Apple II Home Computer 16 Aprile 1977

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Il 16 Aprile 1977 nasceva l’Apple II prodotto dall’Apple Computer. Fu messo in vendita il 10 Giugno 1977 nel 1993 fu finita la vendita del modello IIE

Sitografia:https://it.wikipedia.org/wiki/Apple_II

Storia:

Nel 1976 i due fondatori della Apple, Steve Jobs e Steve Wozniak, costruiscono nel loro garage l’Apple I, un microcomputer appetibile ad un pubblico di appassionati di elettronica essendo composto unicamente dalla scheda madre principale. Chi lo acquista deve poi collegarci un alimentatore, una tastiera per inserire i programmi, un televisore per visualizzare l’immagine ed eventualmente un registratore a cassette per salvare i dati. Le vendite, nonostante tutto, vanno bene portando 50.000 dollari nelle casse di Jobs e Wozniak, ed il successo dell’Apple I attirò un investitore, Mike Markkula, che entra nella neonata azienda versando 250.000 dollari.[7] Grazie a questi soldi è possibile trasformare quel computer in un prodotto molto più raffinato e commerciabile: Jobs, infatti, desidera rendere l’informatica accessibile a tutti,[7] realizzando un computer utilizzabile da chiunque che funzioni appena tolto dalla scatola. Questo computer si chiama Apple II, probabilmente il primo computer veramente user-friendly.[8]

Wozniak lavora quindi al progetto dell’Apple I aggiungendo le caratteristiche che servono per migliorarlo, come la visualizzazione delle immagini a colori ed il suono. Curiosamente, queste caratteristiche sono elaborate da Wozniak mentre cerca di capire cosa mancasse al primo computer per far funzionare il videogioco Breakout, al cui sviluppo, tempo prima, ha lavorato quando ha già collaborato con Atari.[9] Per far sì che il computer sia veramente pronto all’uso si decide di racchiudere tutta l’elettronica in un unico contenitore. Per lavorare al progetto viene incaricato il progettista Jerry Manock che realizza il contenitore in modo da accogliere la scheda madre sotto alla tastiera: il corpo centrale del computer è più alto per lasciare lo spazio necessario all’alloggiamento delle schede di espansione, da inserirsi in slot interni. Per dare comunque un’idea di snellezza al computer, la parte su cui è posizionata la tastiera viene inclinata: in questo modo anche la digitazione risulta comoda, come su una macchina da scrivere. L’Apple II è inoltre il primo computer ad adottare un contenitore in plastica al posto di quelli in metallo in uso fino ad allora, per poter assecondare meglio le forme stilistiche del progetto. I primi modelli sono realizzati con plastica tinta di beige, ma dopo alcuni mesi inizia la produzione in ABS: ecco perché i primi modelli hanno nel corso degli anni perso la verniciatura e mostrano la plastica chiara sottostante.[10] Viene anche scelto un nuovo logo per l’azienda al posto di quello precedente, raffigurante Isaac Newton sotto ad un albero di mele. È contattata la società pubblicitaria Regis McKenna Agency ed il grafico Rob Janoff disegna, sotto la supervisione di Jobs, una mela stilizzata con un “morso” mancante e 6 bande colorate orizzontali, aggiunte per richiamare la capacità dell’Apple II di renderizzare grafica a colori. Il nuovo logo è inserito sulla targhetta con il nome del computer.[2]

Il computer è pubblicizzato sulle riviste con una illustrazione che mostra un uomo seduto in cucina al lavoro su un grafico azionario visualizzato dall’Apple II su uno schermo a colori ed una donna, in secondo piano, che gli sorride mentre sbriga alcuni lavori domestici:[10] si tratta del primo personal computer al mondo fatto su scala industriale.[11]

Hardwere:

Caratteristiche tecniche

L’Apple II è dotato di un microprocessore MOS 6502 funzionante alla frequenza di 1 MHz. La memoria RAM di serie ammonta a 4 kB, espandibili fino a 48 kB grazie a 3 zoccoli su cui è possibile installare chip da 4 o 16 kB l’uno. I primi 4 kB di RAM devono essere sempre presenti perché essi vengono utilizzati dal 6502, dalle routine presenti in ROM e per memorizzare il buffer video.[9] Il prezzo di vendita varia a seconda del quantitativo di memoria acquistato: si va da 1.298 dollari per quello con soli 4 kB di RAM fino ad arrivare ai 2.638 dollari del modello con 48 kB, passando per modelli intermedi con 8/12/16/20/24/32/36 kB.[8]

