La geometria dei sentimenti

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Nel ‘600 in Francia, accadde che la vita pubblica, soprattutto culturale, entrasse nelle camere da letto delle dame aristocratiche. Famosa fu la camera blu, dove riceveva Madame de Rambouillet, nell’ala del palazzo da lei abitato. Il ricevimento avveniva proprio nella ”piccola strada” (così veniva chiamato il corridoio fra il letto e il muro attiguo) dove si svolgeva la discussione degli invitati attorno a un tema; così lo spazio più intimo diveniva il più pubblico.I salotti divennero una moda, da Parigi si diffusero anche in provincia, nei piccoli centri e anche presso alcune signore della borghesia, fino a che Luigi XIV decise di spostare la corte a Versailles.Più che in altri periodi storici, la cultura femminile non è concentrata in pochi nomi, portatori di un pensiero autonomo e innovativo, ma è al contrario sostenuta da molte donne che guidano i salotti, discutono di cosa sia il modello di vita per una dama e un gentiluomo, e scrivono. Una dama disegnava una trama generale: un canovaccio; questo veniva poi discusso da tutti i partecipanti e per quanto riguarda la stesura, le singole parti venivano affidate spesso alle dame. Chiaro che l’idea di “autore” o”autrice” non faceva parte del loro modo di pensare, loro desideravano che il momento più importante fosse quello dell’arricchire il vivere assieme.

Dice Carla Lonzi, critica d’arte, teorica del femminismo, “inventrice“ dell’autocoscienza e autrice di ricerche sull’argomento: ”La domanda a questo punto è: come poteva esistere un gruppo condotto da donne ma comprendente anche uomini? E che tipo di uomini li frequentavano? Corneille, La Rochefoucault, La Fontaine erano della partita, ma ci sono un sacco di autori sconosciuti con cui sembra le Preziose (così venivano chiamate queste dame) avessero rapporti più stretti. Come questi uomini accettavano un orientamento femminile? E perché? Era bello, divertente, piacevole dipendere dal giudizio di dame attente e piene di risorse? Fino a che punto?” (da Armande sono io, Carla Lonzi,1992).Le Preziose definirono dei canoni d’amore ispirati in parte al modello cortese della cavalleria che richiedeva di prestare attenzione ai sentimenti della donna amata, per cui era richiesta una prova di fedeltà, nel cercare una comunione di sentimenti e di interessi intellettuali: quella che potremmo chiamare intesa dell’anima. Un amore che assomigliasse sempre più ad una amicizia affettuosa, ad una complicità. Era convinzione profonda di queste donne che l’intelligenza di un uomo fosse più ampia e più profonda se almeno una volta nella sua vita egli avesse amato una donna. E che la capacità di comportarsi con gusto e delicatezza era una qualità di cui solo le donne potevano essere insegnanti. Esse elaborarono una vera e propria grammatica dei sentimenti; ogni sfumatura di sentimento veniva distinta da un’altra e descritta con molta precisione. E tuttavia non abbandonarono mai il valore di una misura ragionevole nei sentimenti. Niente a che vedere con l’amore folle, che rende ciechi. L’amore era per loro una intesa di cuore e ragione.

Negli scritti più radicali sostennero-ma non tutte- che questo amore doveva bandire ogni rapporto carnale. Questa loro posizione le portò a rifiutare il matrimonio come una istituzione inutile, lo definivano come shoc, alcune sostennero il divorzio. Discussero molto sul significato per loro di mettere al mondo i figli. Proposero di purificare il linguaggio parlato e quello scritto, volevano renderlo meno volgare. La loro riforma del linguaggio ebbe molta influenza sulla cultura del tempo.

Fu Madelaine de Scudéry ad avviare lo stile di pensiero delle Preziose attorno al 1650.
In seguito Moliere prenderà di mira questo movimento delle Preziose ridicolizzandole nella commedia “Le femmes savantes”, un po’ come è successo qualche secolo dopo al femminismo, ma è chiaro che cambiare suscita sempre una reazione e ci troviamo ancora a ridere davanti a una comica che recita:”Voleva il mio corpo, ma non la mia anima!” Intanto siamo ogni giorno a contare i casi di femminicidio.

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