“Sarà un’occasione per avere un approccio non accademico, ma pratico al mondo dell’audio professionale”

 

 

Idee in Circolo da anni organizza numerosi corsi che spaziano dalla pizzica allo yoga, grazie anche alla collaborazione di altre realtà come il Vibra, che si impegnano ad accogliere i cittadini che hanno voglia di sperimentare le proprie passioni o conoscere nuove esperienze corsistiche. Accanto ai numerosi corsi vi è altresì la collaborazione di volontari attivi che da anni cercano di proporre alla comunità nuove esperienze e attività che permettono di acquisire competenze e abilità accanto ad una buona dose di socializzazione. Abbiamo intervistato Massimo Gianaroli, tecnico del corso applicato di tecnica audio/acustica/per appassionati di musica/djs e musicisti. Massimo collabora da anni con il Vibra ed ha fatto diventare la sua passione un lavoro.

1. In che cosa consisterà il corso?

Sarà un’occasione per avere un approccio non accademico ma pratico al mondo dell’audio professionale, per imparare o approfondire nozioni utili per chi si affaccia al mondo musicale oppure per chi ne fa già parte. Approfondiremo tutto ciò che c’è oltre il suo strumento per poterne sfruttare al meglio le possibilità, per esprimere al massimo le proprie capacità ed utilizzare la tecnologia moderna ed espandere le proprie attitudini.

2. Quali sono le maggiori aspettative di coloro che frequentano questo tipo di corso? Le tue invece?

L‘aspettativa maggiore credo sia poter ricevere risposte e spunti per poter accrescere e migliorare la propria preparazione, sia teorica che pratica. Le mie aspettative sono di poter rispondere in maniera esauriente alle domande di coloro che frequenteranno il corso.

3. Come ti sei avvicinato a questa passione?

Ho iniziato dai tempi della scuola superiore, prima come passione come tanti ho deciso di trasformarla in lavoro.

4. Cosa ti ha spinto a collaborare con noi?

Sono ormai anni che collaboro con il circuito Arci di Modena quindi il passo è stato più che naturale.

“Per ballare la pizzica non occorre essere folli ma può aiutare”

 

 

Siamo giunti alla IX edizione del corso di pizzica organizzato a Modena da Idee in Circolo in collaborazione con il Vibra. Ogni anno il corso attrae persone che amano questa danza e persone che, invece, si lasciano guidare dalla musica e dalle melodie. La pizzica riesce  a coinvolgere tutti e a creare una forte sinergia all’interno del gruppo. Per chi non la conosce, la pizzica veniva usata come cura per le “tarantolate”,  donne affette da un malessere psicologico ed esistenziale. Come dice Monica De Virgilis, tecnica del corso, tante sono le emozioni e la passione che abbiamo cercato di trasmettere. Monica da anni collabora con noi ed è un’amica oltre che una ballerina.

1. Siamo giunti alla IX edizione del corso di pizzica. Qual’è secondo te il segreto di questo “successo”?

Non sembra vero che siano già trascorsi 9 anni. Ad ogni inizio corso mi sento emozionata come se fosse la prima volta! Ricordo ancora l’espressione del viso di Manuela quando, durante un aperitivo, mi propose questa bellissima impresa: fare un corso di pizzica a Modena. Inizialmente ero un po’ spaventata, ma poi, percependo l’entusiasmo con cui me ne parlava mi sono fatta volentieri coinvolgere e, ad oggi, sono contenta ed onorata di farne parte. Non credo che il “successo” del corso sia dovuto ad un “segreto” in particolare, quanto invece alla passione e alle emozioni che negli anni abbiamo cercato di trasmettere. Utilizzo il plurale perché penso che la longevità di quest’iniziativa sia frutto e merito anche (e soprattutto) della co-partecipazione, dell’energia, della simpatia, della disponibilità dei ragazzi e delle ragazze di Idee in Circolo nonché dello staff del Vibra che da anni ci ospita, ci supporta e, soprattutto, ci sopporta (ne cito uno a caso: Bruno, che da anni ascolta pazientemente la nostra sigla iniziale e la nostra playlist). Lo scopo del corso non è solo quello di imparare i passi per ballare la pizzica ma anche quello di stare insieme e ballare insieme, ridere, scherzare o semplicemente divertirsi dopo una giornata stressante al suono di una melodia che alcune volte è incalzante e frenetica ed altre dolce e malinconica, muovendosi – come dico io – “così come ci viene naturale”. I passi, il portamento e la danza vengono da sé quando riusciamo a staccarci dai vari pregiudizi e condizionamenti esterni e decidiamo di farci coinvolgere dal ritmo travolgente della pizzica.

