Di che sovranismo parli? E’ l’algoritmo che è sovrano

Il 3 luglio abbiamo ospitato Renato Curcio a Lo Spazio Nuovo. Ha presentato “L’algoritmo sovrano”.
In una sala piena quanto calda, abbiamo resistito in un ascolto attento e silenzioso per oltre due ore.
Vi proponiamo qualche passaggio del suo intervento che riteniamo saliente:

[….]c’è una specie di corto circuito per cui se parliamo di rete parliamo di social network: bene, diciamo pure che nel mondo di internet i social non c’ entrano nulla.
I nostri dati sono in mano al mondo dello studio (pensate la piattaforma Almalaurea), del lavoro, del consumo.
Il nostro consumo è tracciato, i nostri accessi sono controllati.
Questo mondo è diventato così importante che ci pone 3 problemi antropologici:
ci sono ormai contesti obbligati per cui nessuno può ormai più tirarsi fuori da questo mondo, per cui è sciocca la posizione di chi rifiuta l’uso della tecnologia. perché inesorabilmente produciamo dati non facendo nulla. E tra pochi anni tante nostre attività saranno mediate da dispositivi digitali.
Per es. la carta d’identità digitale:
la carta d’identità digitale ha un microchip con impronte digitali e tratti facciali cioè dati biometrici. e in più vi hanno dato un pin a un puk. il piano di digitalizzazione dell’amministrazione pubblica in Italia è un piano che prevede che tra tot anni tutte le operazioni passeranno attraverso un unico documento che avrà in se il dispositivo digitale che consentirà di avere memoria di qualunque operazione. capite che dal punto di vista di monitorare le attività economiche e sociali dei cittadini è un punto di grande rilievo.
siamo di fronte ad una evoluzione antropologica.
Transumanesimo e post umanesimo, discipline insegnate e fortemente sostenute dalle grandi imprese digitali che dicono beh guardiamoci intorno, le cose che vi ho detto sono evidenti di per se questo sta a significare che nel giro di pochissimi anni, l’uomo sapiens sarà un arcaismo. Sarà una parte del ns genere così irrilevante dal punto di vista sociale che finirà di costruire una sub classe,
ci sarà un genere tecnologicamente implementato ed evoluto e ci sarà una sub classe.

[….] il loro risvolto eugenetico ha portato a sperimentazione in Germania ed in Italia ed ha portato le prime domande su quelle che sono i rischi di un intervento sul dna che si potesse risolvere in un catalogo con le caratteristiche della specie. Faccio un’operazione di chirurgia genetica e scelgo come voglio il mio bimbo.
Quale economia può essere fatta utilizzando la microchirurgia genetica, che allo stato attuale ha raggiunto la capacità di fare operazioni giudicate eticamente non adatte, e quindi si bloccano.
E’ un aspetto inquietante per la scarsa consapevolezza che noi cittadini abbiamo dei brevetti che stanno a fondamento di tutte queste tecnologie.
Questo pone problemi politici molto seri: il monopolio di queste tecnologie x il mondo occidentale è il mondo americano. Tutti i dati prodotti a livello occidentale nel mondo finiscono nelle banche dati di queste strutture. qui crea una situazione strana. In Italia c’è un grande dibattito sul sovranismo, è un dibattito ridicolo sul piano della storia. Ci renderemmo conto che nessuno stato al mondo al momento è sovranista. alla parola sovranismo per ciò che riguarda gli stati non corrisponde a realtà.
Non c’è un sovranismo politico ma c’è un sovranismo tecnologico.
Parliamo di tecnologie che hanno due versanti, uno economico: i dati si scambiano, noi li regaliamo a tutte le aziende con cui entriamo in contatto, loro li utilizzano per pubblicità.

E’ un nuovo modo di immaginare il sistema politico che non passa più dalle relazioni ma dalle reti.

[….] un viceministro per comunicare col mondo non va in parlamento e apre il suo videino e dice una nave ha speronato una nave militare italiana.
10 secondi e le chiacchiere si diffondono.
E’ una storiella, ma non ha nessuna importanza il suo nesso con la realtà, un sistema robotizzato prende la finestrella di fb e la amministra sull’intera rete che nel frattempo si è costruita. poniamo 2 milioni e mezzo di persone in un minuto e mezzo. la politica si fa li e in quel minuto e mezzo non c’è cittadino che possa fare resistenza.
perché non raggiunge 2.5 milioni di persone.
Siamo in una fase in cui le storie che ci vengono raccontate dai vari politici nelle varie finestre digitali, possono essere inverosimili ma tanto non pagano pegno. L’effetto lo raggiunge in quel minuto e mezzo.
Trump invia messaggi in rete ogni 16 minuti.

