Parole Ritrovate

Sabato scorso, ci siamo ritrovati con il gruppo di Parole Ritrovate, per continuare il lavoro di confronto iniziato già lo scorso 23 Febbraio. All’inizio, data la presenza di alcune persone che non avevano mai partecipato alla riunione, abbiamo ricordato come è nato il movimento di Parole Ritrovate e gli obiettivi che vuole raggiungere.

In questa occasione, abbiamo ricordato l’importante impegno che abbiamo cominciato a portare avanti con alcune scuole superiori, per cercare di coinvolgere i ragazzi in un percorso condiviso di interazione e di confronto.

E’ stato ricordata anche l’importanza delle battaglie legate ai cambiamenti climatici, con la possibilità per il movimento di Parole Ritrovate di attivarsi su questo tema.

L’incontro ha avuto vari spunti di interesse, sono venute fuori nuove idee per continuare la progettualità insieme.

Prossimo appuntamento sabato 13 Aprile!

 

 

Una notte di ordinaria mania

 

Volevo dimagrire. Sono un quintale, ho mal di schiena e male alle anche.  Non riesco a camminare diritta.

Ma non riesco a smettere di mangiare.

Non ho più la cistifellea ed ho un fegato spappolato.

Ma non riesco a smettere di mangiare.

Problema che ho sempre avuto, sin da piccola, ma peggiorato con gli anni e gli psicofarmaci. Sono andata dall’endocrinologo e mi ha suggerito di cambiare l’antidepressivo. Cambiarlo con l’unico antidepressivo che toglie l’appetito:

La fluoxetina, meglio conosciuta come Prozac viene anche usata per i suoi effetti anoressizzanti. Ma raramente va d’’accordo con il disturbo bipolare.

Ne ho discusso con il mio psichiatra, ci siamo messi d’accordo di fare una prova.

Ho cominciato subito con gli effetti collaterali. Mi sentivo il corpo elettrico, mal di testa costante e mi sentivo un poco dissociata. Mercoledì per cercare di rimettermi in sesto, visto che ero irrequieta ed insopportabile ho cercato di scrivere nel mio diario ma, non solo non riuscivo a scrivere le parole, ma la mia calligrafia era così precaria che non riuscivo a scrivere sulle linee.

Mercoledì abbiamo avuto un ospite straordinario, il fotografo Tano D’amico che ha incantato tutti, ma non sono riuscita a godermelo perché…avete presente quei Babbi Natali gonfiabili attaccati ai balconi? Ecco io ero fuori come un Babbo Natale attaccato al bancone.

Alla fine sono tornata a casa presto. Vado a letto distrutta da notti insonni e cerco di dormire.

Alle 3 di notte mi sono trovata a guardare il soffitto, occhi spalancati e quel senso di lucidità che solo un attacco maniacale ti dà: dovevo lasciare tutto, Idee in Circolo ed il mio lavoro. Dovevo farlo. Era l’unica cosa logica da fare.

Fortunatamente gli stabilizzatori hanno funzionato ed ho riconosciuto la mania per quello che è, una falsa lucidità, un falso potere assoluto.

Così mi sono alzata ho chiamato un amico dall’altra parte del mondo e mi sono calmata un po’. La mattina ho parlato con il mio medico, abbiamo deciso insieme che il Prozac non fa per me e ho lavorato.

I miei pensieri sono ancora confusionari e la voglia di nascondermi è forte, a cinque giorni di distanza.

Ma devo dire che Idee in Circolo mi ha salvata: il solo pensiero di lasciare questo luogo e gli amici che ho qui mi ha fatto rendere conto dei rischi che correvo. Che corro ancora. Che correrò sempre.

Ma non da sola.

Tano D’Amico, parole e immagini

 

Mercoledì 13 Marzo, presso Lo spazio Nuovo, abbiamo avuto il gran piacere di accogliere Tano D’Amico. L’accoglienza è stata introdotta da Anna Ferri dell’ufficio comunicazione di Arci Modena, a seguire c’è stato l’intervento di Giovanni Rossi presidente di ODG Emilia Romagna che ha presentato il workshop di Tano D’Amico.

Tano D’Amico è un giornalista foto-reporter professionista che realizza reportage su carceri, manicomi, rom documentando manifestazioni in piazza; racconta la società attraverso immagini usando la fotografia come strumento unico che permette di suscitare una memoria visiva. Documenta cambiamenti storici e fenomeni sociali della realtà quotidiana; preferisce fotografare in bianco e nero perché il colore ha la necessità di trasformazioni e cambiamenti con l’adeguamento tecnico necessario per supportarlo.