2. Come ti sei avvicinata a questa passione?

Durante la mia infanzia capitava spesso di sentire le zie più anziane parlare di lavoro, di storie personali e della gente del paese. Capitava spesso che durante queste sere qualcuno intonasse dei canti e che si “attaccava” a suonare con i pochi strumenti musicali che si avevano a disposizione come il tamburello, l’armonica a bocca e, quando c’era un musicista in famiglia, anche un organetto. La semplicità di questi racconti mi ha sempre affascinata ed incuriosita, così ho cominciato ad avvicinarmi prima all’ascolto della musica popolare e dopo alla danza.Con l’arrivo a Modena (ormai risalente a ben oltre 23/24 anni fa) e l’incontro con alcuni cari amici dai “Niftamera” ai “Krasì” ed altri ancora, conosciuti soprattutto durante le serate in cui dal nulla si improvvisava una suonata e una ballata, la mia passione per la cultura popolare e della pizzica in particolare è andata sempre più crescendo tanto da diventare da semplice curiosità e passatempo a desiderio di far conoscere e divulgare qui, nel nord, le tradizioni musicali della mia terra.

3. Cosa ti ha spinto a collaborare con noi?

Ciò che mi ha spinto a collaborare con Idee in Circolo, che ancora ringrazio per questa bellissima esperienza e per l’opportunità di arricchimento personale che mi continua a dare, è stata la voglia di stare insieme condividendo la mia passione per la cultura popolare anche con persone che stanno attraversando momenti non “semplici” della loro vita. Utilizzare la danza e la musica come strumento per sensibilizzare e superare i pregiudizi che spesso si hanno nei confronti di chi soffre di disturbi psichici è una bellissima terapia…come diciamo ormai da un po’ di tempo a questa parte: per ballare la pizzica non occorre essere folli ma può aiutare!

 

Nuove idee, nuovi stimoli. “Le Parole Ritrovate”

Sabato 19 Gennaio si è riunito a Modena il collettivo Modenese del gruppo “Le parole Ritrovate”. Il primo incontro di un nuovo anno da trascorrere insieme. Siamo entusiasti e soddisfatti dell’anno appena trascorso. Da anni abbiamo maturato una forte energia collettiva che, ad oggi, ha portato alla produzione del libro “E adesso parliamo noi” che raccoglie la parola delle persone che direttamente o indirettamente attraversano o hanno attraversato i servizi di Salute Mentale.

Poesie, racconti e pensieri che abbiamo voluto condividere e far conoscere.

Abbiamo presentato il libro per la prima volta a Màt 2018. Siamo stati invitati all’interno dell’associazione Trame 2.0 e il 24 Febbraio faremo tappa a Roma. Quest’anno continueremo il tour del nostro libro e al tempo stesso proveremo ad andare oltre.

Molte sono le idee che abbiamo tirato fuori. Indiscusse le persone a cui vorremmo arrivare, i giovani. Quei giovani che si affacciano al mondo, quei giovani proiettati al futuro. Un futuro da coltivare e proteggere sotto molti aspetti. Abbiamo condiviso l’idea di trovare spazi di confronto e riflessione non solo rispetto temi a noi caldi.

