DELLA BUONA SALUTE MENTALE DI VAN GOGH IL QUALE, IN TUTTA LA SUA VITA SI E’ FATTO SOLO CUOCERE UNA MANO E NON HA FATTO ALTRO PER IL RESTO, CHE MOZZARSI UNA VOLTA L’ ORECCHIO SINISTRO.
* F.B.: Io parlerei di “crisi vitale”, non di schizofrenia..
* A.A.: Le cose vanno male perchè la coscienza malata ha un interesse capitale in quest’epoca a non venir fuori dalla propria malattia. E’ così che una società tarata ha inventato la psichiatria per difendersi dalle investigazioni di certe lucide menti superiori le cui facoltà divinatorie la infastidivano.
* F.B.: Dal punto di vista del sapere lo psichiatra è il medico più ignorante. Cos’è la follia?E’ la diversità o la paura della diversità. C’è più che altro un rapporto di potere. A Trieste, nel momento in cui gli abitanti della periferia e lavoratori della fabbrica cominciavano a partecipare con noi alla vita del centro, capivano ciò che stava succedendo e il preconcetto sul folle spariva o diminuiva. Il malato è più terapeutico del medico.
* V.v.G.: Sia nella figura che nel paesaggio vorrei esprimere non una malinconia sentimentale, ma il dolore vero. Voglio che la gente dica delle mie opere:”sente profondamente, sente con tenerezza”- malgrado la mia rozzezza e forse persino a causa di essa…Cosa sono io agli occhi della gran parte della gente?Una nullità, un uomo eccentrico o sgradevole-qualcuno che non ha posizione sociale né ne avrà mai una, in breve,l’infimo degli infimi. Ebbene, anche se ciò fosse vero, vorrei sempre che le mie opere mostrassero cosa c’è nel cuore di questo eccentrico, di questo nessuno. Questa è la mia ambizione che, malgrado tutto, è basata meno sull’ira che sull’amore, più sulla serenità che sulla passione. E’ vero che spesso mi trovo nello stato più miserando, ma resta sempre un’armonia calma e pura, una musica dentro di me. Vedo disegni e dipinti nelle capanne più povere, nell’angolo più lurido. E la mia mente è attratta da queste cose come da una forza irresistibile.
* A.A.: NO, van Gogh non era pazzo,MA LE SUE PITTURE ERANO PECE GRECA, BOMBE ATOMICHE… Perchè la pittura di van Gogh. Non attacca un certo conformismo di costumi, ma il CONFORMISMO stesso delle istituzioni.
* F.B.:Aprire l’istituzione, noi vogliamo cambiare questa società dove l’omicidio, per esempio in fabbrica o sul lavoro in generale, è legalizzato. Si dice che il malato mentale è pericoloso e può uccidere. Ma se il padrone costruisce un’impalcatura non protetta e l’operaio cade e muore, chi dei due è più pericoloso?
* A.A.: E che cos’è un alienato autentico? E’ un uomo che ha preferito diventare pazzo, nel senso in cui lo si intende socialmente, piuttosto che venir meno a una certa idea superiore dell’onore umano. La società degli esseri è un vampiro che non vuole andarsene e che è legato nervo a nervo e fibra a fibra al proprio oggetto: lo sfruttamento indefinito del corpo dell’uomo umano.
* F.B.: In un certo senso , viviamo in una società che sembra un manicomio e siamo… internati che lottano per la libertà. Dobbiamo capire insieme con gli altri quello che dobbiamo fare e non dirigere gli altri in un modo o nell’altro, perchè facendo così saremmo noi stessi nuovi padroni.
* V.v.G.: Pare che nel libro “La mia religione “ Tolstoj insinui che, benchè non si tratti di una rivoluzione violenta, ci sarà anche una rivoluzione intima e segreta fra i popoli, dalla quale nascerà una religione nuova, o piuttosto, qualcosa di assolutamente nuovo, che non avrà nome, ma che servirà lo stesso a consolare, a rendere la vita possibile, come fece un tempo la religione cristiana.
