“May The Force Be With You”

 

 

Tanto tempo fa in una galassia lontana lontana… “l’impero Covid” ha portato via molti personaggi iconici.

Oggi vogliamo ricordare la scomparsa di David Prowse conosciuto principalmente per aver interpretato il personaggio di Dart Fener.

Nonostante sia stato lui a interpretarlo fisicamente, George Lucas decise di far doppiare il personaggio da James Earl Jones che aveva una voce più adatta al personaggio. Questa scelta causò non poche polemiche tra George Lucas e David Prowse che aumentarono ulteriormente quando venne scelto un altro attore, Sebastian Shaw, nell’episodio Il Ritorno dello Jedi, l’unica scena in cui si vede il volto di Dart Fener.

Anakin Skywalker fu un leggendario Cavaliere Jedi, che servì la Repubblica Galattica nei suoi anni finali, prima di diventare Darth Vader (in Italia chiamato Dart Fener), un Signore Oscuro dei Sith. Era il figlio di Shmi Skywalker. Fu il bisnonno di Allana e antenato di Nat, Kol e Cade Skywalker.

Se dovessi essere rappresentato da un lato della forza sceglierei il lato del bene perchè è quello più difficile da raggiungere mentre il lato oscuro che è quello rappresentato da Dart Vader è la via dei Lord Sith in cui vige la regola dei due: un maestro e un apprendista.

Ciò che mi ha colpito di più del suo personaggio è la determinazione e la figura tenebrosa capace di incutere terrore nei suoi nemici.

Ed ecco alcune curiosità sul personaggio Dart Fener:

Nel vecchio universo Legends, era stato spiegato come il cristallo rosso dei Sith fosse semplicemente un oggetto sintetico. Il colore era dovuto alla composizione chimica del cristallo, non naturale. Nel nuovo canone, invece, Lucasfilm ha optato per una soluzione differente: il cristallo che sanguina. Per ottenere il suo cristallo personale, infatti, Darth Vader viene inviato in missione da Palpatine stesso per procurarsi il cristallo della spada laser di un Jedi scampato all’Ordine 66.

Marco

 

 

 

 

 

 

 

 

La Parola

 

La Parola

Bollicina vocale,

invasione verbale.

Libera espressione

della propria

essenza vitale.

Quando espropriata

può esaltar la vita,

fa abbracciare

alla tua anima

due ali e

da li riparte,

vola

e con giusta tonalità

da pace

e riaccompagna

al silenzio

nel quale vi lascio

in questo momento.

Fabio Stancari

 

“Date da mangiare a Phil”




Nell’estate 2018 esce sulla piattaforma di Netflix un nuovo documentario “Date da mangiare a Phil” del documentarista americano Phil Rosenthal. In queste due stagioni l’attore parte alla scoperta delle abitudini americane di svariate nazioni. La serie comincia con una sigla che descrive Phil come un uomo felice ed affamato. In ogni tappa della sua avventura cambia nazione e assaggia i piatti tipici delle località che frequenta. Dentro questo documentario ovunque lui vada che sia Bangkok o Venezia tira fuori l’essere umano in tutta la sua completezza e diversità. Ridendo ci insegna il rispetto delle abitudini culturali degli altri paesi.

Una serie che vi consiglio se amanti della scoperta di culture diverse e del viaggio.

Marco

“Assassinio Sull’Orient Express”

 

 

L’8 gennaio 1989 la tv inglese Londen Weekend Television e ITV hanno mandato in onda la serie tv chiamata “Poirot” ispirata al personaggio di Hercule Poirot, protagonista dei romanzi di Agata Christie.

La serie è durata 13 stagioni dal 1989 al 2013 e composta da più di 70 episodi. La serie ha avuto così un enorme successo tra il pubblico.

L’episodio che più mi ha colpito maggiormente fra i tanti visti è “Assasinio Sull’Orient Express”.

Ecco a voi la trama…l’investigatore Hercule Poirot viaggia sul famoso Orient Exprress. Il treno è pieno e una notte viene ucciso uno strano tipo di nome Ratchett. Alla fine si concede alla polizia una soluzione diversa: uno sconosciuto, entrato nel treno, ha pugnalato Ratchett per poi scappare durante la notte.

Solitamente nei racconti di Poirot abbiamo sempre un solo colpevole mentre in questo particolare episodio quello che mi ha colpito di più è stata la presenza di più colpevoli. Anche io mi sono divertito nel cercare la soluzione del caso insieme agli attori.

