“Lavorare creativamente con le voci”

Vorrei fare un piccolo reportage su una incursione al convegno nazionale degli  Uditori di Voci svoltosi a Corropoli il 18 e 19 ottobre, ospitato dall’ASL di Teramo.

Lavorare creativamente con le voci”, questo il titolo del corso formativo riservato al personale medico sanitario e alla Rete italiana Noi e le voci. Mi era stato raccomandato dal Dr. Marcello Macario, quando l’incontrai a Trieste al convegno sulla 180.

Ero curiosa di conoscere questo mondo della psichiatria che rimane un po’ a parte a mio parere.

Nonostante l’incombere del Màt, sentivo una voce che mi spingeva ad andare e conoscere certi esponenti del movimento degli uditori molto noti che  non avevo avuto l’opportunità di ascoltare come Ron Coleman e Cristina Contini , che però non ha potuto essere presente.

Robert Whitaker, famoso giornalista statunitense che ha osato mettere in discussione l’uso dissennato degli psicofarmaci avvalendosi di studi scientifici, ha dialogato con Giuseppe Tibaldi, primario CSM di Carpi, sulle prospettive alternative alla psicofarmacologia forzata.

Probabilmente ero condotta dal desiderio di trovare un nucleo solido di persone che non si fan vincere dal sistema di rapporti di potere e di estrema razionalizzazione degli interventi nel campo salute mentale secondo modelli di tipo aziendale e oggettivizzazione dei soggetti sofferenti, provare a guardare davvero la sofferenza mentale come una condizione umana e non patologia come tutte le altre che sembra il massimo che si possa chiedere dalla chiusura dei manicomi.

Infatti Macario ha sottolineato che il Movimento degli Uditori di voci sia nato non per cambiare la psichiatria, ma per trasformare se stessi stando in relazione di mutuo aiuto con gli altri; ha ricordato  il primo incontro con Coleman a Trento a Parole Ritrovate, di come il gruppo italiano di uditori abbia pian piano cominciato a fidarsi di sé e sia arrivato a comporre una rete. Per esemplificare il tipo di lavoro che li aspetta ha letto una fiaba, niente presentazione Power Point , bensì La zuppa di sasso. Una “stupida” gallina una notte apre la porta a un vecchio lupo, che dice di non volerla mangiare, ormai senza denti, ma chiedendo solo di poter cucinare una zuppa con un ingrediente speciale (il sasso appunto). Il pennuto compie il folle atto di fidarsi andando contro il principio di precauzione : apre la porta e accende il fuoco sotto la pentola, e aggiungerà un ingrediente da lei gradito; poco alla volta arriveranno altri  animali della fattoria che pensano la gallina in pericolo invece diverranno commensali portando ognuno la verdura preferita, passati dalla paura alla condivisione e scoperta, il  lupo lascerà la casa per un altro convito. Storia un po’ alchemica (la pietra filosofale), per cambiare le nostre oscure fobie in strumenti di conoscenza e godimento del reale. Così il convegno proponeva di lavorare creativamente con le voci e questa parte è stata approfondita da Ron Coleman e Karen Taylor in un workshop di cui è stata fatta una presentazione in mattinata. Karen , infermiera, ci ha fatto ridere quando ha raccontato che 19 anni fa ,  quando era ancora in servizio, le avevano detto che le sarebbero capitate cose terribili se avesse parlato a qualcuno con esperienze di voci, infatti ha sposato Ron. “Bisogna essere professionali, c’è un muro che non va oltrepassato”le dicevano, ma lei , come la gallina che ha aperto la porta al lupo, asserisce che se mostriamo i nostri sentimenti in un percorso di guarigione assieme, accadono cose magiche.

Ron diagnosticato schizofrenico quaranta’anni fa, dopo dieci anni ha abbandonato l’idea che sarebbe stato malato per sempre ed è stato meglio. Recovery non è guarigione, ma riuscire a vivere bene anche con qualcosa che non va. In seguito i dottori han cominciato a dire che non era veramente schizofrenico, che era border-line, ma lui non si preoccupa più, anche ora che gli han diagnosticato una demenza minore, si comporta allo stesso modo, si gode la sua famiglia e spera di portare la figlia all’altare. Son passati quindi a illustrare il metodo autoprodotto da Coleman e Taylor per lavorare con le voci avvalendosi delle visioni di Michael White sulla terapia narrativa e di Sandra Esher sul significato delle voci.

