La tenerezza della responsabilità

Tempi bui! Molto bui! Emozionalmente, affettivamente, sentimentalmente molto difficili. Sono i tempi in cui tutti si scagliano contro tutti, ognuno convinto delle proprie ragioni e cieco e sordo alle istanze dell’altro/a. Toni ruvidi, aggressivi, cattivi, spesso oltraggiosi e lesivi della dignità di chi subisce quelli che diventano veri e propri attacchi. Ognuno convinto che il proprio benessere ed il proprio equilibrio siano raggiungibili attraverso la distruzione e l’annientamento dell’altro/a, di un altro che diventa capro espiatorio delle quotidiane frustrazioni, un altro che raggiunge giorno dopo giorno, ora dopo ora, l’essenza dell’altro da noi favorendo la mitologica convinzione di essere troppo diversi, incompatibili, assolutamente non accomunabili. Rispondendo alla subdola ma rincuorante esigenza di ognuno di sentirsi superiore a qualcuno, più forte, dove la forza diventa strumento di sopraffazione, in poche parole dominante.

Il dominio, la sobillazione, l’imposizione della propria volontà sono diventati oggi il pane quotidiano di chiunque accenda un televisore, si colleghi ad un social network o legga un giornale.

Da ogni canale comunicativo arrivano notizie di donne maltrattate fisicamente o emotivamente, spesso dai loro compagni, in molti casi fino alla morte; da compagni che non accettano la fine di una relazione, o vi vogliono porre fine in maniera definitiva, elevandosi ad esecutori di una sentenza che per loro è emotivamente più accettabile della messa in discussione dei propri fallimenti relazionali e del proprio ruolo di maschio dominante.

Di bambini abusati da adulti che invece di proteggerli e accompagnarli nel loro percorso di crescita ne compromettono per sempre l’innocenza, l’autostima, la fiducia che ogni bambino dovrebbe poter avere verso il futuro.

Di genitori che non accettano che i figli possano commettere errori e sono pronti a giustificarli, coprirli, esaltarli ricorrendo all’uso di violenze fisiche e verbali rivolte a chi ritengono essere “nemico” del pargolo, ottenendo in questo modo il solo risultato di creare degli adulti incapaci di assumersi le proprie responsabilità nella vita, in difficoltà a rapportarsi con gli altri e altrettanto avvezzi all’utilizzo di mezzi coercitivi nei confronti del prossimo, sia esso un compagno o un insegnante pretendendo di fare valere una propria supremazia giustificata solo dalla incapacità di stare alla pari degli altri all’interno di un confronto che li costringerebbe a mettersi in gioco, a modificarsi a guardarsi in uno specchio magico e realizzare che l’immagine che gli altri hanno di noi e noi di loro non sempre corrisponde al nostro pensiero, non sempre ha una sola sfaccettatura.

Infine di persone, spesso adulte, che nascondendosi dietro lo schermo di un computer dileggiano chiunque non vada loro a genio vessandolo, tentando di screditalo, minacciandolo finanche di morte, salvo poi cancellare e ritrattare ogni cosa se messi alle strette, ancora una volta non assumendosi la responsabilità delle loro azioni celandosi dietro la arrogante spavalderia di chi crede di poterla fare franca.

Sono i tempi dei furbi, dei prepotenti, degli arroganti degli arrivisti a tutti i costi, che si fanno scudo di privilegi conquistati da altri, magari i loro stessi genitori, e di cui non hanno merito alcuno ma che ritengono in forza a loro per diritto acquisito, pavoneggiandosi di capacità e qualità che non possiedono poiché non si sono dati la pena di mettersi in gioco per ottenerli, (naturalmente la play station non fa parte del mettersi in gioco).

Alle volte mi chiedo se ci sia speranza per il futuro, poi mi affaccio al balcone e vedo il cortile di casa mia brulicante di vocianti bimbetti di ogni età e colore che si raccontano le cose utilizzando linguaggi differenti verbali e non, più o meno comprensibili all’adulto ma assolutamente chiari per loro, che dirimono i conflitti in maniera serena, lineare, senza tante sovrastrutture, che si confrontano in un continuo scambio di reciproca crescita in cui i piccoli acquisiscono competenza dai grandi e i grandi imparano la pazienza di attendere i tempi dell’altro.

I bambini nella loro complessa semplicità hanno la capacità di sentire l’altro, di riconoscerlo come simile e di provare per l’altro compassione, nel senso primario del termine cum patior, sentire con, e iniziano da piccoli a sviluppare un senso di umana solidarietà e di responsabilità verso l’altro. Quindi non dobbiamo inventarci niente per costruire una speranza per il futuro relazionale delle persone. Basterebbe coltivare ciò che all’essere umano verrebbe spontaneo fin da piccolo, basterebbe non calpestare e rovinare i germogli che stanno crescendo. Basterebbe smettere di pensare che le sfortune e fortune siano più o meno accentuate da chi sta peggio. Basterebbe ricominciare a dialogare in maniera più rispettosa, utilizzando un linguaggio meno aggressivo anche nell’esprimere il proprio dissenso, rendendosi in questo modo responsabili di trasmettere alle nuove generazioni una forma comunicativa meno faziosa, capziosa, denigrante e per questo più inclusiva ed efficace.