Come insegnavano i grandi sociologi le storie passano immediatamente. Ciò che non siamo in grado di fare è batterci per imporre il diritto a non vederci raccontare un’infinità di storie perché i social sono aziende private che possono fare ciò che vogliono.

Hanno in mano i dati sanitari di mezzo mondo.

Il microchip invisibile potrebbe sostituire le carte di credito e permetterti di risparmiare ulteriore tempo.

Gli spazi di democrazia sono minacciati perché la democrazia c’è e nasce solo dove c’è conflitto tra persone, dove non c’è non c’è democrazia. Ci può essere efficienza, una forma di simile democrazia. nel mondo e delle relazioni personali, lo scontro non ha nulla a che vedere con lo scontro che si crea sui social.
Io sto bene con le persone per me è fondamentale stare con le persone, come ricercatore mi interessa lo studio del mondo digitale perché allunga a sistemi totalitari.

Come ci siamo arrivati a tutto questo?
Perché 20 anni sono pochissimi.
Quando sono uscito dal carcere non c’era posta elettronica, oggi sarebbe impossibile.
20 anni sono nulla, è accaduta una grandissima trasformazione.
Le tecnologie digitali non sono in continuità con quelle precedenti, il modo di produzione capitalistico si. Le nuove tecnologie sostituiscono le relazioni con le connessioni, dobbiamo imparare a resistere a questo. Non dobbiamo mai escludere il conflitto per fare una produzione creativa del futuro.