La ROM contiene le routine per gestire il video, un monitor per disassemblare il codice contenuto in memoria e l’Integer BASIC, un interprete BASIC così detto perché capace di effettuare calcoli solo con interi, disponibile fin dall’avvio della macchina.[9]

L’Apple II può generare un’immagine testuale di 40×24 caratteri con 16 colori oppure un’immagine grafica con una risoluzione di 280×192 pixel a 4 colori.[12] Il computer è dotato di serie solo dell’uscita video per il collegamento di un monitor: Jobs decise di non installare il modulatore RF che stavano sviluppando in Apple, e che era necessario per poter collegare l’Apple II direttamente ad un comune televisore domestico, a causa delle interferenze elettromagnetiche che l’apparecchio generava. Successivamente Jobs contattò la M&R Electronics affidandole lo sviluppo di un buon modulatore RF: questo modulatore, denominato “Sup’R’Mods”, era acquistabile a parte per 30 dollari dagli utenti che volevano vedere la grafica a colori offerta dal computer sul proprio apparecchio TV.[9]

Il gruppo di alimentazione è un altro punto di forza del computer. Esso è compatto e silenzioso perché non richiede nessuna ventola di raffreddamento. Jobs aveva pensato fin dall’inizio ad un computer silenzioso, che non disturbasse l’utente durante il suo funzionamento: l’adozione dei comuni alimentatori non poteva permettere di ottenere questo risultato per via della rumorosa ventola che era necessaria al loro raffreddamento. Contattò perciò Rod Holt, che realizzò un nuovo tipo di alimentatore, detto a commutazione, che non necessitava di nessuna ventola. Questo sistema di alimentazione fu così innovativo che fu poi adottato da molti computer costruiti in seguito.[11]

L’Apple II è dotato nativamente di un’interfaccia per pilotare un registratore a cassette. Il supporto ai floppy disk da 51/4 arriva solo nel 1978 con la messa in vendita dell’unità floppy denominata Disk II: il prezzo è di 595 dollari al pubblico, anche se Apple offre l’unità in preordine a 495 dollari prima dell’inizio ufficiale della sua commercializzazione.[13] Il primo disco rigido arriva solo nel 1985: è il ProFile, con capacità di 5 MB (al costo di circa tremila dollari). Il primo lettore di floppy da 3,5″ è invece l’Unidisk 3.5″, con 800 kB di capacità[14].

Data la semplicità costruttiva dei primi modelli, in particolare II e II+, nel mondo furono costruiti diversi cloni, alcuni realizzati sotto licenza Apple altri illegali.[15] Per contrastare questo fenomeno, Apple costruì i modelli Apple IIE e Apple IIC utilizzando chip realizzati ad hoc.

Scheda di espansione:

Un punto di forza del computer rispetto ai concorrenti dell’epoca, come il TRS-80 o il Commodore PET, è l’espandibilità: l’Apple II possiede 8 porte grazie alle quali è possibile installare schede di espansione che aggiungono funzionalità alla macchina. Il numero di porte è stato oggetto di discussione all’interno di Apple: Jobs voleva solo 2 porte, una per il modem ed una per la stampante, ma Wozniak insistette affinché le porte fossero 8, dato che la sua precedente esperienza lavorativa nel reparto computer di Hewlett-Packard gli aveva insegnato che gli utenti desiderano sempre qualcosa in più rispetto a quanto offerto di serie da una macchina.[9]

Grazie alle sue porte di espansione, l’Apple II è ampiamente personalizzabile. Tra le prime schede di espansione ad essere prodotte vanno citate: la Apple II Parallel Printer Interface Card, per collegare una stampante (una di esse, la “Silentype”, è prodotta direttamente da Apple ed è di tipo a carta termica a rullo); la Apple II Centronics Parallel Printer Card, dedicata a connettere le stampanti Centronics; la Apple II Communications Interface Card, per connettere un modem; la Apple II Serial Interface Card, per collegare periferiche seriali; la Apple II Super Serial Card, che sostituiva la Communication Card e la Serial Card. In seguito arriveranno altre schede, tra cui diverse schede per visualizzare 80 colonne di testo ed altre per aumentare le capacità grafiche dell’Apple II, come la Synetix SuperSprite, che introduce il supporto agli sprite. Diffuse sono anche le schede per aumentare la memoria: tra queste, molto nota è la Apple II Language Card che, oltre ad integrare l’Apple Pascal, permette di portare un Apple II con 48 kB di RAM a 64 kB grazie a 16 kB di memoria aggiuntiva. La Language Card permette anche di utilizzare altri linguaggi di programmazione oltre al BASIC ed al Pascal grazie al fatto che i 16 KB di RAM che monta vanno a sostituire i 16 kB di ROM del computer mediante la tecnica del bank switching, disattivando quindi il BASIC preinstallato. Un’altra famosa scheda è la Microsoft SoftCard, dotata del microprocessore Z80 grazie al quale l’utente può utilizzare sull’Apple II il sistema operativo CP/M ed i suoi programmi.[16