E’ stata inscenata una conversazione con le voci ,con la partecipazione dei presenti, che ha portato i conduttori a formare delle sculture di voci per meglio rappresentare la mappa di ogni singolo caso.

I misunderstanding che si creavano con la traduzione mi han riportato alla mente la mia esperienza unitaria di voci tanto tempo fa, quando sentivo l’esigenza di un traduttore che spiegasse agli altri i messaggi che percepivo molto velocemente in forma visionaria ed enigmatica ,a mo’ di Pizia per intenderci, dimenandomi e parlando anche inglese. Come dice Sandra Esher, la differenza più significativa fra le diverse spiegazioni che sono state date al fenomeno delle voci è tra le prospettive che vedono le voci come maestre di un percorso interiore e quelle che le interpretano come sintomo di malattia.  Ron cita Einstein:”La follia è aspettarsi risultati diversi facendo sempre le stesse cose”, ripetiamo sempre la stessa sequenza: ricovero, farmaci, si sta un po’ meglio poi si ricomincia, ricovero , farmaci, di nuovo e di nuovo. Perchè non diciamo che per questo caso non funziona, facciamo qualcosa di diverso. Guardiamo la psicosi in modo diverso; abbiamo passato tanti anni ad allontanare le voci, ma è troppo difficile; le voci si arrabbiano ancor di più portando a una dissociazione.Quello che si può imparare è di aggirarle, di andare verso un luogo più sicuro, di uscire dalla trappola creata dal senso di colpa indotto e auto indotto , confermato dalla diagnosi e dalle interazioni familiari,spostando l’attenzione verso una voce positiva che in genere è soverchiata da quelle giudicanti e comandanti. Lasciando parlare queste ultime e ispirandosi alla voce positiva per allontanarci, possiamo uscire dalla trappola e può darsi che le voci abusanti si spengano.

Sentire come Coleman ha lavorato e lavora coi suoi traumi mi ha molto sollecitato a riguardare i miei e l’ho molto ringraziato.

 

E’ seguito un dialogo a tre fra Raffaella Pocobello, ricercatrice , Robert Whitaaker, giornalista, e Giuseppe Tibaldi , psichiatra. Tilolo: Niente è per sempre, neanche i farmaci; le disposizioni anticipate di trattamento.Raffaella ha detto una cosa interessante: la rete uditori si è sviluppata anche attorno a diversi fallimenti. “Con Marcello avevamo cercato di fare il progetto a livello europeo, ma è fallito. Ora però il movimento esiste, del Dialogo Aperto me ne aveva parlato per primo Whitaker, dopo l’unione a livello europeo, oggi qui c’è Tibaldi a parlare di diminuzione di farmaci, lo scambio c’è.”   In effetti  Tibaldi alla fine del suo intervento ha spontaneamente ammesso di aver imparato a diminuire l’uso dei farmaci grazie al libretto pubblicato negli Stati uniti dalle associazioni di utenti grazie le inchieste di Whitaker , perchè all’università agli psichiatri non viene insegnato il metodo per scalare e durante la professione gli esperti di farmacologia con cui hanno a che fare sono gli informatori medici (rappresentanti case farmaceutiche).

Oggi finalmente si parla di Nuovi Diritti:

-Il diritto di non essere escluso dalle decisioni che ti riguardano

-Il diritto a vederti garantite aspettative favorevoli

-Il diritto a vedere rispettate le proprie preferenze rispetto alle opzioni di trattamento

-Il diritto a non essere frammentato(tra più operatori dello stesso Servizio, oppure tra diversi servizi).

Tibaldi ha esordito citando una frase che detesta ed è quella che è stata detta anche a Ron:”La schizofrenia è come il diabete, dovrai prendere i farmaci per tutta la vita”.

Ha contestato anche quella sorta di Paternalismo democratico dei servizi ,esito del processo di chiusura dei manicomi;”Stai tranquillo, ti garantiamo noi i tuoi diritti, ti chiedo di fidarti,che prenderò per te la decisione giusta.” Ed è facile adagiarvisi specie se c’è in ballo la pensione d’invalidità rilasciata al primo anno di malattia senza pensare alle possibilità di recovery. Su questo punto ci sono stati dissensi nel pubblico.