Cittadinanza attiva a Modena: testimonianze di Idee In Circolo

Nasce dalla volontà di alcuni utenti della salute mentale che dal 2011 decisero di fondare l’associazione per promuovere una buona salute mentale. Ovvero fare in modo di far conoscere il mondo della salute mentale ai cittadini che non la conoscono, uscendo dai soliti pregiudizi di assistenzialismo, paura, imprevedibilità cercando di fare assieme dei progetti.
Ci è venuto subito spontaneo affiliarci all’arci, realtà che ci ha supportato negli anni di costruzione dell’associazione.
Quindi si è pensato di attivarsi con vari progetti: attività corsistica, eventi di sensibilizzazione tipo concerti in collaborazione al vibra, dibattiti, conferenze, gruppi di auto mutuo aiuto e progetti nelle scuole, con le scuole…
Nello specifico, si sono creati spazi di cittadinanza attiva per gli utenti attivi, che erano anche un po’ spaventati e preoccupati dal mettersi in gioco su cose che nessuno mai aveva pensato che potessero fare, come per esempio:
corso di pizzica, di dj, di home recording, di fotografia, da barman, di joga, di tecnico audio, di tamburello, di sartoria…. Tutti questi corsi sono partecipati sia da utenti che da cittadini, sono tenuti da volontari, che hanno un minimo di rimborso spesa, che sono cresciuti nella nostra associazione o al vibra, e sono organizzati da utenti attivi nell’associazione, che si occupano di aprire e chiudere la sede, fare le iscrizioni, tenere la segreteria delle prenotazioni e tutte le varie necessarie.
Inoltre molti utenti hanno partecipato a questi corsi come formazione interna mettendo poi a disposizione le competenze acquisite all’associazione, per esempio: competenze in ambito fotografico, da barista, da tecnico audio, di sartoria,…….
I corsi sono molto diversi e chiamano in causa una responsabilità individuale e collettiva su diversi aspetti: 1. Gestione delle chiavi, 2. La gestione dei soldi ed il rendiconto delle ricevute, 3. Gestione del gruppo e delle richieste dei partecipanti, 4. Per alcuni corsi, la gestione di ambiti che potrebbero mettere qualcuno un po’ in difficoltà come il corso da barista che ha a che fare con bevande alcoliche.
Un altro aspetto molto importante è la popolarità che hanno i corsi che proponiamo: le tariffe di iscrizione sono piuttosto basse e per chi ha difficoltà si cerca di andare in contro, fino anche a non far pagare il corso, in cambio di un aiuto volontario… questo ovviamente implica un impegno di tutti, sia di chi tiene il corso, sia dei volontari attivi che sanno che possono avere piccoli rimborsi, ma che non sono garantiti.
Eventi di sensibilizzazione:
come associazione proponiamo diversi eventi sul tema della salute mentale, sia nell’ambito di Màt che non, partecipiamo ai vari eventi organizzati a livello locale, regionale e nazionale. Questo preparandoci gli interventi e confrontandoci sulla gestione dei viaggi e delle spese, tra noi e con Social Point.
Sugli eventi musicali, collaboriamo in particoalre col Vibra, ma non solo, sono varie le realtà con cui progettiamo eventi coinvoglendo in particolare Radio Liberamente, di cui poi vi dirà Alberto.
Rispetto a Màt siamo sicuramente stati tra i soggetti promotori e che più fortemente ogni anno sostengono l’organizzazione sia come volontari, sia per gli spazi (il progetto de Lo Spazio Nuovo che dopo vi racconterò), sia per il supporto che offriamo con Radio Liberamente.
Al momento in associazione abbiamo 1 gruppo ama uditori di voci e due gruppi ama generici, li chiamiamo così perché nel tempo abbiamo scelto di non categorizzarli per diagnosi ma lasciarli aperti a chiunque attraversi momenti di difficoltà variopinti… l’accesso al gruppo avviene tramite un colloquio con il facilitatore, che poi confrontandosi col gruppo convdivide il momento migliore in cui la persona possa entrare. Tutti i facilitatori sono utenti, non ci sono operatori nei gruppi e i facilitatori hanno fatto formazioni sull’auto mutuo aiuto con il dipartimento o con il centro servizi volontariato. Partecipiamo ad un coordinamento provicniale di gruppi ama, occasione di confronto sull’andamento complessivo.
Rispetto alle scuola:
ospitiamo studenti in alternanza scuola lavoro e nell’ambito di un progetto con il centro servizi per il volontariato, nonché tirocinanti e ragazzi in tesi di laurea. Inoltre cooprogettiamo interventi nelle classi o in assemblea d’istituto, sia tematici (es sulla Legge Basaglia) sia come volontari attivi dentro a un’associazione di questo tipo. Molti ragazzi che arrivano hanno l’aspettativa di un contesto assistenziale / ospedaliero poi se ne vanno dicendoci che non hanno capito bene chi è utente e chi è cittadino … questa ovviamente per noi è una grande vittoria!
Un altro progetto legato ai giovani è quello del servizio civile, per il 3 anno ospitiamo un giovane, siam partiti da me, poi sono arrivate altre due ragazze. Probabilmente nel prossimo anno faremo un progetto che ne prevede due.
Un altro elemento fondamentale di cittadinanza attiva è la partecipazione al Cufo, alle riunioni di direzione della salute mentale adulti ed alla consulta regionale. Questi ovviamente sono contesti dove abbiamo bisogno di crescere ancora, per acquisire maggior potere e protagonismo.
Nell’ultimo anno abbiamo preso in gestione un nuovo spazio che abbiamo appunto chiamato “Lo Spazio Nuovo”. Si trova in pieno centro cittadino, accanto alla nostra sede e a quella di Arci e del circolo giovanile vibra.
Da prima della fondazione di Idee in Circolo, ai tempi del progetto “Fare Assieme la nostra scuola a Muyeye” gli amici che l’hanno fondata sognavano di gestire uno spazio sociale e creativo, dove si potesse fare assieme.
Lo spazio che avremmo voluto era sempre nell’area Ex Macello di Modena, dove hanno sede la nostra associazione e il Circolo Culturale Left – Vibra, con cui dal 2007 molti di noi collaboravano grazie a vari progetti, come Radio Liberamente e Social Point.
Ci siamo riuniti in assemblea più volte a ragionare di noi, delle nostre forze e di come avremmo potuto sostenere uno spazio nuovo, immenso, sia da un punto di vista umano che economico.
Tanti di noi hanno barcollato fortemente, ma uniti abbiamo pensato di provarci.
Ed è così che è nata, all’inizio del 2018, questa nuova avventura: “Lo Spazio Nuovo”.
Quando ci siamo entrati, sembrava un girone dell’inferno dantesco: mobili, materassi, reti, comodini, tavoli, un delirio di quelli più belli. Ci siamo guardati in faccia e abbiamo iniziato a svuotarlo, abbiamo recuperato 100 pallet e li abbiamo levigati uno ad uno grazie all’aiuto di tanti cittadini e degli amici dell’ufficio mani sporche.
La sartoria ha fatto i rivestimenti per i materassi che sono diventati divani. Chi ha levigato, chi ha cucito, chi ha impregnato, saldato … insomma un sogno che sempre più assumeva forma, grazie all’aiuto di tutti, grazie ad un impegno collettivo.
Verso la primavera abbiamo fatto un laboratorio intensivo “El arte de la basura” aperto al quartiere per finire di riparare i mobili che ci sono stati donati, sistemare e decorare i tavoli, costruire il bar.
Il 23 marzo, grazie al Vibra, abbiamo animato il comparto con street art e musica rap e un gruppo di writer ci ha donato dei graffiti meravigliosi che arredano i muri dello spazio.
In parallelo la rete di realtà che aderiscono è aumentata ed abbiamo incontrato le reti degli studenti medi e universitari.
Queste azioni collettive ci hanno portato a intraprendere vari percorsi di assemblee pubbliche, ancora in atto, che hanno visto il coinvolgimento di centinaia di persone che hanno portato idee: ass pubbliche “lo spazio che vorrei”, ass giovani “c’è spazio per tutti”, assemblee genitori, educatori, insegnanti “un villaggio in crescita”. Le assemblee ci hanno permesso di ascoltare realtà nazionali e regionali, chi vive il quartiere e la città, di accogliere il comitato dei genitori delle scuole vicine.
Così da inizio giugno2018, abbiamo avviato un centro estivo, grazie alla collaborazione con l’ Arci di Modena. Centro estivo che abbiamo ripetuto anche quest’anno ed è ora in atto.
Chi lo avrebbe mai detto, noi a gestire uno spazio aggregativo in centro a Modena? A gestire un centro estivo?
Abbiamo anche creato, su richiesta dei genitori, un doposcuola di 3 pomeriggi alla settimana, gestito dai volontari e creiamo vari appuntamenti settimanali di dibattiti, presentazioni di libri, conferenze, mercato biologico e laboratori per i bimbi.
Abbiamo dato spazio a temi per noi rilevanti, proiettando “Sulla mia pelle” che racconta la storia di Stefano Cucchi, ospitando Cluadia Lodesani, che ci ha raccontato del lavoro di medici senza frontiere, ospitando Tano D’amico che ha approfondito il tema dell’inchiesta sociale, e tanti tanti altri…