Desideriamo andare oltre, farci portatori di temi che riguardano tutti e soprattutto loro, i giovani. “Giustizia climatica” vi dice qualcosa?

Dal confronto con i giovani alla narrazione poetica. Componimenti poetici da realizzare, ad esempio, gli “Haiku”.

Quanti di noi conoscono il dialetto modenese? E il dialetto pavullese? Potremmo lavorarci su, potremmo insegnarlo a chi non lo conosce.

Se ci spingessimo oltre la parola scritta e realizzassimo un video, un cortometraggio tarato per i nostri giovani?

Tante idee da rendere operative già a partire dal prossimo incontro che, segnate in agenda, si terrà Sabato 23 Febbraio presso Lo Spazio Nuovo.

E poi? Racchiudere ciò che nasce all’interno di un tour, una staffetta da portare avanti in provincia.

 

Lavoratori volontari o volontari lavoratori?

Io ho fatto diversi lavoretti come volontaria durante la mia vita. Il viaggio più lungo l’ho fatto con i sinti, zingari giostrai che vivono in italia da secoli e parlano italiano. Andavo ad aiutare i bambini a fare i compiti e parlavo con le donne cercando un contatto. E’ stata una bella esperienza, ma quando mia madre si è ammalata non ho avuto dubbi nel mollare tutto ed occuparmi della mia famiglia.

Poi mi sono ammalata, ho avuto una lunga fase maniacale in cui mi sono buttata nel lavoro come un’autentica carrierista di m….. Ovviamente ho avuto un crollo totale, un burnout che mi ha portato al CSM, alla diagnosi ed alla medicazione che mi mantengono in equilibrio.

Ho ricominciato a lavorare, un lavoro al di sotto delle mie qualificazioni, terrorizzata che scoprissero la mia malattia. Quando l’hanno scoperto è cominciato il mobbing. Niente di pesante, ma abbastanza per farmi sentire una persona inutile. Dopo che la ditta è fallita ho fatto un anno di depressione totale, immobile a casa davanti al computer e uscivo solo per fare la spesa.

Ho fatto il corso Esp quasi per noia. Mi incuriosiva, poi mi entusiasmava e poi volevo il lavoro.

Mi hanno proposto Idee in circolo. All’inizio solo la redazione, poi l’assemblea del lunedì poi…il mondo. Adesso sono impegnata quasi tutti i giorni ed ho riguadagnato fiducia in me stessa.

Il 4 Febbraio comincio a lavorare, pagata, come Esp. Ho organizzato i miei turni in modo da poter ancora mantenere il mio livello di volontariato, ma so che dovrò rinunciare a qualcosa.

C’è chi pensa che il volontariato abbia lo stesso valore del lavoro. Come dice Marina, Esp di Reggio Emilia – “io prendo la pensione ma i soldi che guadagno valgono di più per me” –

Io penso che il volontariato sia importante e sia bellissimo. Ma se non hai lavorato o fatto lavori al di sotto delle tue qualificazioni o perso lavori perchè sei un pò matto, il momento in cui vedi il volontariato diventare lavoro è magico. Riacquisti dignità, impegno, responsabilità.

Poi ti terrorizzi all’idea e devi organizzare Gruppi AMA coi tuoi colleghi, ma questa è un’altra storia.

 

Maddalene Matte: Luciana artivista.

 

 

1. Cos’è il Teatro delle Oppresse?

Il Teatro dell’Oppresso è uno strumento teatrale per rompere le oppressioni. Il Teatro delle Oppresse, organizzato in gruppi chiamati Maddalene è nato dal bisogno di unire le forze tra donne per combattere le oppressioni di genere. Nasce dal bisogno di noi attiviste di combattere il Maschilismo nello stesso Teatro dell’Oppresso.

2. Come ti sei avvicinata a questo modo di fare teatro?

Ho cominciato con il teatro più convenzionale e contemporaneamente ero un’attivista politica. In una riunione di Social Forum mi fu proposto di fare uno spettacolo per una manifestazione contro la guerra in Iraq e da lì mi appassionai a questo metodo perchè mi permetteva di mettere insieme la mia voglia di cambiare la società con il mio strumento estetico, il teatro.