Il primario ha illustrato quali siano i vantaggi derivanti dall’applicazione della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento che in Emilia Romagna è stata approvata e i Comuni son tenuti già a riceverle e trasmetterle ai servizi sanitari. Occorre individuare un fiduciario che negozierà le varie disposizioni col medico nel caso non si sia in grado d’intendere e volere come durante l’applicazione del TSO. La disposizione anticipata di trattamento può servire per gestire la eventuale crisi che temono i professionisti qualora l’utente richieda la riduzione degli antipsicotici, serve a condividere la responsabilità del rischio. Ridurre la percentuale di farmaci serve ad aumentare la possibilità di guarigione, son stati fatti studi i cui dati attestano che le guarigioni aumentano del doppio su una scala di sette anni, anche se dopo due anni può esserci un’incidenza doppia di ricaduta. Qui s’inserisce il discorso di Whitaker, che pur elogiando l’Italia per la riforma basagliana che continua a ispirare a livello internazionale, ha registrato uno stallo nel processo di democratizzazione delle cure, infatti visitando nel 2013 il Paese , ha rilevato un incremento del manicomio chimico, cioè le persone che vogliono ridurre o sospendere gli anti psicotici non trovano medici disponibili a supportarli. Il Ministero della Salute si è impegnato a portare il Dialogo Aperto in Italia, ma c’è un problema: se vai in Lapponia(dove è stato creato il metodo), ti diranno che per l’efficacia del Dialogo Aperto è fondamentale l’uso selettivo dei farmaci, infatti a Tornio non danno subito gli anti-psicotici perchè così il paziente risponde meglio a livello emozionale.

Dopo 5 anni il 67% dei pazienti non è stato mai esposto ad anti-psicotici, il 13% li ha presi per breve periodo, solo il 30% li ha continuati nel lungo periodo. L’80% di queste persone son tornate a studiare e lavorare; preso all’esordio , il disturbo psicotico può non ripresentarsi. Questi dati si riferivano a una ricerca del ’92 a Tornio.

Tornando alla nostra Regione invece, Tibaldi ha messo a fuoco  uno studio voluto dall’associazione  di utenti e familiari, che segnala un uso spropositato a lungo termine di anti-psicotici(si possono trovare i dati nell’articolo di G. Tibaldi del 2016 sulla Rivista sperimentale di Freniatria).

Tutto questo solo nella prima mattina di convegno, son seguiti proiezioni , laboratori e dibattiti in plenaria, tutto accompagnato da massima accoglienza e collaborazione. Purtroppo il Dr. Tibaldi è dovuto rientrare e io con lui. E’ stato un viaggio gradevole con una persona che non teme di mettersi in gioco e molto consapevole che applicare il Dialogo Aperto mette lo specialista in una posizione del tutto diversa dal  solito.

Il mondo degli uditori dunque ha da dirci qualcosa, e per chi non sente le voci si può consolare con … Radio Liberamente, Psicoradio (che ha realizzato interviste ai relatori del convegno), e tutte le Radio di Larghe Vedute!

Se è autunno deve essere Trento

 

Venerdì 12 Ottobre, come tutti gli anni, Idee in Circolo migra per un giorno a Trento per il convegno di Le parole ritrovate. Venerdì da Modena siamo partiti davvero in tanti, un pulmino e due macchine per un totale di diciassette persone. Siamo stati persino capaci di non perderci fino al ritorno.

Quest’anno avevamo un obiettivo particolare: pubblicizzare il nostro libro: “E adesso parliamo noi. Terapie al bisogno per i pregiudizi.” Questo libro è stato il nostro progetto per la stagione 2017-2018. Nato dal fascicolo “Come sopravvivere al CSM” del gruppo di Castelfranco è diventato un vero e proprio libro pubblicato dalla casa editrice Sensibili alle foglie e disponibile persino nelle librerie. Questo testo comprende interventi, racconti e poesie scritti da utenti e volontari della salute mentale.

Siamo tutti saliti sul palco ed alcuni di noi hanno parlato dello Spazio Nuovo, di Màt e soprattutto del libro che ha riscosso con un buon successo, ne abbiamo venduto 23 copie.

Parole Ritrovate a Trento è un’occasione gioiosa in cui realtà da tutt’Italia si riuniscono per condividere i loro progetti e successi. E’ bello vedere utenti, familiari e operatori insieme sul palco che parlano con entusiasmo dei loro che  vanno dal coro, alla pittura, al teatro, portando avanti il concetto fondamentale di Parole Ritrovate: il fareassieme.

Fareassieme vuol dire collaborare alla pari tutti utenti, familiari, operatori, volontari, e cittadini attivi su progetti e idee collaborative. Da sempre è uno dei principi su cui si basa Idee in Circolo.