Nel corso del workshop sono state poste alcune domande dai partecipanti dando luce al modo in cui Tano D’Amico, utilizza le fotografie nei suoi reportage. I cambiamenti culturali e sociali, come da lui spiegato, prendono vita attraverso le immagini catturate “mimetizzandosi” nei contesti. Ha poi spiegato come costruire una narrazione per immagini e lasciare una memoria visiva necessaria per raccontare cosa succede quando le parole non sono sufficienti.

Dopo una pausa è stato proiettato il documentario “Il fattore umano”, realizzato da Francesco Rossi e Matteo Alemanno, che ripercorre la storia dei movimenti di lotta nella capitale ma non solo attraverso le immagini scattate da Tano D’Amico e il racconto di una voce narrante che riprende alcuni stralci tratti dal libro del fotografo, “Di cosa sono fatti i ricordi”. Un libro che nel prologo afferma “Non è una fotografia che può fare la verità. La verità non è una pallina di tennis che s’intercetta. Non è un rigore che si para con vigoria e prontezza. Non è una farfalla –anche se bellissima- che si può catturare con una retina… .”

Questo lavoro rappresenta attraverso immagini, filmati originali e numerose interviste un arco di tempo partendo dagli esordi del fotografo, quindi dagli anni ’70 , con l’inizio delle lotte per l’occupazione delle case fino ai movimenti del ’77, arrivando fino ai giorni nostri con il G8 di Genova del 2001, gli scontri del 15 ottobre del 2011 a Roma, le manifestazioni antifasciste, passando per una Palestina martoriata dall’occupazione israeliana.

Di notevole importanza sono le testimonianze di diversi protagonisti diretti di quegli anni o di attivisti, giornalisti e intellettuali che hanno saputo interpretare e raccontare l’essenza del lavoro di Tano d’Amico.

“La settimana è stata un occasione di crescita personale”

Mi chiamo Simone, frequento il liceo classico Muratori-San Carlo e ho svolto la mia prima esperienza di alternanza scuola-lavoro presso Idee in Circolo nella settimana dal 18 al 23 febbraio 2019. Essendo la mia prima esperienza in ambito lavorativo, non sapevo bene cosa aspettarmi, quindi il 18 febbraio mi sono recato presso il luogo di lavoro senza alcuna aspettativa, nè positiva nè negativa, riservando un giudizio a tutto il percorso per la fine dell’esperienza. Ora posso certamente affermare che Idee in Circolo colloca lo studente in un ambiente familiare, dove si può ridere e al contempo lavorare, dove i referenti sono amichevoli e cordiali, sempre disponibili al dialogo.

La settimana di alternanza è stata, quindi, occasione di crescita personale, grazie alla diversità delle persone incontrate, che mi ha fatto capire quanto la nostra società sia variegata e dunque necessiti di rapporti e dialoghi tra le persone. Le attività svolte sono state molteplici, tutte quante coinvolgenti e lontane da quello che noi studenti siamo “costretti” a fare ogni giorno.

Tra queste attività, due hanno a mio avviso lasciato il segno: la radio, esperienza stimolante dal punto di vista creativo e il pomeriggio con i bambini, durante il quale mi è stato possibile “ritrovare” un po’ della mia infanzia e distaccarmi, per un attimo, dal mondo complesso in cui viviamo.In conclusione, sono pienamente soddisfatto della mia esperienza presso Idee in Circolo,dalla quale ho potuto imparare molte cose che a scuola non sono insegnate.

“Sicuramente non mi sarei mai aspettato di trovare un tale calore”

Nelle scorse settimane abbiamo accolto tre ragazzi in alternanza scuola-lavoro fra Idee in Circolo e Social Point. Ecco la testimonianza di Andrea.

Come prima esperienza in un’associazione di volontariato, posso dire di essere rimasto positivamente sorpreso, soprattutto dall’ umanità che è emanata dalle persone là presenti.

Uno dei luoghi comuni più ricorrenti quando si va a pensare ai gruppi di supporto per persone con disagi emotivi di qualunque tipo, è che sia un luogo lugubre e angosciante. In realtà in questo posto ho trovato l’esatto contrario, tante persone unite che si aiutano facendo tirare fuori il meglio di ognuno di loro.