3. Cosa possono aspettarsi le partecipanti al laboratorio?

Di conoscersi meglio, di scoprire le proprie capacità espressive. Si crea una comunità di affetto,dove si condividono emozioni forti, ci si sente sorelle (sororidad) e ci si diverte. E’ anche un modo di fare politica partecipativa, ossia stimolare gli spettatori a riflettere e a trovare nuove soluzioni ad oppressioni sociali.

4. Cosa ti ha spinto a collaborare con Idee in Circolo?

Io mi sono avvicinata attraverso la partecipazione a Parole Ritrovate e mi interessava lavorare sul tema della salute mentale, partendo con un approccio femminista da me stessa, dalla mia diagnosi ed esperienza psicotica, quindi mi sono avvicinata perchè non è calato dall’alto dai servizi, ma parte dagli stessi “utenti”. Già conoscevo le persone e il loro modo di lavorare sulla realtà della salute mentale.

5. C’è qualcos’altro che vuoi dire?

Le Maddalene Matte, che unisce il mio attivismo politico, femminista e sulla salute mentale, è stata una mia invenzione perchè sentivo il bisogno che all’interno dei gruppi delle Maddalene si parlasse di salute mentale, perchè sento come il maschilismo sia una delle ragioni del disagio mentale delle donne. Sento anche che la Psichiatria è molto maschilista e paternalista e cerco di fare una critica femminista a questo. Questo connubio di Maddalene e Matte sta diffondendosi a livello internazionale in Francia e con incontri internazionali tra donne europee e latino americane.

Tante nuove parole ritrovate

Avete perso la parola? Avete tante cose da dire ma non ci riuscite? Bè noi utenti della salute mentale abbiamo creato un posto per le nostre parole: i gruppi bisettimanali in provincia e mensili a Modena di Parole Ritrovate.

Parole Ritrovate è un movimento nazionale nato a Trento per dare voce agli utenti della salute mentale. Ci sono tanti progetti in giro per tutta Italia ispirati da Parole Ritrovate.

A Modena, l’anno scorso il nostro progetto ha dato vita alla produzione di un bellissimo libro “E adesso parliamo noi” che raccoglie poesie, pensieri racconti e di tutto un pò, scritti da persone che attraversano il disagio mentale. Al momento siamo impegnati nella promozione del libro in giro per tutta Italia. Per esempio il 24 Febbraio saremo a Roma.

Ma non ci fermiamo. Stiamo già pensando a nuovi pensieri e progettando nuove esperienze.

Ci ritroviamo Sabato 19 Gennaio alle 10:30 allo Spazio Nuovo (Via IV Novembre 40/b affianco ad Arci Modena). Sarà una mattinata di scambi di idee e di progetti di Parole Ritrovate.

Siete tutti invitati.

L’Italia

Dalle Alpi Settentrionali

agli Appennini Meridionali

dalla Pianura Padana

alla Campagna Romana

dalla Tirolese Bolzano

alla Sicula Cefalù

terra più bella non ci fu

un inno alla gioia in quest’istante

con la lingua di Alighieri Dante

lode all’Italia, terra sensuale che ti ammalia.

“Condividere sedi e spazi è diventato condividere i progetti e le intenzioni”

Per il secondo anno consecutivo Idee in Circolo vi propone il corso di Home Recording, come nella passata edizione a seguirlo sarà Matteo Litta, detto e conosciuto come Dj Cecc, già attivo da anni all’interno di altre realtà a noi vicine, come il Vibra. Matteo ha seguito ed insegnato ai partecipanti al corso Dj che si è concluso con successo recentemente. La redazione di Idee in Circolo lo ha intervistato.