E’ stata una bellissima giornata e siamo ritornati a casa stanchi, ma pieni di energie per il nuovo anno. Che cosa ci inventeremo?

La Nostra partecipazione al convegno: Dalla residenzialità all’abitare in salute mentale

 

Martedì 18 Settembre siamo stati invitati a partecipare al convegno sulla residenzialità in salute mentale. Abbiamo notato come, ancora una volta, la partecipazione degli utenti sia esigua, sporadica e poco considerata.

Durante la mattinata si sono succedute le testimonianze di rappresentanti di diverse realtà della regione e non, come ad esempio l’esperienza di Scacco Matto di Ferrara, l’esperienza di housing first di Ravenna e l’esperienza trentina con le differenti offerte sull’abitare supportato e non.

A seguire una carrellata delle opportunità offerte dal territorio modenese.

Il pomeriggio si è sviluppato con un lavoro di gruppo, la platea del mattino si è divisa in 4 gruppi per ragionare assieme, in gruppi eterogenei, su come utilizzare e migliorare gli input ricevuti al mattino. Dalla sintesi di questo lavoro nascerà un documento che verrà condiviso per aprire nuovi ragionamenti e confronti legato a strategie e sinergie da attivare per migliorare ed ampliare le proposte abitative.

Lost in translation

 

Dal 21 al 23 Giugno si è tenuto a Trieste il meeting internazionale “40#180 Democrazia e salute mentale di Comunità”. Una delegazione di Radio Liberamente ha partecipato ai primi due giorni di convegno. Una grande occasione per scambiare esperienze con tanti esperti per esperienza o per professionalità provenienti da tanti Paesi europei ed extraeuropei, ma col fatto che l’inglese lo parlo solo in delirio, ho perso una buona opportunità. Per fortuna c’era Lucio che ha intervistato Jakko Seikkula, come tutti i grandi innovatori il finlandese è molto gentile e “alla mano”, spiega pazientemente il dispositivo del Dialogo aperto e a me pare che al momento rappresenti l’approccio più vicino allo stile basagliano di dare valore alla prassi. Qualcuno/a lo snobba dicendo che non hanno inventato nulla di nuovo, ma anche fosse “l’uovo di Colombo”, a mio modesto parere tutto ciò che si possa applicare nelle situazioni di crisi e che consenta di evitare un trattamento di cura non consensuale che viola i diritti umani, è ben accetto. Ho cercato di compensare col linguaggio del corpo, dandogli fuori onda un’abbracciatona -e per la mia storia non è così scontato esprimere dimostrazioni fisiche d’affetto- ma volevo dimostrargli la mia sincera gratitudine di “utente sopravvissuta”.

Infatti, la più bella sorpresa del convegno di Trieste, è stato conoscere Jolijn Santegoeds, rappresentante olandese della Word Network of Users and Survivors of Psichiatry (Rete mondiale degli utenti e sopravvissuti alla psichiatria). Purtroppo mi son persa il suo intervento ufficiale, ma mi è giunta voce di lei e ho condiviso con lei lo scandalo per le parole dette da Katerina Nomidou, legale dell’Associazione Utenti “Gamian Europe”. Costei sosteneva che non sia opportuno manifestare per le strade per i propri diritti di utenti e che sia meglio collaborare coi medici per ottenere un livellamento della salute mentale al resto della medicina. Al che ci siamo alzate e uscite entrambe dalla sala e, nella rabbia, ho scambiato due battute in inglese con Jolijn. Lei è molto determinata, così con l’aiuto provvidenziale di Lucio abbiamo anche la sua intervista perchè non volevo mancare di portare alla conoscenza dei modenesi questa forza della natura per l’attivismo dei diritti. Ho cercato di carpire il suo segreto per farsi ascoltare da tanti esimi professionisti del settore che le chiedono di tenere workshops riconoscendole anche una grande capacità di mediazione.

Viva testimone di un altro modo di curare, educare, amare, abbiamo intervistato brevemente Alberta Basaglia, figlia di Franca Ongaro e Franco Basaglia, psicologa veneziana e vice-presidente della Fondazione Basaglia. Alberta ha scritto un libro in cui riporta i suoi ricordi di bambina e racconta agli altri bambini cosa sia stata la liberazione degli internati dei manicomi.(Le nuvole di Picasso) Lei sottolinea come sia importante trasmettere il ricordo altrimenti le cose vanno dimenticate. Ha scelto di andare ounque venga chiamata per evitare con la presenza che di Franco venga fatto un” santino”, in effetti la sua presenza ricorda molto quella del padre. Lei dice che a Trieste è come”venire a casa”, con un dovere in più, continuare a dimostrare che la libertà è terapeutica. Parca di parola, dà ancora più valore al suo esserci.

