La circolarità della natura e della salute

Quando mi dedico al lavoro di casalinga al mattino, mi succede di entrare in uno stato di “illuminazione” per cui mentre do lo straccio in ginocchio per terra o pelo una cipolla dorata e bellissima o metto l’acqua di lavaggio dell’insalata sui fiori del balcone sento connesso il microcosmo della casa col macrocosmo della biosfera.

Mi rendo conto che tutti i gesti di riassetto della casa sono legati ai cicli naturali e al susseguirsi continuo e circadiano di costruzione e distruzione della materia.

Questa miniatura del codice “Liber divinorum operum” del dodicesimo secolo, conservata a Lucca, rappresenta l’influenza esercitata sulla terra dalle sfere del fuoco, dell’aria e dell’acqua.

I venti, rappresentati da testa di animale, hanno un’influenza sul microcosmo e la circolazione degli umori nel corpo umano, ma regolano anche il corso dei pianeti, la lunghezza del giorno durante l’anno.

E’ la traduzione iconografica fatta da un monaco delle visioni di Ildegarda di Bingen, badessa e fondatrice di conventi, mistica, naturalista, medica, politica, filosofa e musicista. Intrattiene relazioni dirette o epistolari con frati e imperatori (es. Federico Barbarossa).

La sua azione tiene sempre presente le indicazioni teologiche, ma fa tesoro delle sue osservazioni e rivelazioni interiori che vedono ciò che succede intimamente connesso con il rispetto dell’etica della creazione, e le malattie degli essere viventi collegate ad azioni non virtuose degli umani che vanno contro le indicazioni divine.

Ildegarda riesce ad avere una visione “enciclopedica” della realtà, coglie tutte le connessioni possibili riuscendo a sintetizzare lo spirito del mondo, a determinare “le cause e le cure”.

L.F

Lavorare è mio diritto, sì o no?

 

E adesso parliamo noi dalla reclusione

Lavorare è mio diritto, sì o no?

Sono una donna di 55 anni con disagio psichico sin dai primi anni novanta. Sono disabile al 76% anche per altra patologia. Ho un disturbo schizoaffettivo, mi curo con l’aloperidolo, un’iniezione che faccio mensilmente presso il centro di salute mentale di riferimento di Trieste. Mi capita che ho delle crisi, per cui vengo ricoverata e ho bisogno di cure e terapie. Il problema è che non ho un
lavoro anche per questa mia dannazione che è lo stato di malattia cronica.

Ho una laurea in lingue e letterature straniere moderne conseguita con 110/110 e lode, tre specializzazioni per l’insegnamento del tedesco nelle scuole secondarie e sto facendo un percorso universitario nella mia città per conseguire una seconda laurea in discipline del pensiero e della società. Ho lavorato a scuola come insegnante precaria, ho avuto l’anno scorso un contratto di lavoro a tempo determinato come insegnante di tedesco a scuola, speravo di farcela, invece la visita medico-collegiale ha valutato che sono non idonea alla mansione.

Ho lavorato anni fa nel ruolo di supporto tra pari nella salute mentale, come dipendente di una cooperativa sociale di Trieste, ma sono stata male e ho perso il lavoro. Non ho né un riconoscimento lavorativo né retributivo; vivo molto male la mancanza di un lavoro retribuito; continuo ad avere un’immagine di me stessa come persona fallita e incapace; ho le mie competenze e le mie capacità ma purtroppo per poter fare qualcosa avendo molta voglia e molto tempo, sono costretta ad operare in ambito culturale, semplicemente come volontaria.

Cosa posso fare? Sono di carattere buono e mite, sono una persona, nonostante le malattie che ho, gioiosa e solare che non vorrebbe del male a nessuno, nemmeno al suo peggior nemico; non so essere né prepotente, né arrogante. L’unica certezza è questa: di me nessuno si accorge.

