Medusa e diotima

 

Iniziando la rubrica “Mappa della tenerezza”, ho un’immagine, quella di Medusa, una delle tre Gorgoni (notare che quando si presentano tre figure femminili insieme, siamo in “odore” de La Grande Dea, che veniva rappresentata spesso in forma trina per alludere al dinamismo nascita-morte-nascita). Precisamente mi riferisco alla descrizione fatta da P.B. Shelley, marito di Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein, vedendo un quadro attribuito a Leonardo. Scrive il poeta romantico:
“ Essa giace-fissando il cielo della mezzanotte- supina su un picco montano coperto di nubi;(…) l’orrore e la bellezza in lei sono divini. Su le sue labbra e le sue palpebre, sembra posare la Grazia come un’ombra da cui risplendono- ardenti e livide, dibattendosi sotto di loro,- l’agonia dell’angoscia e della morte.
Pure è meno l’orrore che la grazia, quello che muta in pietra lo spirito di chi la fissa(…), è il melodioso color della bellezza gettato a traverso le tenebre e il bagliore della sofferenza che armonizza e umanizza quest’intimo sforzo.” Insomma c’è un compassionevole stupore e una sorta di tenerezza verso quel volto di donna con trecce di serpenti che nella morte fissa il cielo e tutto l’attorno pare più pericoloso di quel simulacro.
Sì, vorrei partire dal “mostro”,da questa “potenza”che atterrisce paralizzando, senza bisogno di combattere, basta uno sguardo e la fuga e l’attacco sono impediti. Pare avere a che fare col divino, ma anche col beluino, ed il poeta insinua che la bellezza stessa sia terribile(di questo parlerà molto Rilke nella sua elegia). Medusa è figura sapienziale di una cultura squalificata dalla cultura greca olimpica per cui Athena, dea dell’intelletto, nata dalla testa del Dio padre Zeus, anela portarsi al collo, come trofeo di vittoria, la testa della rivale Gorgone ,la quale può ancora spaventare i nemici ed è retaggio della potenza tellurica della dea Madre. Poi c’è la questione dello specchio, i muscoli di Perseo a poco varranno se egli non saprà fare specchio dello scudo per non incrociare gli occhi tremendi.
Rimane impressa nello sguardo di quella che ora è divenuta vittima(vedi l’icona del Caravaggio), la ferocia che Medusa ha visto nel suo assassino e ne ha orrore.
Per me Medusa allude alla follia, a quella che prima del trionfo della Ragione solare, apollinea, era vista come Sapienza. Ne parla Eraclito a proposito della Sibilla:”Sibilla con la bocca della follia dà suono a parole che non hanno sorriso né abbellimento né profumo, e giunge con la voce aldilà di mille anni, per dio che è in lei”(Oracolo della Sibilla).

Un’altra sapiente vorrei evocare per completare il quadro: Diotima di Mantinea, convocata da Socrate a istruire sull’ Amore nel Simposio di Platone. Molte filosofe asseriscono che sia veramente esistita perchè latrice di una sofia di cui esistono altre testimonianze. Come abbiamo visto nel laboratorio Amore e Psiche svoltosi presso l’associazione, Diotima , la”straniera”, perchè dice cose diverse dal consueto, ci insegna di che natura sia Eros, egli è un demone figlio di Poros, cioè espediente, e di Penia, povertà, mancanza; non è né bello né brutto, né buono né cattivo. Per Diotima, la sacerdotessa, Eros è un principio di mediazione tra ciò che è umano e carnale e lo spirituale, il desiderio di bellezza e fisicità muove l’energia, scatena un desiderio di conoscenza della verità cui la relazione, la dialettica con l’amato, può far tendere. Dal rapporto tra Amore e Psiche nasce Piacere, dunque la via erotica all’appagamento sensuale è lo stesso della passione spirituale: si deve uscire da se stessi, finchè il bene sia di entrambi.
Per finire mi collego alla fiaba di Amore e Psiche di Apuleio, ma anche “La bella e la bestia”; Psiche, l’anima, temendo di coricarsi ogni notte con una creatura mostruosa, accende una lampada, vuole uscire da un inconsapevole rapporto fusionale che minaccia la propria identità, ma così facendo sveglia il proprio amante che fugge perchè non ha più il dominio della situazione, comincia un rincorrersi che scoprirà il proprio donarsi ,ma anche il riconoscimento della bisognosità di ciascuno, amarci ci espone alla possibilità di un contagio, di un differente sentire che amplia la nostra potenza ma ci rivela dei limiti.

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