Sempre nella parte iniziale della conferenza dedicata alle radici, ho ascoltato Mario Novello, della situazione che trovò a Udine dove, oltre al manicomio fisico, trovò anche quello degli adolescenti del Diagnosi e cura, ma ciò che mi ha incuriosito maggiormente è il riferimento al”terzo manicomio”, cioè quello della Psicologia che deve essere riformata ancora ,ma il discorso sarebbe lungo e non ha avuto tempo di spiegarmelo.

Molti gli interventi di delegazioni di altri Paesi che han riferito dell’influenza basagliana, tra cui il Brasile. Mi ha impressionato la relazione di un medico italiano che lavora in Francia e pur riconoscendola come patria dei diritti civili e umani, ha denunciato un ricorso alla degenza altissimo rispetto il numero di posti letto presenti in Italia,a parità di pazienti in cura.

Tante le sessioni parallele dedicate alla cooperazione sociale, alla deistituzionalizzazione e alla rete delle buone pratiche, Coproduzione, REMS, e i network per le riforme come il Mental Health Europe(MHE) presentato da Jan Berndsen che alla sera ha offerto la pizza a una bella tavolata di convenuti.

In una sessione NO-RESTRINT ho apprezzato il racconto di Antonio Luchetti che ha letto il resoconto delle sue impressioni di medico specializzato che entrava per la prima volta in un reparto chiuso e notava tutti i segni di interdizione che il personale presente considerava routine ,tra cui la legatura; ma nel descrivere tutte quelle porte chiuse mi ha fatto rivivere il disagio del mio internamento. Nella stessa conversazione Giovanni Rossi e Giovanna del Giudice han fatto un parallelismo insolito fra il non-legare e la possibilità di bere l’acqua pubblica, fresca , sana ,gratuita e che deve essere disponibile dalle fontanelle come al ristorante a dispetto di chi mette in giro notizie false che non si possa bere acqua del rubinetto o che sia necessario legare.

Ho partecipato a un workshop sull’approccio di genere condotto dalle psichiatre e operatrici che costituiscono una rete transfrontaliera con la Slovenia, dove è pesante ancora l’impostazione maschilista e la istituzionalizzazione . A Trieste dagli anni ’90 c’è un’attenzione sulla specificità femminile del disagio psichco e si sono attuate pratiche di solidarietà e democrazia che han visto la partecipazione delle donne della città alle iniziative culturali e di auto mutuo aiuto presso gli appartamenti in cui ci si incontra. E’ stato comunque sottolineato che occorre ancora battersi perchè gli studi di genere diventino più assidui e nella clinica e nel linguaggio scientifico. La professoressa Patrizia Romito, insegnante all’università, ci ha parlato delle sue ricerche sulla violenza di genere, di come per esempio il 60% delle donne alcoolizzate abbia subito violenza nella storia personale, oppure come le anziane vedove abbiano meno fattori di rischio per la salute mentale. Bisogna che all’ accettazione del Pronto Soccorso diventi consueta la domanda sull’eventuale violenza subita prima d’iniziare cura psichiatrica.

Per finire vorrei ricordare le pietre di Trieste che ho accarezzato trovandole consone alla mia lentezza e vive ,vive di ricordi e risolute a chiedere che non ci sia più guerra . Apprezzabile l’intervento tanto piaciuto a Tilde Arcaleni di un signore triestino che ha letto una perorazione per la proposta della Scuola Basaglia al Nobel prize per la pace, ricordo infatti che Basaglia aveva definito “crimini di pace” i trattamenti subiti dai pazienti psichiatrici internati.

