L’ ABC della Riabilitazione Psichiatrica

 

L’obiettivo globale della riabilitazione psichiatrica è di fare in modo che le persone con disabilità psichiatrica abbiano le massime opportunità di recuperare una vita quanto più normale possibile. Essa fornisce una gamma di interventi che rendono possibile alle persone disabili di utilizzare quelle abilità cognitive, emotive, sociali, intellettive e fisiche necessarie a vivere, imparare, lavorare e funzionare quanto più normalmente e autonomamente possibile nella comunità con la minima inferenza da parte dei sintomi. Il tipo e l’entità degli interventi variano sulla base del disturbo psichiatrico e del grado di disabilità, delle differenze per intelligenza, capacità di apprendimento, competenza sociale, funzionamento cognitivo, processo di crescita, retroterra culturale ed etnico, classe sociale e risorse economiche, supporto familiare e soddisfazione rispetto all’attuale qualità di vita. Inoltre, variazioni nella disponibilità dei Servizi di Salute Mentale e delle risorse della comunità determinano quanto e con che velocità ogni persona percorrerà la strada verso il recovery. Il processo di recovery si configura essere un viaggio volto alla liberazione dai sintomi attraverso “l’avere di nuovo una vita”. Gli elementi alla base di una vita normale nella comunità sono: le relazioni, attraverso le quali si condividono esperienze, sentimenti e sogni, l’empowerment, il rispetto per se stessi che deriva dalla partecipazione, dal successo e dai risultati, la famiglia, caratterizzata da relazioni positive con affetto e considerazione reciproca, attività ricreative, partecipazione ad attività svolte nel contesto comunitario, istruzione, apprendimento delle conoscenze e delle abilità richieste per vivere autonomamente, in un’ultima analisi, l’elemento spirituale, fondamentale per recuperare il senso di sé e credere di non essere soli, e la speranza, credere in un miglioramento personale (Liberman,1991).

Il processo riabilitativo comprende tre fasi che si sovrappongono tra loro e che ricompaiono per tutto il periodo durante il quale il paziente ricorre al servizio (Anthony, Cohen, 1983). La fase di progettazione avviene attraverso interviste diagnostiche e di assessment, inventari, informatori, dati storici, role play osservazioni comportamentali dirette. La fase di pianificazione del progetto riabilitativo specifica come la persona o l’ambiente devono cambiare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Il progetto specifica grado per grado le abilità che la persona deve acquisire per adeguare il proprio livello di funzionamento a quello richiesto dall’ambiente. Ancora, il progetto risulta flessibile in relazione ai cambiamenti che si verificano durante il percorso ed identifica le persone responsabili dell’attuazione delle varie parti. Infine, nella fase di intervento, il progetto riabilitativo ha lo scopo di aumentare le abilità dell’individuo e di rendere l’ambiente più supportivo (Liberman, 1997).

I principi della riabilitazione psichiatrica enunciati da Liberman (1991) sono sette.

Il primo obiettivo enuncia l’importanza di fornire ai pazienti psichiatrici le migliori pratiche e trattamenti riabilitativi al fine di accelerare il processo verso il recovery. Questi includono: il coinvolgimento dei pazienti e dei loro familiari nella valutazione funzionale, i trattamenti farmacologici e psicosociali basati sulla prova, gli interventi di incremento della motivazione, i programmi strutturati e supportivi in ambito lavorativo, scolastico e abitativo, ancora, l’insegnamento e il miglioramento delle capacità di coping, di comunicazione e di problem solving sia dei pazienti che dei familiari, il case management a lungo termine, proattivo, intensivo, flessibile e di durata non limitata che si pone come scopo l’utilizzazione delle abilità necessarie per l’integrazione sociale, infine, la collaborazione con amministratori e dirigenti di Servizi di Salute Mentale.

Il secondo obiettivo enuncia la necessità di ridurre o superare menomazioni, disabilità e handicap attraverso l’integrazione di trattamenti farmacologici e psicosociali con interventi di advocacy per migliorare le pratiche in ambito clinico, lavorativo, scolastico e le politiche governative. Ciò è possibile attraverso l’insegnamento di abilità sociali e di vita in autonomia tramite specifiche tecniche di training e insegnamento, da una parte, e attraverso interventi di supporto, il case management dall’altra parte.

Il terzo obiettivo enuncia l’importanza dell’individualizzazione dei trattamenti. Questi devono essere bilanciati con i livelli di funzionamento cognitivo, comportamentale e sociale dell’individuo. Ancora, tali trattamenti devono essere flessibili in relazione ai cambiamenti che coinvolgono l’individuo stesso.

Il quarto obiettivo enuncia il bisogno di coinvolgere attivamente pazienti e familiari nella pianificazione e nella partecipazione al trattamento. La partnership tra paziente, famiglia e terapeuta inizia con la valutazione iniziale e prosegue in tutte le successive fasi caratterizzanti il processo riabilitativo. Essa promuove la sicurezza e aumenta l’ottimismo e la speranza di un futuro migliore. Il coinvolgimento attivo dei protagonisti del processo riabilitativo rende la riabilitazione più efficace e il recovery più rapido.

Il quinto obiettivo enuncia l’importanza dell’integrazione e del coordinamento degli interventi per promuovere il progresso verso il recovery. Si individuano tre livelli di integrazione. Innanzitutto, l’integrazione a livello del paziente: i pazienti hanno bisogno di informazioni per comprendere come i trattamenti psicosociali e i farmaci possano essere utili o ostacolarsi reciprocamente. Da una parte, gli effetti collaterali dei farmaci, ad esempio la sedazione e il tremore, possono interferire con i trattamenti psicosociali. Questa situazione richiede degli aggiustamenti, modificando la dose o il tipo di farmaco con o senza cambiamenti del trattamento psicosociale. Dall’altra parte, un intervento psicosociale sovra-stimolante può scatenare un’esacerbazione di sintomi psicotici o depressivi che richiede una modifica del trattamento psicosociale e/o di incrementare la terapia farmacologica. In secondo luogo, l’integrazione a livello dell’equipe curante: risulta necessario integrare le informazioni che si ottengono dai vari membri dell’equipe multidisciplinare riguardanti la storia del paziente, i sintomi, la diagnosi, il funzionamento psicosociale, l’assetto cognitivo, le relazioni familiari, il funzionamento lavorativo o scolastico e i progressi del paziente stesso. La collaborazione clinica tra i servizi può funzionare abbastanza bene se i rappresentanti di ogni ente si conoscono, imparano a rispettarsi e a fidarsi reciprocamente e mantengono comunicazioni regolari rispetto ai rispettivi interventi che offrono al paziente. In terzo luogo, l’integrazione a livello organizzativo: risulta fondamentale lo stanziamento di fondi adeguati da parte di coloro che mettono in atto i piani politici ed economici. Le restrizioni cui vanno incontro i finanziamenti per la salute mentale sia nel settore pubblico che privato hanno conseguenze rischiose per il miglioramento dei servizi e per il recovery a lungo termine.

Il sesto obiettivo enuncia il fondamento di improntare il processo riabilitativo sulla base dei punti di forza, degli interessi e delle capacità del paziente. L’empowerment è favorito dal grado in cui i pazienti sono capaci di esercitare le loro abilità nella vita quotidiana. Contemporaneamente, tale capacità dipende dai terapeuti, dai familiari e dagli amici.

Il settimo e ultimo obiettivo afferma che la riabilitazione richiede tempo, procede gradualmente e richiede perseveranza, pazienza e resilienza da parte dei protagonisti attivi del processo riabilitativo (Liberman, 1991).

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