Mi ha colpito anche l’ambientazione storica e i costumi dei primi anni del ‘900 e la performance di alcuni attori come David Suchet (Hercule Poirot) Philip Jackson (L’ispettore capo James Japp) Pauline Moran (Miss Felicity Lemon)

Mi sento di consigliare questa serie al pubblico amante del genere giallo e del mistero

Marco 

 

 

 

La Figura dell’Esperto in Supporto tra Pari

 

 

Nel programma Màt di quest’anno si è parlato di una figura, ormai presente da un paio d’anni, che è comparsa nel mondo della salute mentale chiamata ESP.

Sono persone che hanno conosciuto la sofferenza psichica, hanno fatto un percorso personale di recovery e formativo, si mettono al servizio di altre persone che si avvicinano per la prima volta ai servizi di salute mentale.

Loro stessi hanno fatto un percorso di empowerment sulla conoscenza della propria malattia e di conoscenza di se stessi.

Hanno condiviso i propri vissuti e le proprie riflessioni in contesti gruppali, hanno sviluppato l’attitudine all’ascolto e hanno deciso di mettere a disposizione di altri il proprio sapere e la propria esperienza.

Lavorano presso i CSM di Modena avvicinandosi alle persone che per la prima volta hanno a che fare con il disagio psichico e lavorano insieme agli psichiatri nel percorso della malattia, combattendo paure e stigma che avvolgono la persona stessa che deve affrontare il percorso della salute mentale.

Non operano solo nei centri specializzati, ma anche nelle associazioni, enti e cooperative che si occupano di questo disagio.

Un nuovo supporto per gli utenti per il riconoscimento dei segnali legati allo stress/vulnerabilità.

Gli ESP (Figura dell’Esperto in Supporto tra Pari) seguono gli utenti anche al di fuori degli enti ufficiali con telefonate e incontri personali.

Con il loro supporto e bagagli di esperienza accolgono le persone affrontando al meglio i pregiudizi e pian piano reinserendoli nella vita sociale, con persone che hanno disagi e non.

Ad oggi il loro sostegno continua arricchendosi di esperienza ed hanno una rete regionale con altri utenti esperti a cui far riferimento per sostenersi e confrontarsi sul lavoro che stanno effettuando nei vari CSM e i servizi che ne fanno parte.

 

 

“Non sa che sono rimasta connessa a lui”

 

 

Avete mai provato a parlare sott’acqua

e qualcuno doveva indovinare le tue parole?

Questa esperienza l’ho provata un sacco di volte in piscina con mia figlia

e devo ammetterlo, come gioco, è molto divertente.

Purtroppo però non posso dire lo stesso per quanto riguarda le mie crisi,

Stamattina presto ne è arrivata una grande.

Ricordo che è iniziata una strana sensazione mentre dormivo

come se un senso del mio corpo volesse avvisarmi che qualcosa non stava andando.

Ho iniziato a sentire un nervo dietro la nuca che si irrigidiva e che tirava.

Ho riferito a mio marito di non star bene e mi ha aiutata a prendere le gocce,

però sentivo che c’era qualcosa che non andava,

come se il mio corpo volesse parlarmi e avvisarmi che mi stava per venire una crisi grande.

Ho cercato di avvisare mio marito ma le mie parole erano oramai incomprendibili,

 

Sono li sul fondo ormai senza ossigeno,

gli ripeto – sto male, le gocce non bastano, ne servono altre –

Le mie parole sono come quelle che provi a dire quando parli sott’acqua.

Al posto delle parole escono bolle e ti rendi conto che in quel momento hai esaurito l’ossigeno.

Non puoi respirare, non puoi parlare.

Chiudo gli occhi e il mio corpo viene scosso.

Le onde si uniscono con una potenza tale da farmi sbattere ripetutamente contro il fondale scoglioso.

Mio marito cerca di raggiungermi ma non riesce a trovarmi.

Sono collegata a lui, al ricordo del suo volto, al ricordo del suo sguardo.

Mi aggrappo a quelle immagini mentre vengo ancora sbattuta dalle onde.

Dura il tutto un paio di minuti, per me lunghissimi,

ma come in tutte le cose c’è una fine.

Quelle onde tumultuose così se ne sono andate, facendomi riemergere dal fondale.

Inspiro tutto l’ossigeno che i miei polmoni riescono a prendere, è finita mi dico!

Rimango a galla per qualche minuto, sentendo ogni cellula del mio corpo rigenerarsi, dopo i colpi presi dal fondale.