Lucia

 

“Fare assieme per migliorare la qualità della vita”

evento-21-febbraio

 

Martedì 21 Febbraio,l’ Associazione Idee in circolo è stata invitata a Bologna all’ evento “Laboratorio di pratiche, le piazze dellesperienza”, sono andato in rappresentanza dell’associazione insieme a Sonia che rappresentava Social Point. L’ incontro prevedeva la suddivisione del gruppo in tavoli tematici, noi eravamo nel tavolo “promozione della salute e qualità della vita”. Abbiamo costruito e portato con noi un poster intitolato “Fare assieme per migliorare la qualità della vita” in cui era descritta l’esigenza da cui siamo partiti, la metodologia di lavoro e la rete con cui collaboriamo. Nella prima parte abbiamo descritto alle persone, chiamate per l’occasione “Esploratori “, radunate davanti alla nostra piazza le attività e le iniziative dell’associazione, in questo ambito abbiamo potuto conoscere operatori e varie realtà associative che si sono rivelate attente alle iniziative da noi promosse, in particolare il tema degli utenti esperti e il progetto dell’abitare hanno suscitato il grande interesse. Ho notato molta curiosità nei confronti dei nostri progetti anche da parte degli studenti universitari. Nella seconda parte della giornata, durante la tavola rotonda si è parlato del tema “Rendere visibile l’ invisibile” ,in questo contesto abbiamo potuto ascoltare realtà che operano in Brasile nell’ ambito della salute mentale, una testimonianza su cosa significa essere un uditore di voci, e l’esperienza di realtà che operano per la difesa dell’ambiente, confrontando le diverse esperienze nei vari ambiti . Questo incontro mi è piaciuto molto, abbiamo potuto confrontarci e prendere contatto con altre realtà, è stato un incontro molto partecipato ed è stato significativo vedere l‘intervento di molti operatori, utenti della salute mentale,studenti e cittadini che non operano nel mondo del sociale ..

Da questa iniziativa secondo me usciamo con un bagaglio di conoscenza maggiore e con importanti spunti per le nostre future iniziative.

Marco

fare-assieme-per-migliorare-la-qualita-della-vita

Incontro Nazionale Le Parole ritrovate

trento_-_il_simbolo_del_movimento_le_parole_ritrovate_-_-_2012_-_imagefull

 

 

Parole Ritrovate 4 e 5 febbraio 2017

Mattina:
sono presenti rappresentanti di Trento Roma, Parma, Modena, Forlì, Napoli, Morbegno, Mestre, Bologna, Gemona del Friuli, Gubbio, Città di Castello, Prato, Barletta, Tiene

ODG: Stato del movimento
Proposte 2017

Mattina 4.2
Iniziano subito alcune discussioni sul pro e contro la scelta (libera e concordata durante il convegno) di supportare il DDL 2233 anche attraverso la scesa in campo per il referendum (che avrebbe favorito, se ci fosse stata la riforma, il passaggio della DDL alla Camera).
Il DDl 2233 si è ora trasformato nel DDL 4174 con articoli integrati dalla proposta Rotelli, come da suo impegno specifico alla riunione per la presentazione della DDl il 7 Aprile scorso nella saletta alla Camera dei Deputati. Nel nuovo DDL, si mantengono intatti i principi fondamentali del DDL 2233. Attualmente giacciono in comissione entrambi nell’attesa che si decida il destino del Governo. L’on. Casati, in diretta telefonica, dà delle caute speranze di calendarizzare la discussione del DDL in caso di elezioni nel 2018, nessuna in caso di elezioni anticipate. Si concorda che, nonostante le difficoltà di legare un movimento così “leggero” alla politica, la scesa in campo con la nostra proposta di legge è sicuramente una azione coraggiosa e importante perché, se verrà discussa e approvata significa far entrare Utenti e famigliari in modo strutturale all’interno dell’istituzione e dunque unire esperienza, teoria e politica.
Si concorda per rafforzare il Movimento di PR, sulla necessità di implementare il reciproco scambio e la programmazione di qualcosa di “fattoasieme” sull’onda della bella tradizione di PR: Pechino, Mujeje, giro d’Italia etc…