* F,B.: Lavorare al cambiamento sociale significa essenzialmente superare i rapporti di oppressione e “vivere” la contraddizione del rapporto con l’altro, accettare la contestazione, dare valenza positiva al conflitto, alla crisi, alla sospensione del giudizio, all’indebolirsi dei ruoli e dell’identtà.
Quando il medico accetta la contestazione del malato..
* A.A.: Ah sì? E soprattutto non mi si faccia più l’elettroshock per debolezze che si sa benissimo non sono fuori del controllo della mia volontà, della mia lucidità, della mia intelligenza personale. BASTA, BASTA ancora basta con questo traumatismo di punizione. Ogni applicazione d’elettroshock mi ha immerso in un terrore che durava ogni nuova applicazione senza sentirmi disperato, perchè sapevo che ancora una volta avrei perso coscienza e mi sarei visto per un giorno intero soffocare in mezzo a me senza riuscire a riconoscermi, sapendo perfettamente che ero da qualche parte, ma il diavolo sa dove, e come se fossi morto.
* F.B.:I diritti vanno conquistati appunto, non concessi dall’alto altrimenti possono essere revocati. Dicevo quando si sta nella contraddizione, quando l’uomo accetta la donna nella sua soggettività, può nascere quello stato di tensione che crea una vita che non si conosce e che rappresenta l’inizio di un nuovo mondo. Dal pessimismo della ragione all’ottimismo della pratica. Lo diceva anche Gramsci, così possiamo cambiare, altrimenti rimarremmo sempre schiavi dei dittatori, dei militari e dei medici.
* A.A.: Sì, sì, Il post-scriptum ce lo metto io, Van Gogh non è morto per uno stato di delirio proprio, nel panico di non farcela, ma invece ce l’aveva appena fatta,e aveva appena scoperto cos’era e chi era, quando la coscienza generale della società, per punirlo di essersi strappato ad essa, lo suicidò. Perchè la logica anatomica dell’uomo moderno è proprio di non aver mai potuto vivere, né pensare di vivere, che da invasato.
Ringraziamenti: a Franco Basaglia per le “CONFERENZE BRASILIANE”, 1979
a Vincent van Gogh per le sue numerose lettere a Theo e non solo,1881-’90
ad Antonin Artaud per “Van Gogh, il suicidato della società”,1947.

Antonin Artaud: nacque a Marsiglia nel 1896 e morì nel 1948. Fu scrittore, poeta. attore teatrale e cinematografico. E’ l’autore di un testo famoso “ Il teatro ed il suo doppio, che teorizza un ribaltamento completo dei fondamenti dell’arte drammatica (Teatro della crudeltà). Partecipò inoltre al movimento surrealista, a cui fornì i testi più spregiudicati e radicali. Nel 1936 abbandonò il teatro per compiere un viaggio in Messico che costituì l’avvenimento decisivo della sua vita. Il ritorno in Francia, un anno più tardi, segnò la rottura con “Questo mondo, in cui, a parte il fatto di avere un corpo, di camminare, di coricarsi, di vegliare,di dormire, d’essere nell’ ombra o nella luce ( e anche la luce è dubbia), tutto è falso “. E’ una rottura , ma soprattutto una ribellione, un rifiuto sistematico di ogni realtà concreta, che lo condurrà, dopo un viaggio in Irlanda nel 1937, ed una serie di avvenimenti rimasti misteriosi, ad essere internato per nove i anni come pazzo. La sofferenza, le privazioni di questo periodo durato fine al 1945, contribuirono a rendere più esacerbate e violente le ultime manifestazioni di un’introspezione che egli conduceva da anni con insolito rigore.
Nel 1947 apprese di un articolo di interpretazione medico- psichiatrica della vita e delle opere di Vincent e s’arrabbiò molto, si fece accompagnare all’ Orangerie a vedere i suoi quadri poi scisse il libro “Van Gogh il suicidato della società” e lo dettò secondo una “scrittura orale” in cui improvvisava.

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