Software:

Sistema Operativo:

Inizialmente il computer è stato distribuito con solo il software sviluppato da Wozniak integrato in ROM, ossia l’interprete BASIC, il monitor, che permette, tra le altre cose, di lanciare programmi letti da un mangianastri, l’unica periferica di massa disponibile al momento del lancio dell’Apple II, e SWEET 16, un emulatore di una CPU a 16 bit che Wozniak ha utilizzato per semplificare la scrittura di alcune routine in ROM, ad esempio quella per rinumerare le righe dei programmi in BASIC. Il codice a 16 bit è più semplice da scrivere anche se l’emulazione lo rende più lento.[9]

Dopo l’inizio della commercializzazione, Wozniak inizia a sviluppare un’unità a dischi, la Disk II, ma questo compito gli richiede molto tempo e Wozniak e Randy Wigginton, il programmatore che gli sta dando una mano, non ha il tempo di scrivere un DOS molto raffinato perché l’unità deve essere presentata al Consumer Electronics Show nel 1978: il DOS che sviluppano può solo caricare dei file da posizioni fisse del disco.[17] Dopo la presentazione della Disk Il, fu contattata la Shepardson Microsystems per sviluppare un vero DOS: il contratto è stilato ad aprile per una cifra di 13.000 dollari, e la Disk II viene messa in commercio a metà del 1978 in abbinamento con la prima versione del sistema operativo (la 3.1), sviluppato da Wozniak insieme al programmatore Paul Laughton di Shepardson MicroSystems, chiamato Apple DOS.[17][18]

L’ultima versione dell’Apple DOS è stata la 3.3, pubblicata ad agosto del 1980. Dopo l’Apple DOS, la Apple inizia a lavorare ad un nuovo sistema operativo che ne risolvesse i limiti. L’Apple DOS è stato progettato per operare principalmente da BASIC, e se un programmatore vuole accedere al disco da un programma in linguaggio macchina deve fare uso di chiamate a basso livello a funzioni non documentate dell’Apple DOS stesso. Inoltre l’Apple DOS si rivela lento perché ogni byte letto dal disco passa per più memorie buffer prima di essere disponibile al programma che lo aveva richiesto. Infine, l’Apple DOS riesce a gestire solo l’unità a dischi Disk II per il quale è stato progettato: dato che per gestire i primi dischi rigidi disponibili per il computer bisogna applicare delle modifiche all’Apple DOS, diventa impossibile utilizzare più unità diverse sulla stessa macchina dato che le patch applicate per far funzionare un tipo di disco impediscono l’utilizzo di un altro tipo. E ciò era un fattore molto limitante.[19]

La soluzione è il ProDOS, pubblicato nel 1983, un nuovo sistema operativo capace di gestire più tipi di dischi differenti. Il ProDOS deriva dall’Apple SOS, il DOS dell’Apple III: rispetto all’Apple DOS, il ProDOS risulta 8 volte più veloce ed ha un sistema standard di accesso alle unità per cui può gestire tutte le nuove periferiche in circolazione, dai dischi rigidi ai nuovi floppy disk da 3,5″. Un’altra modifica introdotta con il ProDOS è stato l’abbandono del supporto all’Integer BASIC dato che il ProDOS si carica in memoria nelle stesse locazioni utilizzate dall’interprete BASIC.[19]

Mediante l’uso delle porte di espansione possono essere installate delle schede che permettono di eseguire altri sistemi operativi. Ad esempio, acquistando la Language Card viene fornito sia il linguaggio di programmazione Pascal sia il sistema operativo Apple Pascal, basato sull’UCSD Pascal creato dall’Università della California, San Diego (UCSD). Apple ha pubblicato quattro versioni di questo sistema, dalla 1.0 alla 1.3 del 1985.[19] Acquistando invece la Microsoft SoftCard, che monta un processore Zilog Z80, il computer può eseguire sia il sistema operativo CP/M sia tutti i software scritti per questo sistema. Il CP/M era all’epoca il sistema operativo di riferimento, essendone state vendute più di 600.000 copie, e la maggior parte dei software erano scritti per il CP/M:[20] supportarlo permetteva quindi l’accesso ad un vasto parco programmi scritti in esclusiva per questo sistema.[21

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