Pomeriggio 4.2:
Continua la discussione sul movimento e su quali azioni fare in quanto tale. Sarebbe giusto trasformarci? diventare associazione? forse i tempi del “movimento leggero” sono finiti?
Si dice che una qualche forma organizzativa va intrapresa, anche se “leggera” soprattutto per facilitare la comunicazione e lo scambio d’idee ed esperienze. In molti vivono in solitudine questa realtà nel proprio servizio/territorio e faticano a “sentirsi parte” di un organismo più grande.
Renzo: Movimento di PR, ha una storia che mal si colloca con una organizzazione di tipo associativo. In questi anni le situazioni che maggiormente hanno funzionato sono i coordinamenti regionali, che hanno prodotto buoni risultati.
Dunque rilancia questa idea di leggerezza e di organizzazione regionale e solo per l’organizzazione generale, ritrovarsi in forma nazionale.
Tutti si impegnano a rilanciare i coordinamenti regionali.
Mila propone di rafforzare lo scambio comunicativo e di implementare l’utilizzo consapevole dei social curando aspetto grafico e contenuti. Importante anche ripartire con progetti concreti capaci di coalizzare anche altre realtà.
Giovanni dice che dovremmo “mapparci”, facendo un’azione di ricognizione con incontri ad hoc in ogni luogo dove c’è ad esempio, gli Ufe.
Roberto ricorda il Giro d’Italia come una delle occasione di sentirsi parte e potrebbe essere un idea da ripetere magari in modo diverso.
Patrizia Gubbio, riconoscimento delle cose positive, del valore che siamo e ripartire da lì. Passaggio a cose concrete per poter coinvolgere e motivare.
Si dedica la seconda parte del pomeriggio alla discussione di progetti di cui si era parlato al convegno PR.

Luciano Giusti: A Prato si sono fatti due grandi cammini, il primo a Santiago in bici, in due settimane (600 km) e iI viaggio sulla via Francigena partendo da Monteriggioni fino a Roma per il Giubileo del 2016 (circa 230 km), intitolando dalla “Terapia alla Terra Pia”. Creare curiosità crea confronto e durante il percorso si sono incontrati molti pellegrini con i quali si è condiviso il progetto.
Nella loro esperienza la media delle tappe è andata dai 20 ai 23 km al giorno.
Per l’allenamento, durante l’anno vengono fatte camminate settimanali e due trekking al mese di uno o due giorni. L’organizzazione logistica per un viaggio così, è importante quanto il camminare. L’accoglienza può essere “povera” o “abbondante”. In quelle povere, il costo giornaliero per persona si aggira intorno ai 23 euro comprensivo del cibo. L’intero viaggio si è fatto con il pulmino d’appoggio.
Da Clavier a Roma sono 38 giorni e circa 900 kilometri, attraversa 5 regioni e sono percorribili in bici o a piedi.
Libro consigliato: Guida alla Via Francigena ed. Terre di Mezzo. Vedere anche il sito.
E’ necessario svolgere il cammino in giornate che abbiano luce a lungo e non siano troppo calde, quindi in primavera.
Mila per problemi legati al lavoro, non partirà come previsto in primavera e forse l’intero viaggio sarà spostato a settembre o al 2018.
Renzo De Stefani, dice che pare complicato riuscire a far la via Francigena quest’anno, non solo per l’organizzazione logistica ma anche e soprattutto, per la divulgazione mediatica che deve diventare una cassa di risonanza per l’intero movimento.
Il giro d’Italia fatto sul modello di quello già fatto in una ventina di tappe a suo dire parrebbe più fattibile.
Mila propone di fare il cammino il prossimo anno e quest’anno potremmo organizzare una settimana di via Francigena di “prova”.. Quest’anno si potrebbe fare il giro d’Italia nei luoghi in cui sono partiti progetti di fareassieme. Prato si dimostra disponibile a condividere l’organizzazione di una settimana di camminata.

