Una stanza piena di sole

Domenica 18 Novembre si è “celebrata” la Giornata dei sopravvissuti alla perdita per suicidio”, tradotto rozzamente dall’Inglese. Praticamente è la giornata di tutti noi, perchè chi di noi nel mondo della salute mentale non ha sentito il peso di lasciarsi dietro qualcuno che non ce l’ha fatta, che si è lasciato cadere lungo la strada su cui camminiamo tutti i giorni, la strada chiamata recovery. Di solito se ne parla con toni delicati un semplice “Se n’è andato” e tu capisci.

E tiri un respiro profondo ed egoista. Perchè tu stai ancora camminando,nei tuoi giorni buoni e nei tuoi giorni cattivi. Perchè ci hai pensato anche tu di lasciarti cadere lungo la strada. Quanti di noi ci sono passati, semplicemente flirtando con una bottiglietta di medicinali (la ricordo ancora davanti a me, morfina quello che restava dopo la morte di mia madre) altri ci hanno provati e sono stati aiutati a tornare a camminare. Ma ci sono quelli che non ce l’hanno fatta.

E ci hanno lasciati. Lasciati soli, ognuno chiuso nel proprio dolore, nei propri perchè:perchè l’ha fatto, perchè non ha chiesto aiuto, ma non lo sapeva che gli volevo bene, come ha osato pensare che io sarei stato meglio senza di lui? Avevamo un patto: camminare assieme,  ed adesso mi ha lasciato solo.

Le famiglie sono spesso lasciate in silenzio, attonite di fronte al suicidio, tormentate dal sollievo che la persona che hanno visto soffrire e di cui hanno condiviso la sofferenza sia, forse, finalmente in pace. Che la famiglia possa andare avanti quietamente, in normalità. E poi ti basta un niente e ti ritrovi a piangere ed urlare come un bambino perchè non c’è una normalità, non potrà mai esserci.

Io avevo 15 anni un giorno quando sono tornata da scuola un’ora prima, assemblea di istituto. Mi ricordo ancora il sole di primavera che inondava la stanza, La stanza in cui non riuscivo a svegliare mia madre. Ricordo la telefonata al 113, non c’era ancora il 118, io che cercavo di svegliarla, la corsa in ambulanza, la lavanda gastrica, i poliziotti che mi interrogavano, un pò blasè, chissa quante ne avevano viste di alcolizzate che avevano preso una pastiglia in più. E’ stata una fortuna,un caso, quell’ora lì. Fossi uscita da scuola alla solita ora mia madre mi avrebbe lasciato. Così.

Ancora adesso chiudo gli occhi e vedo nella stanza piena di sole. Alle volte è stato tutto quello che mi ha fatto continuare a camminare.

A tutti quelli arrivati un’ora tardi, offro le mie lacrime e la promessa di continuare a camminare in nome dei vostri cari. Che i loro nomi non siano dimenticati, perchè sono eroi caduti nella più feroce delle guerre: la vita.

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