Elena Cerkvenič

Pezzi di LUCE

E adesso parliamo noi dalla reclusione
…..Dio disse “sia luce e la luce fu. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò luce il giorno…..Tobi gli si buttò al collo e pianse dicendo “ti vedo figlio…luce dei miei occhi…”. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia…Egli non era la luce ma doveva render testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo…
I primi scritti, che io ricordi, in cui scoprii la parola “luce” erano i testi della sacra Bibbia. Fin da piccola andavo al catechismo e spesso nel libretto che mi avevano dato da leggere c’erano disegni di persone divine: angeli, santi, Gesù bambino…avvolti o meglio investiti da luce immensa. Il gioco della luce sulle pagine o nei disegni, mi aveva già sedotta, quando, essendo nata con una malformazione congenita, dal letto di ospedale, mia madre mi leggeva fantastici libri di fiabe. Per me quelle letture in quel luogo pieno di sofferenza e bui di paura, erano veramente sassolini di perle luminose. Poi ci sono sempre stati i Presepi di ogni Natale e anche da mamma ho amato tanto questa rappresentazione: lì era pieno di luci: stelline, cometa e ogni 25 dicembre si cantava: Astro del ciel, Pargol Divin, mite agnello Redentor: Tu che i vati da lungi sognar, tu che angeliche voci annunziar….Luce dona alle genti, pace infondi nei cuori…..Nascere, venire al mondo: è una dimostrazione assoluta di grande magnifica LUCE…ho avuto la fortuna nella mia vita di sciogliermi in questo evento gioioso che spazza via tutto…il dolore e le sofferenze, passati, presenti e ti fa immaginare il futuro pieno di bene di sorrisi e speranze…Ma come dice il proverbio: non è oro tutto quello che luccica… è un attimo, uno scatto imprevisto perdere la mitica luce. Un matrimonio fallito, la perdita di un lavoro che ti piace, una devastante malattia prima del padre poi di una madre favolosa, l’allontanamento di un figlio poi la depressione…sono stati interruttori per un blackout totale…La depressione è seducente: ti spaventa e ti attira, tentandoti con la sua promessa di dolce oblio e poi travolgendoti con un potere, quasi sessuale, strisciando al di là delle tue difese, dissolvendo la tua volontà, invadendo la tua anima stanca in modo così completo che diventa difficile ricordare di aver mai vissuto senza di essa. Con scaltrezza satanica, la depressione ti persuade che la sua invasione non è che una tua idea, che l’hai sempre voluta. Annebbia la parte del cervello preposta al ragionamento, che distingue tra il bene ed il male. Ti cattura con i suoi piaceri avvolgenti, colpevoli, destabilizzanti e la cosa peggiore è che diventa familiare. D’un tratto ti ritrovi schiavo di ciò che ti terrorizza. Chissà quanto tempo ancora separa me dalla luce delle origini…forse nell’eternità ritroverò i suoi sentieri…
PB57

 

 

Alle coppie vicine e lontane

 

E adesso parliamo noi dalla reclusione

 

Alle coppie vicine e lontane

Al tuo lui che non sa ancora

di essere tale

e a te che non sai di essere la

sua donna fatale.

Siete due gocce

dello stesso sangue

che scorrono nello stesso corpo

so che prima o poi vi incontrerete

nel cuore che sa amare

poichè all’amore

non si chiede tempo

solo al cuore

un battito d’ali.

Fabio Stancari

Il teatro mi rende libero

 

E adesso parliamo noi dalla reclusione

 

Il teatro mi rende libero

Non vedo l’ora di ritornare a far parte di un gruppo, teatro compreso.

Grazie al teatro posso diventare chiunque;

Recitando si fa tanto.

Mi manca pure l’amore che ci metto nel recitare.

Quando recito ho l’orgoglio personale perchè ci metto l’anima.

Adesso è da qualche mese che sento questa mancanza.

Quando tutto tornerà come prima ringrazierò l’universo per avermi dato la pazienza.

Saremo più forti di prima, ameremo di più ogni cosa.

Teatro è tutto per me, il teatro mi rende libero!

Marco Mottaran

“E che tutto questo ci insegni…”

 

E adesso parliamo noi dalla reclusione

 

“E che tutto questo ci insegni…”

Care persone,

tutto è arrivato di colpo.

Siamo stati colti di sorpresa,

 donne, uomini, bambini,

tutti.

All’inizio credevo fosse un brutto sogno,

ma, pian piano che trascorrevano i giorni,

mi rendevo sempre più conto che questa era realtà.

I primi giorni non riuscivo a distogliere lo sguardo dalla televisione

ed avevo tanta paura di uscire.

Le certezze sono cominciate ad essere incertezze,

le cose scontate sono diventate le cose più difficili.

L’orrore, le vittime, le lacrime e la disperazione.

Disorientati, smarriti e impauriti.

Si piange, si prega, si canta e si spera che tutto andrà bene

e che tutto questo ci insegni che di un abbraccio,

di una stretta di mano e di un saluto ne abbiamo bisogno per Vivere!

Lina Porritiello

 

“Una città silenziosa”

 

E adesso parliamo noi dalla reclusione

 

“Una città silenziosa”

A fine Gennaio tutto è cominciato.

Ho avuto subito tanta paura.

Un’emergenza che ha colpito tutto il mondo.

Abito in centro storico

e tutte le serrande si sono chiuse.

Per caso ho telefonato a mio cognato Renzo,

anche lui molto spaventato.

La città si è chiusa.

Non ho mai visto niente di tutto questo:

una città silenziosa.

Abito sola e percepisco un vero e proprio vuoto.

Riesco a concedermi qualche momento sotto casa per respirare un pò d’aria.

Faccio la spesa e cerco di attenermi alle regole anche se è difficile.

E ancor di più non poter avvicinarsi alle persone, non poter abbracciarsi.

Spero presto di Ricominciare!

Elena Giorgiucci