Sicuramente non mi sarei mai aspettato di trovare un tale calore, una vera e propria famiglia che regge le spalle l’uno all’altro.

Tra le attività ricreative che ho trovato più divertenti primeggia il progetto di “Radio Liberamente”, dove ho avuto la possibilità di condividere i miei pensieri e la mia musica. Oltre all’uncinetto, provare i trampoli, partecipare ad un programma radiofonico, ho soprattutto imparato il valore della compassione e rispetto nei confronti di persone che, anche se diverse dai classici prototipi della società, hanno un intero mondo dentro di loro da scoprire.

Intervista al Dott. Fabrizio Starace

 

La settimana scorsa siamo andati a visitare il Dottor Fabrizio Starace, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche, per celebrare la sua nomina a Membro laico per la Salute Mentale alla Consulta Nazionale per la salute.

Il Dottor Starace è stato, come al solito, gentilissimo e generoso con il suo tempo. Il 5 Febbraio al CUFO di Bologna sono stata testimone della sua emozione nel ricevere la notizia, e devo dire che la soddisfazione per questo figlio adottivo di Modena è tanta. Il Servizio di Salute Mentale di Modena è visto come un’eccellenza ed il Dottor Starace è riuscito a far lavorare insieme servizi, associazioni ed altri stakeholders per ottenere risultati come Contenzione Zero e l’introduzione degli Esperti per Esperienza nei servizi.

Abbiamo cominciato parlando di psichiatria, di questa branca della medicina che si basa sul dialogo e la relazione per la sua diagnosi e in cui ci sono quasi tante diagnosi quanti sono i pazienti. Il suo lavoro gli piace molto ed è coerente coi suoi pensieri e si ritiene fortunato ad aver trovato qui un ambiente ricettivo. Venire a Modena è stata una scelta difficile ma gratificante soprattutto nel lavoro.

Ritiene di avere un’etica lavorativa molto anglosassone. Qui devo ammetterlo sono stata un pò il Fantozzi al suo mega direttore generale ringraziandolo per la sua importante parte nel rendere realtà gli Esperti per Esperienza, altra idea nata nel mondo anglosassone.

A Roma vuole mettere in luce il tema della Salute Mentale, trascurato negli ultimi anni. Una delle ragioni per cui è stato scelto per il ruolo è il suo lavoro con la SIEP (Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica) nel portare l’attenzione alla carenza di medici ed in particolare a quella degli psichiatri che sembra destinata a peggiorare nel tempo.

Nei suoi progetti per il futuro c’è un maggiore coinvolgimento degli utenti nel percorso di cura e lo sviluppo di risorse come le disposizioni anticipate di trattamento. Nel futuro sognato c’è il superamento delle differenze tra psichiatria, psichiatria infantile, servizi sociali e dipendenze per creare tante unità di quartiere e dare alla psichiatria un volto umano.

Scatto, prospettive, sfondo e tanto altro

 

Lunedì 4 Febbraio presso l’associazione Idee in Circolo è partito il corso di foto eventi live che oggi vedrà la sua conclusione.

Il corso si è suddiviso in 4 lezioni di teoria e 3 lezioni di pratica. In questo modo abbiamo potuto conoscere maggiormente il mondo della fotografia, grazie a Lucia Montagna, tecnica del corso e un’amica che da anni collabora con noi.

Nelle lezioni di teoria i corsisti hanno potuto imparare diverse nozioni, ad esempio, fare una bella foto in caso di scarsa luce, impostare il tempo di scatto, la messa a fuoco, l’apertura del diaframma, la modalità di scatto manuale o automatica, la foto mossa, i contrasti e i dettagli di uno sfondo.

Grazie alle lezioni di pratica, poi, i corsisti hanno tentato di sperimentare quanto imparato nella teoria. Le lezioni di pratica si sono svolte al Vibra in diverse occasioni, una il venerdì e il sabato durante i concerti e un’altra il mercoledì durante il corso di pizzica. I corsisti hanno fotografato i diversi eventi e le persone in azione e in movimento, cercando di catturare la luce migliore, la posizione e le diverse angolature tenendo conto della prospettiva.

E’ stato un corso interessante in cui si è potuto approfondire maggiormente la conoscenza della macchina fotografica e i corsisti sono riusciti a concludere il corso con una maggior consapevolezza su cosa vuol dire fare una “bella foto”. Il corso ha offerto ai partecipanti le nozioni per poter scattare foto ad eventi, feste e cerimonie. E ora…tanta tanta pratica!