E’ finita, mi ripeto. Mio marito riesce a raggiungermi in acqua e mi trasporta verso riva.

Rimango li, al suo fianco, aspettando l’alba, non sa che sono rimasta connessa a lui.”

 

 

Non ci prenderete

Vedevo quegli occhi che mi fissavano supplichevoli, la tua bocca che si muoveva senza produrre alcun suono dire: “Tata ti prego aiutami”. So quanto fa male quel maledetto elettroshock, l’ho provato anch’io innumerevoli volte: gli spasmi, il non riuscire a parlare, cadendo in un oblio profondo, senza uscita.

Ricordo ancora il giorno che sei venuta qui: piangevi come una disperata e avevi bende ovunque a coprire i tagli su quel corpo martoriato dall’ingiustizia della gente. Ti abbracciai forte e, piantandomi le unghie nella carne facendomi sanguinare, probabilmente volevi che sentissi il tuo dolore. Lo capisco da troppo tempo, cara Erika, quel colore rosso del sangue l’ho visto troppe volte.

Non ce la faccio più! Questo posto non è un posto dove guarire ma una prigione a vita! Non abbiamo il diritto di stare in un posto dove non possiamo essere felici.

Sono ormai otto anni che ci penso e tu non hai mai posto resistenza dicendomi: “Ti amo”. Non sentivo questa parola da tanto tempo ormai ma, sussurrata da quella tua voce triste e addolorata, mi colpì come una freccia puntata in pieno petto.

Riusciremo nel nostro intento e ci faremo valere davanti all’Italia intera come Basaglia fece tempo fa, ma senza essere ascoltato dai governanti.

Il piano era perfetto: avrei simulato una crisi e, quando l’infermiera sarebbe arrivata con la siringa e le stringhe, l’avrei colpita e sedata con la sua stessa medicina per poi rubarle le chiavi dal manicomio e correre verso la libertà.

Si era ormai fatta notte, l’ora perfetta per la fuga; tutto andò secondo programma e in un battibaleno fummo fuori dal manicomio. Ti avevo presa forte per mano perchè avevi molta paura rassicurandoti che ti avrei protetta in ogni modo.

Ci avviammo verso la foresta li vicino seguendo il sentiero che avevo fatto tempo fa quando arrivai in quel postaccio, ma improvvisamente un rumore improvviso ci sorprese alle nostre spalle: una guardia ci aveva scoperte. Iniziammo a correre come forsennate, nessuno poteva prenderci, come diceva la nostra canzone preferita che ti cantavo dolcemente prima di addormentarci, la città era ormai vicina un centinaio di metri. Credevamo di essere in salvo, improvvisamente lo sentii: l’assordante rumore riempì l’aria come un tuono, avevi smesso di correre per cadermi tra le braccia e sorridermi un’ultima volta.

“Dammi l’ultimo bacio” mi dicesti ormai morente, ma io non volevo crederci che ti avrei persa per sempre. Ti baciai con tutto l’amore che avevo dentro piangendo tutte le mie lacrime. Mi riportarono al manicomio mentre ancora piangevo di rabbia e tristezza.

Le nostre azioni non sono passate inosservate: ora la gente parla, si chiede se era meglio ascoltare Basaglia nel 1978 e far chiudere questi dannati manicomi. Mentre sono legata, consapevole che diventerò un vegetale, la gente fuori grida giustizia, grida il tuo nome e quando sapranno della mia lobotomia grideranno ancora più forte e così noi saremo veramente fuggite.

Omaggio a Gigi Proietti

 

Che Proietti ci insegni – Un attore comico deve imparare a creare una sua deformazione fisica; un’attore brillante deve saper pensare a più cose contemporaneamente. L’attore deve avere un senso del ritmo e musicalità;

Proietti è riuscito a rappresentare al meglio una telefonata, prima in maniera realistica poi costruendo una scena che accompagna la risata del pubblico fino alla fine;Costruendo questo personaggio di nome, il cantante italiano ci mostra cosa vuol dire essere mattatore;Quando si riesce a interpretare qualsiasi parte, che sia comica o drammatica; Un’energia di intrattenimento attraverso una sola frase ripetuta più volte;La capacità di Proietti di riuscire a far ridere utilizzando un linguaggio totalmente inventato prendendo movenze e inflessioni tipiche del napoletano portandole all’esasperazione a tal punto di suscitare la risata con poco;

Alessandro e Marco