Finché ci si sentirà immuni da ogni conseguenza e si crederà di poter dire, fare e verbalizzare qualsiasi pensiero più o meno coerente che venga alla mente sarà difficile sovvertire le cose, ma se ognuno si riprenderà la responsabilità delle sue azioni, delle sue dichiarazioni e delle sue relazioni allora forse sarà possibile un ritorno ad una via espressiva e comunicativa che lasci spazio alla tenerezza e ai sentimenti.

Michela

Il metodo delle streghe

L’oggetto proprio, unico e perpetuo del pensiero è ciò che non esiste.
Una cosa compresa è una cosa falsificata
Una difficoltà è un bene. Una difficoltà insormontabile è un sole

Paul Valery

Il delirio ti porta certezze. Ti offre una spiegazione unica e completa del mondo. Una spiegazione che non concepisce falsità, se non negli altri. La logica del delirio è lucida, geniale chiarissima, ma appiattisce i particolari che non tornano nell’ordine del discorso.
Secondo il metodo scientifico, una delle caratteristiche che rendono una teoria vera è la possibilità di una sua falsificazione, che porta così a sviluppare sempre nuove teorie, portandoci sempre più vicini alla verità.
Cos’è la Verità, chiese Pilato per scherzo, poi andò fuori e si impiccò.
Jean Luc Nancy dice che da quando dio è morto la verità è con noi e quindi diventa una realtà di narrazione.
Chomsky ci dice che la verità non è quella che ci viene raccontata dai media. Lo dice anche Trump, ma Trump è un’illusionista.
Il male, quando ci si è dentro non è percepito come male ma come necessità, ma come dovere.
Gli Indiani vivono in un multiverso da tempo. Noi ci siamo arrivati più tardi.
Il recente pensiero scientifico suggerisce che il tempo non esiste . Noi vediamo in cielo stelle morte da milioni di anni.
Sarebbe bello poter vedere l’inizio.
La poesia è una verità mantica, come dimostra il fatto che secondo i Greci i poeti erano ciechi e si passavano la poesia per via orale.
Gli aborigeni australiani si passano questa conoscenza nei sogni disegnando le vie dei Canti , che percorrono il territorio e lo mantengono sano. Cantare il territorio come maniera di risanarlo.
Il Poeta diventa Oracolo, voce della follia che fa male, che è difficoltà che è sole. Quindi abbaglia e ci lascia nel calore del mistero e dell’amore bruciante.
La verità è duttile in continua trasformazione. La trasformazione è la verità.

Lucia e Alessia

Medusa e diotima

 

Iniziando la rubrica “Mappa della tenerezza”, ho un’immagine, quella di Medusa, una delle tre Gorgoni (notare che quando si presentano tre figure femminili insieme, siamo in “odore” de La Grande Dea, che veniva rappresentata spesso in forma trina per alludere al dinamismo nascita-morte-nascita). Precisamente mi riferisco alla descrizione fatta da P.B. Shelley, marito di Mary Shelley, l’autrice di Frankenstein, vedendo un quadro attribuito a Leonardo. Scrive il poeta romantico:
“ Essa giace-fissando il cielo della mezzanotte- supina su un picco montano coperto di nubi;(…) l’orrore e la bellezza in lei sono divini. Su le sue labbra e le sue palpebre, sembra posare la Grazia come un’ombra da cui risplendono- ardenti e livide, dibattendosi sotto di loro,- l’agonia dell’angoscia e della morte.
Pure è meno l’orrore che la grazia, quello che muta in pietra lo spirito di chi la fissa(…), è il melodioso color della bellezza gettato a traverso le tenebre e il bagliore della sofferenza che armonizza e umanizza quest’intimo sforzo.” Insomma c’è un compassionevole stupore e una sorta di tenerezza verso quel volto di donna con trecce di serpenti che nella morte fissa il cielo e tutto l’attorno pare più pericoloso di quel simulacro.
Sì, vorrei partire dal “mostro”,da questa “potenza”che atterrisce paralizzando, senza bisogno di combattere, basta uno sguardo e la fuga e l’attacco sono impediti. Pare avere a che fare col divino, ma anche col beluino, ed il poeta insinua che la bellezza stessa sia terribile(di questo parlerà molto Rilke nella sua elegia). Medusa è figura sapienziale di una cultura squalificata dalla cultura greca olimpica per cui Athena, dea dell’intelletto, nata dalla testa del Dio padre Zeus, anela portarsi al collo, come trofeo di vittoria, la testa della rivale Gorgone ,la quale può ancora spaventare i nemici ed è retaggio della potenza tellurica della dea Madre. Poi c’è la questione dello specchio, i muscoli di Perseo a poco varranno se egli non saprà fare specchio dello scudo per non incrociare gli occhi tremendi.
Rimane impressa nello sguardo di quella che ora è divenuta vittima(vedi l’icona del Caravaggio), la ferocia che Medusa ha visto nel suo assassino e ne ha orrore.
Per me Medusa allude alla follia, a quella che prima del trionfo della Ragione solare, apollinea, era vista come Sapienza. Ne parla Eraclito a proposito della Sibilla:”Sibilla con la bocca della follia dà suono a parole che non hanno sorriso né abbellimento né profumo, e giunge con la voce aldilà di mille anni, per dio che è in lei”(Oracolo della Sibilla).