Mattina 5.2
Seguendo quanto detto nella giornata precedente si parla del Giro d’Italia e di come proporlo.
Si parla del rischio di autocentrarsi.
Sabrina propone il titolo “Il Giro d’Italia del Fareassieme: stato dell’arte”.
Tutti concordiamo sulla necessità di ricontattare tutti i movimenti a noi vicini.
L’idea comunque rimane da sempre quella di non “pretendere” ma “offrire”.
Renzo dice che ognuno conosce la propria esperienza e generalizza ma ogni territorio è molto diverso. In molte situazioni è difficile parlare di collaborazione, ma in altre realtà si sono già iniziate collaborazioni.
Riassumendo:
PR nazionale si presta a fare la regia per organizzare incontri locali su base regionale di una giornata, allargando la nostra esperienza ad altre esperienze.
Massimo dice che si immaginava di fare incontri con gli UFE e loro declinazioni come expert, esp, Es.Co. Renzo, riprende il concetto dicendo che le giornate ufologiche attraggono gli “addetti ai lavori” ovvero l’effettivo mondo degli UFE, mentre in Italia si sono sviluppate molte realtà in cui il sapere per esperienza ha assunto altre forme che sarebbe importante comunque conoscere. Renzo propone una giornata nazionale in cui queste esperienze si confrontano.
Cosa fare da domani in poi?
– riprendere i contatti con le persone vicine a PR, per organizzare una giornata di discussione allargata sul fareassieme.
– cercare di contattare più realtà possibili che hanno sviluppato esperienze e che si avvicina al nostro mondo.
– Sarebbe importante avere un format comune in tutte le giornate del giro d’Italia: mattina in cui confrontarsi tra esperienze fareassieme e pomeriggio incontri di parole in cerchio Renzo riassume le finalità:
ricompattare frange del movimento che si sono defilate, rilanciare i coordinamenti regionali e allargare la conoscenza e la collaborazione con altri mondi limitrofi.
Ogni persona che vuole partecipare all’organizzazione nelle varie regioni, o ha contatti nelle regioni non di appartenenza, le comunichi a Parole Ritrovate. Le regioni sono le seguenti con tra parentesi il referente:
Veneto (Sabrina)
Friuli (aps fareassieme)
Umbria (Gubbio)
Emilia Romagna (Massimo)
Trentino (Renzo)
Lombardia (Luciano di Morbegno + altre realtà da contattare)
Lazio (Giovanni)
Toscana (Cristina)
Piemonte (Cuneo – lo contatta Renzo)
Campania (Dora)
Sicilia (Ufe palermo e mila può contattare Messina)
Sardegna (Renzo contatta Cagliari)
Molise (al momento non abbiamo contatti)
Val d’aosta (al momento non abbiamo contatti)
Alto adige (al momento non abbiamo contatti)
Calabria (Mila ha un contatto)………..
Basilicata (Mila ha un contatto) ……….
Puglia (Mila ha un contatto, Renzo sentirà chi ha organizzato PR lo scorso anno) )
Abruzzo (al momento non abbiamo contatti)
Liguria (Renzo contatterà persone e gruppi a noi vicini)
Marche (al momento non abbiamo contatti)

Si fissa incontro a Bologna per sabato 4 marzo.
Saranno in particolare presenti i referenti regionali per chiudere il calendario degli incontri e fare comunque il punto della situazione.

Naturalmente prima del 4 marzo nelle varie regioni ci si dovrà attivare per mettere in pista idee, alleanze, prime date etc.

Si chiude alle 11.45

Ha verbalizzato Mila

CONVEGNO DI ALBANO LAZIALE DEL 27/05/2016

ALBANO1

albano2

Il 27 si è svolto ad Albano Laziale il Convegno nazionale degli U.F.E. in cui ho incontrato nuove realtà ufologiche che si affacciavano per la prima volta a questo mondo.

Biella, già incontrata a Modena, città di Castello, un bellissimo gruppo di Albano Laziale e i soliti nostri grandi amici di Trento. Anche noi di Modena abbiamo portato il nostro contributo di quello che gli utenti esperti fanno a Modena. Mi entusiasma molto quando sento altre esperienze U.F.E. di altre città. Una persona in particolare, di Trento. Maurizio, un U.F.E. più che esperto, ha parlato della sua esperienza in un modo coinvolgente ed accattivante. Nonostante lo abbia già sentito altre volte, lo ascolto volentieri, e mi sento caricata positivamente. Non vedo l’ora che ci sia un’altra giornata ufologica per incontrare le stesse persone e altre nuove. Ho invitato tutta la sala, a Modena, per la sesta edizione di Màt, la settimana della salute mentale. Questi incontri mi fanno stare veramente bene e torno a casa pronto per caricare gli altri. Dal confronto con altre realtà ho capito che si può fare un lavoro più diretto con gli utenti e questo mi ha fatto nascere nuovi spunti.

QUESTE SONO GIORNATE DI FORMAZIONE!!!!

Paola Relandini

IMPAZZIRE SI PUO’ 2015

“ALLA RICERCA DEI VIAGGI POSSIBILI E IMPOSSIBILI”

dal 17 al 19 Settembre: Trieste.

Incontro nazionale di associazioni e persone con l’esperienza del disagio mentale

Peer supportGiovani e salute mentaleCampagna “SLEGALO SUBITO” – Servizi in trasformazione e trasformazione nei serviziRaduno Radio della Salute Mentale

Ci saremo noi che insieme al Social Point porteremo la testimonianza dell’esperienza degli Utenti Esperti nel Servizio di Salute Mentale di Modena, ci sarà anche l’associazione dei familiari “Insieme a Noi” e RadioLiberamente!

 

Per maggiori informazioni: http://www.news-forumsalutementale.it/impazzire-si-puo-meno-5/

 

impazzire2015