1. In cosa consiste il corso?

Il corso consiste nel riassunto del percorso che ho fatto io per imparare a realizzare un disco da solo, in casa. Sono tante piccole idee e consigli per poter fare tutto in casa, spendendo poco e ottimizzando tutto quello che abbiamo a disposizione.

2. Questa sarà la seconda edizione del corso di home recording, quali sono le aspettative di chi frequenta questo tipo di corso? Quali sono le tue?

Il corso è rivolto a tutti i musicisti che non hanno mai approcciato alla possibilità di registrarsi e che vorrebbero realizzare un disco o delle canzoni senza rivolgersi ad uno studio. Personalmente spero che come l’anno scorso aderiscano musicisti con la voglia di imparare.

3. Come ti sei avvicinato a questa passione?

Io nasco come DJ, non ho mai avuto una preparazione musicale classica ma sono sempre stato in mezzo ai musicisti, fin da molto giovane ho fatto il fonico per le band degli amici, poi crescendo ho avuto la possibilità di studiare alla Music Academy 2000 di Bologna dove mi sono diplomato in Recording e ho avuto la possibilità di collaborare con vari gruppi musicali nella realizzazione di dischi.

4. Cosa ti ha spinto a collaborare con noi?

La collaborazione con Idee in Circolo deriva dal mio legame con il Vibra Arci Left, condividere sedi e spazi poi è diventato condividere i progetti e le intenzioni, Idee in Circolo e lo Spazio Nuovo sono diventati i contenitori ideali per ciò che personalmente posso dare, nel mio piccolo, alla crescita collettiva.

“L’arte che mi permette di guardare e raccontare il mondo a modo mio”

Idee in Circolo da anni organizza numerosi corsi che spaziano dalla pizzica allo yoga, grazie anche alla collaborazione di altre realtà come il Vibra, che si impegnano ad accogliere i cittadini che hanno voglia di sperimentare le proprie passioni o conoscere nuove esperienze corsistiche. Accanto ai numerosi corsi vi è altresì la collaborazione di volontari attivi che da anni cercano di proporre alla comunità nuove esperienze e attività che permettono di acquisire competenze e abilità accanto ad una buona dose di socializzazione.

La redazione di Idee in Circolo ha intervistato Lucia Montagna che quest’anno, oltre al corso yoga porterà avanti il corso foto eventi live, un corso nuovo ed entusiasmante.

1. In che cosa consiste il corso foto eventi live?

Il corso vuole fornire elementi di base per imparare a fotografare eventi live, feste e cerimonie di ogni genere; sarà strutturato in 7 incontri (3 teorici e 3 uscite e uno finale per confrontare i lavori svolti insieme). Da Lunedì 4 Febbraio dalle 19.30 alle 20.30 presso Associazione Idee in Circolo.

2. Quali sono le maggiori aspettative di coloro che partecipano a questo tipo di corso? Le tue?

Sicuramente imparare ad utilizzare la fotocamera digitale andando aldilà di quelle che sono le impostazioni base che solitamente vengono utilizzate da chi non conosce la macchina fotografica ma anche avere spunti e idee su quello che riguarda la “costruzione” di una foto prima dello scatto. Come nei mie corsi precedenti, sicuramente, mi aspetto molto entusiasmo, voglia di sperimentare e mettersi in gioco da parte di tutti quelli che parteciperanno. Non mi stupirei di trovare qualche talento innato…

3.  Come ti sei avvicinata alla passione del mondo della fotografia? 

La fotografia è da sempre stata una mia grande passione fin da bambina! Grazie ai miei studi in grafica e fotografia ho avuto la possibilità di approfondire e sviluppare meglio quest’arte che mi permette di guardare e raccontare il mondo “a modo mio”.

4. Cosa ti ha spinto a collaborare con noi?

Ho da sempre collaborato in realtà come Idee in Circolo perchè credo nel volontariato e credo nelle comunità di persone che si danno da fare per migliorare la vita di tutti. Sono assolutamente convinta che la cultura e l’arte siano gli unici mezzi che abbiamo per uscire dall’ignoranza.