Un’altra sapiente vorrei evocare per completare il quadro: Diotima di Mantinea, convocata da Socrate a istruire sull’ Amore nel Simposio di Platone. Molte filosofe asseriscono che sia veramente esistita perchè latrice di una sofia di cui esistono altre testimonianze. Come abbiamo visto nel laboratorio Amore e Psiche svoltosi presso l’associazione, Diotima , la”straniera”, perchè dice cose diverse dal consueto, ci insegna di che natura sia Eros, egli è un demone figlio di Poros, cioè espediente, e di Penia, povertà, mancanza; non è né bello né brutto, né buono né cattivo. Per Diotima, la sacerdotessa, Eros è un principio di mediazione tra ciò che è umano e carnale e lo spirituale, il desiderio di bellezza e fisicità muove l’energia, scatena un desiderio di conoscenza della verità cui la relazione, la dialettica con l’amato, può far tendere. Dal rapporto tra Amore e Psiche nasce Piacere, dunque la via erotica all’appagamento sensuale è lo stesso della passione spirituale: si deve uscire da se stessi, finchè il bene sia di entrambi.
Per finire mi collego alla fiaba di Amore e Psiche di Apuleio, ma anche “La bella e la bestia”; Psiche, l’anima, temendo di coricarsi ogni notte con una creatura mostruosa, accende una lampada, vuole uscire da un inconsapevole rapporto fusionale che minaccia la propria identità, ma così facendo sveglia il proprio amante che fugge perchè non ha più il dominio della situazione, comincia un rincorrersi che scoprirà il proprio donarsi ,ma anche il riconoscimento della bisognosità di ciascuno, amarci ci espone alla possibilità di un contagio, di un differente sentire che amplia la nostra potenza ma ci rivela dei limiti.

La mappa della tenerezza

La mappa della tenerezza:

Mappa vivente, solo apparentemente rappresentativa di uno spazio fisico, reale, in parte topografia in parte paesaggio. “La mappa di Madame de Scùdery tracciava un paesaggio di emozioni che andavano sperimentate come una serie di movimenti sensazionali. In questa ‘emozionante’ maniera, dava senso alla posizione degli affetti. Dava inoltre senso allo spaesamento sentimentale” (Atlante delle emozioni. G. Bruno, 2006).

Partendo dalla Mappa della tenerezza ci piacerebbe realizzare una rubrica che segnali dei percorsi di orientamento all’interno della intricata rete delle emozioni umane e dei sentimenti, tracciando anche una differenza tra emozioni passeggere e invece sentimenti duraturi e profondi.

L’intento è quello di creare un linguaggio e un’attenzione verso sentimenti capaci di provocare una visione differente dei rapporti. Quello di generare un riconoscimento e un rispetto per l’altro nella relazione e nella comunicazione, lasciando spazio, come diceva Basaglia, al dialogo tra medico e paziente, tra donna e uomo, genitore e figlio, imparando a vivere la contraddizione, non annullandola. A tal fine vorremmo proporre un percorso che ci aiuti a fare emergere come i fili della violenza fisica e/o psicologica si intreccino con quelli dell’amore, generando a volte sofferenza e disagio. Vorremmo interrogarci sui vari contesti in cui queste dinamiche si sviluppano e si vanno a perpetrare (ad es. ci interroghiamo sulla connessione tra salute mentale e pericolosità, è statisticamente vera?, sulla pericolosità degli ex, che pare stiano reagendo in maniera assolutamente aggressiva e prevaricante nei confronti delle partner che vogliono lasciarli, sulla questione legata alla violenza di genere ma anche a quella legata all’omofobia).

Vorremmo intervistare persone che vivono una dimensione di coppia soddisfacente perchè si ritiene siano un fermento positivo per la società, recensire romanzi di formazione sentimentale (Jane Austen, Sibilla Aleramo ecc.), coinvolgendo anche altre associazioni che vogliano portare il loro contributo su queste tematiche per competenza o per loro stesso interesse sull’argomento.

Vorremmo partire dalla creazione di questa rubrica su questo blog, rispetto ai temi proposti per arrivare a proporre dei momenti di incontro e scambio aperti alla cittadinanza per condividere quanto emerso e aprire un confronto.