Il fare assieme è sempre stato alla base di tutto, la valorizzazione del sapere di chiunque, delle energia di chi poteva, ci ha permesso di accogliere tanti nuovi utenti interessati a collaborare su lo spazio nuovo e con idee in circolo….
D’altro lato la collaborazione con il Comune, con ARCI, con Legacoop, con il Dipartimento di Salute Mentale ci sta permettendo di costruire nuovi progetti ed eventi .
Lo Spazio Nuovo sta offrendo agli utenti percorsi di recovery fuori dai canonici percorsi dei Servizi di Salute Mentale.. Stiamo vedendo tante persone crescere e assumersi responsabilità.

La presenza di tanti cittadini provano la fame di spazi liberi in cui chiunque può partecipare alla pari: spazio di esercizio di cittadinanza attiva per tanti di noi, per gli studenti che hanno uno spazio autogestito di aula studio, assemblee di giovani e per la costruzione di eventi.

Per noi utenti che abbiamo in mano la gestione, alla pari di tutti, proponiamo progetti, idee, eventi e soprattutto lavoriamo attivamente nel quotidiano implicando molta crescita sulla responsabilità
La fatica della crescita. Ci stiamo provando giorno dopo giorno, cresciamo col rischio di calare su altre progettualità dell’associazione.
Imparare a tollerare la Frustrazione che alle volte ci sono pochi partecipanti, anche se poi riflettendo assieme ci accorgiamo che in un anno abbiamo comunque fatto un grande percorso.
La bellezza della rete è indiscussa, ma anche accettare una cogestione in tante teste ha implicato perdere di noi per accogliere del nuovo e questo non sempre è semplice.

Un ultimo aspetto, fondamentale sulla cittadinanza attiva è Come sta in piedi l’associazione? Come possiamo essere veramente autonomi?
Gli spazi che abbiamo sono in concessione tramite bando d’appalto del comune; paghiamo un affitto calmierato al 70% come prevede la legge per le associazioni, e le utenze.. poi abbiamo il rimborso spese ai volontari che tengono i corsi, ad alcuni volontari attivi a lo spazio nuovo, le spese di promozione, di eventuali attrezzature tecniche, …
Questo implica che dobbiamo prevedere delle forme di entrate che permettano di coprire questi costi, in particolare le utenze sono piuttosto alte, e sono:
le quote di iscrizione ai corsi, il tesseramento, la partecipazione a bandi comunali, regionali e nazionali, la partecipazione a bandi della fondazione cassa di risparmio di modena, la partecipazione alla coprogettazione di Social Point, ….
Ovviamente per fare questo ci vuole:
chi scrive i progetti: alcuni utenti stanno affiancando alcuni cittadini che lo sanno fare, per imparare a scrivere i bandi:
chi tiene i rendiconti: alcuni utenti stanno imparando a tenere i rendiconti; un utente redige il bilancio dell’associazione.
Fondamentale per la gestione di tutto questo attivismo è l’assemblea aperta che si tiene ogni lunedì pomeriggio dove chiunque può partecipare e dove si parla di tutti i vari progetti, i turni da fare, i bandi in scadenza, ecc…..
In tutte queste attività è ovviamente fondamentale la relazione che riusciamo ad instaurare tra noi ed in particolare con le persone più in difficoltà, che magari preferiscono partecipare a laboratori più “chiusi” come per esempio la sartoria o il recupero per poi piano piano affacciarsi anche ad altre realtà ….
Che alle volte capita che presi dalle tante cose qualcuno possa “sfuggire” anche se si cerca poi sempre di recuperarlo …