Rosa di Sangue (Parte 1)

Una giornata come tante: mi sveglio di mattina presto le finestre chiuse per evitare di bruciarmi, indosso il mio anello magico anti-sole regalatomi da una strega anni fa e mi preparo per la colazione, una misera pastiglia di emoglobina sciolta in acqua.

Ah! Non lo sapevate? Allora lasciate che mi presenti: mi chiamo Ophelia Draculia, ho 2029 anni e provengo da una nobile famiglia di vampiri discendente stretta del conte Dracula.

Detesto il sapore di quelle pastiglie non sanno praticamente di niente, ma da quando c’è la legge sul sangue non posso farci niente: finchè non troverò un’amante donatore è proibito bere sangue di umani non consenzienti.

Mi faccio accompagnare in macchina da mio fratello Vladimir verso il Moonlight College per il mio primo giorno di scuola, peccato che ho rivisto questa scena un’infinità di volte: ragazze timide che non sanno dove andare, le cheerleader che se la tirano come se fossero delle dee scese in terra accompagnate dal loro fustacchione della squadra di football, i secchioni che studiano sulle panchine mentre i bulletti li prendono in giro, praticamente una tipica giornata scolastica.

Mi avvio a passo felpato verso il mio armadietto,decorato con poster di band gothic e metal, quando vedo una mano sbattere nell’armadietto vicino al mio: era quello spaccone di Jason, il più figo della scuola, che come ogni santo giorno era venuto a salutarmi. E’ dal liceo che ci prova incessantemente con me, io ovviamente lo tratto come amico e ho pure cercato di farglielo capire che non è il mio tipo, ma è ostinato come pochi.

“Ehy Ophelia ti sono mancato vero? Tu mi sei mancata tantissimo, non ho fatto che pensarti tutta l’estate” mi dice con quel suo tono mielenso e sdolcinato che già riesco a sentire i violini in sottofondo.

“Ciao Jason, sinceramente non mi sei mancato per niente” dico con tono seccato.

“Eddai, lo so che non lo pensi davvero” dice avvicinandosi sempre di più.

Sento il pulsare delle sue vene, il profumo irresistibile del sangue, la sete che contorce le viscere e mi trasformo; non sono più la ragazza che amava, ma un mostro pronto a cibarsi della sua linfa vitale. Prendo per mano Jason senza dire una parola e lo accompagno nello sgabuzzino e, dopo averlo guardato con i miei occhi rossi da killer, affondo i miei canini nel suo collo bianco e caldo. Sento l’estasi pervadere ogni parte del mio corpo, il calore del sangue penetrare in ogni cellula, la furia assassina che sale e non mi fa smettere.

Era ormai in fin di vita quando sento bussare incessantemente alla porta e riconobbi quella voce: era Emily, una mia compagna di classe, che era venuta li per cercare il proiettore. Lasciai subito il collo del biondo Jason, tamponandolo con una garza emostatica trovata in una cassetta del pronto soccorso, mi pulisco dal sangue con un fazzoletto di carta e, salutando Emily e avvisandole che Jason stava male, mi avvio verso la mia classe.

Mi sento un verme! Ho infranto la legge a causa del mio mancato autocontrollo e ora una cacciatrice di vampiri sarebbe venuta a uccidermi.

La lezione sembrava filare liscia quando il bidello, urlando, disse che uno studente era stato morso e che i vampiri dovevano andare nell’ufficio del preside per l’interrogatorio.

Casi come questi, purtroppo, sono frequenti essendo che i vampiri giovani tendono ad avere un autocontrollo minore e un bisogno di sangue maggiore alla norma, e questa volta toccava a me.

I sensi di colpa mi tormentavano come voci urlanti nella testa: dovevo confessare il mio crimine e sperare di essere graziata. Confessai sotto gli occhi sbalorditi di tutti: io, una vampira antica, avevo perso il controllo e ora sarei stata giustiziata.

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